Irlanda al voto: referendum sull’aborto

Un voto storico che mette in discussione una delle leggi in vigore più restrittive d’Europa in merito all’interruzione volontaria di gravidanza. Tre milioni e duecentomila cittadini irlandesi si esprimeranno sull’abrogazione dell’ottavo emendamento della Costituzione (l’articolo 40.3.3), introdotto nel 1983, che considera il feto un cittadino con gli stessi diritti di una persona e impedisce l’Interruzione volontaria di gravidanza in ogni sua forma.

I sondaggi danno leggermente in testa il sì, ma l’esito non è scontato visto l’alto numero degli indecisi. Un voto in un paese dove, secondo un sondaggio del 2016, l’80% degli abitanti si dichiara cattolico. Questa volta, però, il piglio della Chiesa è apparso alquanto defilato e l’Irlanda sembra essere più ‘libera’.

Gli elettori delle 12 isolette al largo della costa occidentale del Paese hanno iniziato a votare con un giorno di anticipo. Dopo mesi di aspro dibattito, le urne diranno se il Paese abolirà o meno l’ottavo emendamento della Costituzione, che equipara il “diritto alla vita del nascituro” al “diritto alla vita della madre”.

Come nasce il referendum

La proposta del referendum è stata maturata dal primo ministro Leo Varadkar, eletto a giugno 2017, che aveva definito l’attuale legge “troppo restrittiva” nonostante la modifica del 2013. In particolare, qualche anno fa è stata introdotta la possibilità di abortire in caso di rischio “reale e concreto” di vita per la donna. Il provvedimento, chiamato ‘Protection of Life During Pregnancy Bill’, includeva tra le situazioni di rischio, la minaccia di suicidio della donna e il disagio psichico.

A spingere il provvedimento fu il caso di una donna di origine indiana, la dentista Savita Halappanavar, morta per setticemia dopo che le era stata negata dai medici un’interruzione di gravidanza. Quel caso fece scalpore. Gli sforzi al cambiamento furono quindi restrittivi. Anche in caso di stupro, incesto e malformazione del feto non è possibile abortire e chi lo fa illegalmente va incontro a reati penali. Gli aborti illegali sono punibili con quattordici anni di carcere. Questo ha costetto molte donne ad abortire all’estero. La maggior parte delle interruzioni avviene nel Regno Unito.

Cosa prevede la modifica

La modifica alla Costituzione introdurrebbe le seguenti possibilità: legalizzazione dell’aborto senza restrizioni fino a 12 settimane di gestazione e, in caso di donne con problemi di salute, fino a 24. Dopo questo periodo, l’interruzione sarebbe concessa solo in caso di anomalie del feto o rischi gravi per la salute della gestante. L’obiezione di coscienza sarebbe permessa, con obbligo per il medico di trasferire il caso ad un altro specialista non obiettore.

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