Chiesa irlandeseMartinPociecha, Pixabay

La chiesa irlandese è parte della Chiesa cattolica, sotto la guida spirituale del Papa e della Santa Sede. Inizialmente Palladio ha portato la fede nell’Isola, poi la cristianizzazione è stata continuata da San Patrizio. La sua impresa è nota a tutti e percettibile ancora oggi: l’uomo divenuto santo riuscì a convertire la popolazione.

Il Palladio si è fermato in Irlanda un breve periodo ed è riuscito a stabilire tre comunità cristiane, Teach-Renan (Tigroney), e Donard nella contea Wicklow, e Ceille-Finne nella contea di Kildare. I gruppi segnano soltanto il primo passo alla grande conversione della popolazione irlandese.

La sopraggiunta morte di Palladio mise in moto la chiesa irlandese. Patrizio fu scelto come suo successore e, consacrato vescovo, prese il comando della missione irlandese. Prima della partenza verso l’isola, il futuro patrono dell’Isola ricevette la consacrazione a vescovo. La cerimonia avvenne a Roma. Era il 431. Così dopo il beneplacito ecclesiale, il missionario intraprese a predicare il Vangelo.

La Chiesa irlandese

La Chiesa irlandese fu unica nel suo genere, generata dalla divisione della popolazione in diverse tribù o clan, ognuna gelosa della propria identità. A partire dalla metà del VI secolo sorsero nell’isola importanti monasteri, che pian piano assorbirono o sostituirono le molte diocesi esistenti, legate ai clan ed originate dalla predicazione di Patrizio (morto nel 492). Si sviluppò così un’organizzazione ecclesiastica non basata sulle diocesi, come sul continente, ma sui monasteri fondati nella maggior parte dei casi dai capi tribù. Un periodo di crisi si ebbe con la conquista danese dell’815: i Danesi erano infatti pagani e non risparmiarono i monasteri da saccheggi e incendi.

Ma successivamente nel IX-X secolo il sistema monastico entrò in profonda crisi, cominciò l’era delle nomine degli abati, carica che sempre più spesso finiva nelle mani dei laici, che dunque non solo non erano vescovi, ma nemmeno avevano emesso i voti religiosi. Nel XII secolo, la Chiesa irlandese fu profondamente riformata. Il teologo sant’Anselmo d’Aosta fu capace di orientare il clero verso l’abbandonato del sistema monastico, a favore del sistema continentale basato sulle diocesi.

Durante il sinodo del 1111, che si tenne a Rathbreasail, si procedette a stabilire ventiquattro diocesi. La Chiesa irlandese procedette aggiungendo la diocesi di Dublino, che fino ad allora non era una fondazione monastica. La città, infatti, era rimasta soggetta alla presenza dei Danesi. Nel 1127, San Malachia vescovo di Connor si recò a Roma da papa Innocenzo II chiedendogli di elevare Armagh e Cashel a sedi metropolitane. Fu papa Eugenio III che, nel 1151, diede mandato al cardinal Paparo di stabilire in Irlanda quattro sedi metropolitane. L’anno successivo il sinodo di Kells approvò la riorganizzazione territoriale e stabilì le circoscrizioni ecclesiastiche che in larga parte si sono mantenute fino ad oggi. In questo modo terminò l’antica dipendenza dall’arcidiocesi di Canterbury.

 

Le leggi penali

Nella seconda metà del XVIII secolo, e più compiutamente nel XIX secolo, le leggi penali furono gradualmente abolite. La persecuzione si tramutò in discriminazione e pian piano cessò, fino all’introduzione della Legge di Emancipazione (Act of Emancipation) del 1829. Le circoscrizioni ecclesiastiche furono stabilite durante il sinodo di Rathbreasail nel 1111 e successivamente modificate al sinodo di Kells nel 1152. Il paese è da allora suddiviso in quattro province ecclesiastiche, con a capo un arcivescovo. L’unica modifica al sistema della chiesa irlandese è avvenuto nel 1831, con l’erezione della diocesi di Galway a seguito dell’abolizione della “Wardenship of Galway” e con l’unione di alcune diocesi (quelle che attualmente hanno i nomi di due o più città).

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