Bloody Sunday

La possibile causa per la Bloody Sunday

La Bloody Sunday chiama giustizia. Tra insabbiamenti e inchieste più o meno coraggiose, il Ministero della Difesa britannico ha inviato a 400 soldati inglesi – ormai in pensione – una lettera di esortazione per chiedere loro di raccontare a cosa assistettero quel 30 gennaio del 1972 e in altri episodi di violenza. La domenica di sangue è una delle pagine buie dell’Irlanda del Nord: 14 civili persero la vita, quando il 1º Battaglione del Reggimento Paracadutisti dell’esercito britannico aprì il fuoco contro una folla di manifestanti. 

Due soldati in pensione sono i primi membri delle forze armate ad essere perseguiti per omicidio in relazione alle uccisioni dell’esercito britannico. A loro carico pende la morte del comandante dell’Official IRA Joe McCann, ucciso nell’aprile 1972 nel centro di Belfast. Il leader repubblicano era una leggenda già prima di morire, per aver organizzato la battaglia nel quartiere del mercato di Belfast, il 9 agosto 1971. Nove mesi dopo, McCann viene ucciso dalle truppe nella stessa zona. Secondo fonti di polizia, un attento esame delle prove disponibili hanno confermato la decisione di perseguire i due uomini per il reato di omicidio. 

La scorsa settimana è emerso che la polizia nordirlandese ha riaperto 302 casi di morte nell’Ulster, come parte di una campagna finanziata dai contribuenti. Il ministero della Difesa ha confermato di aver inviato circa 400 lettere a potenziali testimoni. “Ovviamente ogni testimonianza potrebbe essere cruciale”, ha detto un portavoce del ministero. Anche i paracadutisti che parteciparono alla strage sono fra quelli che hanno ricevuto le missive: ai membri del Primo Battaglione, reggimento dei paracadutisti, è stato chiesto di testimoniare sulla morte di dieci civili a Belfast nel 1971. Nigel Kensall, presidente dell’associazioni veterani inglesi, ha riferito: “Queste lettere, in tutti noi, hanno sollevato molta preoccupazione”.
 

La causa possibile

Sui tragici fatti, il Governo Britannico condusse due inchieste: Il “Widgery Tribunal”, tenutosi in seguito al verificarsi dei fatti, che prosciolse largamente l’autorità ed i soldati britannici da ogni colpa, ma fu da più parti criticato, compreso l’ex capo di gabinetto di Tony Blair, Jonathan Powell. La “Saville Inquiry”, stabilita nel 1998 per gettare nuova luce sui fatti. Il documento – composto da migliaia di pagine – fu fornito al governo inglese a giugno 2010, dopo molti ritardi. Il 15 giugno 2010, fu David Cameron, allora primo ministro, a presentare le conclusioni del rapporto a firma di Lord Saville. Una condanna senza alcuna giustificazione sulla condotta dell’esercito inglese. Il primo ministro del Regno Unito concluse così la sua esposizione: «Sono patriottico e non voglio mai credere a niente di cattivo sul nostro Paese, ma le conclusioni di questo rapporto sono prive di equivoci: ciò che è successo quel fatidico giorno è stato ingiusto e ingiustificabile. È stato sbagliato».

 

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