Troubles in Irlanda del Nord

I film sui Troubles, i disordini che misero a ferro e fuoco l’Irlanda del Nord. Dai muri di Belfast ai quartieri di Derry, la storia dell’Irlanda.

C’è una lunga filmografia che ripercorre la questione irlandese e il conflitto, i famosi Troubles, che in trent’anni hanno causato oltre tremila morti. Non basta leggere i titoli per comprendere cosa accadeva durante i Troubles. Bisogna fermarsi, guardare i film ambientati in Irlanda del Nord per entrare in un territorio un tempo denso di disordini. Con questo spirito sono stati raccolti una serie di importantissimi film sui troubles irlandesi.

Dalla metà degli anni Trenta si sono susseguiti una serie di film sui Troubles e sull’indipendenza dell’Irlanda, che hanno come origine uno spettacolo teatrale. Correva l’anno 1930 quando fu proposta per la prima volta in teatro The Paycock, un’opera di Seán O’Casey. Apprezzato e spesso rappresentato ancora oggi in Irlanda, lo spettacolo è ambientato fra le case popolari di Dublino nei primi anni 1920, durante il periodo della guerra civile irlandese. La prima volta, all’Abbey Theatre di Dublino nel 1924, fu indimenticabile. Insomma, la famosa storia sulla questione nordirlandese. La filmografia sui Troubles è intrisa di patriottismo, di rabbia, rancore e voglia di libertà. Ingredienti di un conflitto che in Irlanda del Nord ha diviso profondamente le due comunità: quella cattolica e quella lealista, protestante.

I registi hanno respirato, odorato, qualcuno vissuto quel periodo alla ricerca dell’indipendenza, condiviso l’aria così spessa da essere tagliata con le forbici e messo in scena attraverso la macchina da presa. Ci sono storie d’amore e di onore ambientate in Irlanda del Nord, che fanno commuovere. Ci sono dei film sui troubles irlandesi che sono dei veri e capolavori. Vanno visti, rivisti e apprezzati per quello che sono e per quello che rappresentano. Insomma, delle rare opere d’arte tutte da prendere in considerazione e inserire nella propria libreria virtuale: un bagaglio culturale, come può essere la lettura di un libro.

I migliori film sulla storia d’Irlanda e sui Troubles

The Outsider

(1979) Diretto da Tony Luraschi

Un veterinario vietnamita irlandese-americano (Craig Wasson), ispirato dal nonno (Sterling Hayden), si unisce ai ribelli per lottare per l’unificazione irlandese. Non ha idea della complessità della lotta e si ritrova preso di mira da entrambe le parti: l’IRA lo manda direttamente a Belfast, sperando venga ucciso dall’esercito britannico per provocare indignazione internazionale e incoraggiare il sostegno finanziario dei simpatizzanti negli Stati Uniti. C’è una scena orribile di tortura che trasforma la pellicola in un esempio di sensazionalismo. Il rifiuto di simpatizzare per entrambe le parti rende avvincente il ruolo del protagonista.

Maeve

(1981) Diretto da Pat Murphy e John Davies

Il film sui Troubles ha una prospettiva tutta al femminile. Una giovane donna (Mary Jackson) torna nella sua casa di Belfast dopo anni a Londra. Criticata da sua sorella (una prima apparizione di Brid Brennan) per il suo femminismo e soggetta al meschino sessismo sia dei soldati irlandesi che di quelli britannici. Maeve è accessibile a un vasto pubblico, toccante, drammatico, intriso di poetica. È intelligente e provocatorio e paragona “la relazione degli uomini con le donne” al pari dei rapporti tra “Inghilterra e Irlanda”.

Cal

(1984) Diretto da Pat O’Connor

Cal è un giovane soldato dell’IRA senza gusto per la violenza. Un disgraziato che si scopre alla guida dell’auto, in fuga, utilizzata in un omicidio. È maltrattato da altri membri dell’esercito repubblicano e infastidito a dalle bande lealiste. Tenta di espiare il suo crimine lavorando per la vedova del morto (Helen Mirren) e intraprende una relazione pericolosa. Mirren è stata premiata come migliore attrice a Cannes per la sua commovente interpretazione.

Elephant

(1989) Regia di Alan Clarke

Il secondo film di Alan Clarke sui Troubles, dopo Contact (1985), è il suo lavoro più cupo e inesorabile. Descrive spassionatamente 18 omicidi, senza motivo né dialoghi, per rappresentare il terribile contesto e costringe lo spettatore a confrontarsi con la realtà della violenza indugiando sul cadavere di ogni vittima. Il suo titolo è tratto da una citazione dello scrittore irlandese Bernard MacLaverty, che descriveva i disordini come avere un elefante in salotto, con il quale, sebbene sempre presente, impari a convivere.

Hush a Bye Baby

(1990) Diretto da Margo Harkin

Hush a Bye Baby è ambientato in Irlanda del Nord ed il tesissimo clima politico fanno da cornice alla storia di Goretti, Majella, Sinead e Dinky, quattro ragazze quindicenni, amiche per la pelle, cresciute nei ghetti cattolici di Derry: Bogside e Creggan. La questione dei supergrass, ossia dei pentiti, e dei loro processi è all’ordine del giorno nelle sei contee, in più campeggia lo shoot to kill e gli arresti indiscriminati praticati dalle British Crown Forces. Una sera, a una lezione di lingua gaelica, Goretti incontra un giovane nazionalista, Ciaran: neanche ha inizio la loro storia d’amore che i soldati dell’esercito britannico arrestano il ragazzo. Tutti i tentativi di Goretti di contattare Ciaran in carcere saranno vani, quando la giovane viene a sapere di essere incinta inizia a esplorare, il rapporto fra la sessualità, così come intesa dalla working class irlandese negli anni ’80, e la morale cattolica. Tra le debuttanti una giovanissima Sinèad O’Connor.

The Crying Game

(1992) di Neil Jordan

Fergus (Stephen Rea) è un soldato dell’IRA la cui vita cambia per sempre quando rapisce un soldato britannico (Forest Whittaker) in un luna park di South Armagh. La storia si trasferisce a Londra e il genere passa dal thriller all’improbabile romanticismo, fino a quando i fantasmi del passato di Fergus riappaiono. Neil Jordan aveva già esplorato i film sui Troubles: il suo debutto nella sceneggiatura è stato Traveller (1981), in cui due sposi intraprendono un viaggio inquieto attraverso l’Irlanda degli anni ’80, mentre Angel (1982) ha anche interpretato Rea, questa volta come sassofonista che rintraccia gli assassini lealisti di una ragazza sordomuta.

Nel nome del padre

(1993) Diretto da Jim Sheridan

Una scena del film: Nel nome del padre

Jim Sheridan ha seguito il successo di My Left Foot (1989) e The Field (1990) con questa bruciante rappresentazione dell’arresto, del processo e dell’eventuale assoluzione dei Guildford Four, ingiustamente condannati per gli attentati del pub del 1974. Nel nome del padre vanta le eccellenti le interpretazioni di Daniel Day-Lewis nei panni di Gerry Conlon e Pete Postlethwaite nei panni di suo padre, Giuseppe, che è tragicamente morto in prigione.

High Boot Benny

(1993) Diretto da Joe Comerford

High Boot Benny racconta la vita di Benny, soprannominato high boot per via dei suoi anfibi dai quali non si separa mai. Egli è un giovane delinquente che, in quanto ricercato, ha dovuto lasciare la sua hometown, Belfast, e pertanto rifugiarsi in un piccolo centro rurale sito lungo la linea di confine tra l’Irlanda del Nord e la Repubblica d’Irlanda. La zona è luogo di intensi traffici e continue operazioni militari dell’IRA e quindi sottoposta a un rigido controllo da parte dell’establishment britannico, del resto basti pensare a ciò che accade ancora oggi nella regione del South Armagh, chiamata Bandit County dagli agenti di Sua Maestà. Benny, passato il confine, ha trovato ospitalità presso la scuola del suddetto paesino, la cui insegnante è tra l’altro attratta sessualmente da lui. Il giovane si troverà invischiato suo malgrado nell’omicidio di un informatore della polizia.

Michael Collins

(1996) Diretto da Neil Jordan

Michael Collins è un film incentrato sull’omonima figura del patriota irlandese che vinse il Leone d’Oro a Venezia mentre l’attore protagonista, Liam Neeson, incassò la Coppa Volpi. La pellicola ripercorre gli ultimi anni di vita di Collins, capo militare di un gruppo di oppositori al governo inglese in Irlanda. Politicamente la battaglia è sostenuta da Eamon de Valera, che tratta con gli inglesi per ottenere un riconoscimento che faccia cessare l’occupazione militare. L’impegno dei rivoluzionari e del potere politico fa giungere a un accordo con gli inglesi, che dopo scontri sanguinosi sono costretti ad una trattativa. Ma i tentativi di Collins si fermano su un accordo che prevede il riconoscimento dell’autonomia dell’Irlanda, però senza l’Irlanda del Nord, con il giuramento di fedeltà al Re d’Inghilterra.

L’ombra del diavolo

(1997) Diretto da Alan J. Pakula

L’ombra del diavolo racconta la storia di un terrorista dell’IRA in fuga dall’Irlanda che trova riparo a New York, in attesa di comprare una grossa partita di missili. Frank McGuire è un giovane militante e opera sotto copertura. Amico di un poliziotto irlandese per i due iniziano i guai. Gli agenti segreti inglesi gli danno la caccia e vogliono ucciderlo, però il suo amico agente Tom cerca comunque di salvarlo.

Bloody Sunday

(2002) di Paul Greengrass

L’uccisione di 14 manifestanti disarmati durante una marcia per i diritti civili nel Bogside, a Derry, comunemente chiamata “Bloody Sunday”, è uno degli episodi più vergognosi della Gran Bretagna del 20° secolo. Nel film di Paul Greengrass, realizzato per la TV ma distribuito nei cinema, James Nesbitt (nella migliore forma della carriera) interpreta Ivan Cooper, il politico che ha organizzato la marcia.

Mickybo & me

(2004) di Terry Loane

Mickybo & me

Mickybo and Me è un film sui Troubles che si basa sull’amicizia tra un ragazzo protestante (Niall Wright) e un ragazzo cattolico (John Joe McNeill) a Belfast nel 1970. Entrambi diventano ossessionati da Butch Cassidy e Sundance Kid (1969) e sognano di fuggire in Australia. Stanco dell’ostilità e del bullismo dei loro coetanei, scappano con una pistola rubata, progettando di vivere come fuorilegge. In seguito a un attacco bomba, Mickybo scopre un anello costoso su un dito incarnato. Felice del tesoro, scarta l’anello e tiene il dito.

Il silenzio dell’allodola

(2005) di David Ballerini

Il silenzio dell’allodola è un film ispirato alla vita di Bobby Sands, un giovane ragazzo che veniva dai quartieri cattolici di Belfast e che come tanti giovani repubblicani irlandesi degli anni ’70 frequentava gli ambienti dell’IRA, il braccio armato dello Sinn Fein. Il film ripercorre la vita dei dissidenti repubblicani, che come Bobby vennero arrestati e costretti a confessare un crimine non commesso. Con una pistola puntata alla tempia e sbattuti in isolamento in una cella dove i termosifoni erano spenti d’inverno e accesi d’estate, si rappresenta la dura vita del carcere.

Hunger

(2008) di Steve McQueen

Il debutto cinematografico Hunger di Steve McQueen è un intenso ritratto degli ultimi giorni di Bobby Sands, morto dopo 66 giorni di sciopero della fame per protestare contro il rifiuto del governo britannico di conferire lo status politico ai prigionieri repubblicani. La rappresentazione quasi senza parole dello sciopero e della conseguente violenza e repressione nella prigione di Long Kesh è potente, mentre una lunga e brillante sequenza di dialoghi tra Sands (Michael Fassbender) e un prete (Liam Cunningham) è assolutamente elettrizzante.

Five minutes of Heaven

(2009) di Oliver Hirschbiegel

Five minutes of Heaven

L’ombra della vendetta – Five Minutes of Heaven – è stato girato in Irlanda del Nord e racconta l’uccisione del giovane cattolico Jim Griffin per vendicare la morte di alcuni compagni.

Il film Belfast

(2021) di Kenneth Branagh

Kenneth Branagh

Con gli occhi di un bambino, il film “Belfast” di Kenneth Branagh racconta le violenze negli anni Sessanta in Irlanda del Nord, tra l’altro patria del Titanic, e il coinvolgimento inevitabile di una famiglia che appartiene alla classe operaia. A sorprendere è la scelta del regista di ritagliare un ruolo al giovane Jude Hill, documentare attraverso degli occhi innocenti, affiancandolo ai genitori e Caitriona Balfe, e ai nonni Judi Dench e Ciarán Hinds. Per il nordirlandese Branagh nel film Belfast c’è un “ritorno a casa”, un tuffo nel 1969, nell’infanzia e nei Troubles, prima di trasferirsi a Londra con la sua famiglia protestante.

Good Vibrations

(2012) Diretto da Lisa Barros D’Sa e Glenn Leyburn

Good Vibrations racconta la storia di Terri Hooley, fondatore del negozio di dischi e dell’omonima etichetta, che ha dato il via al successo di molte importanti band punk a Belfast. La sequenza in cui Hooley ascolta per la prima volta Teenage Kicks degli The Undertones, ancora una delle migliori canzoni pop mai scritte, è meravigliosa. Si tratta di una celebrazione eccitante e turbolenta del trionfo del punk in un ambiente ostile.

’71

(2014) Regista Yann Demange

’71 eredita il conflitto politico in Irlanda del Nord da altri film sui Troubles. Richiama infatti “A Place Called Ardoyne” (1973), in cui i membri di una comunità cattolica della classe operaia venivano intervistati sulle loro esperienze e A Sense of Loss (1972) di Marcel Ophüls, imperfetto e ingenuo apertamente a favore dell’IRA.

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