esercito repubblicano irlandese

Il Generale canadese John de Chastelein, chief commissioner della Independent International Commission on Decommissioning (IICD), organo creato ad hoc al fine di monitorare l’attività di disarmo dell’IRA, ha ufficialmente dichiarato nella conferenza stampa del 26 settembre scorso che finalmente Esercito Repubblicano Irlandese ha completato l’intera messa fuori uso del proprio arsenale: «Siamo pienamente soddisfatti del lavoro svolto e possiamo affermare con certezza che le armi distrutte rappresentano ad oggi la totalità dell’arsenale bellico a disposizione dell’IRA».

L’esercito repubblicano irlandese ha completato il disarmo. De Chastelein ha così confermato nel suo rapporto, tra l’altro consegnato ai due governi di Londra e Dublino prima della sua pubblicazione, che il disarmo è stato totale. Il tutto, oltre che alla presenza degli altri due commissioners della IICD, Andrew Sens e Tauno Nieminen, è avvenuto anche sotto gli occhi di due ulteriori testimoni. C’erano il prete cattolico Father Alex Reid ed il Reverendo metodista Harold Good.

Slogans quali not a gun, not a bullet, not an ounce (nè una pistola, nè un proiettile e neanche una briciola, nda), che apparivano sui muri dei ghetti cattolici di Derry e Belfast, appartengono ormai al passato, lo sviluppo degli eventi li ha spazzati via. Il testo è redatto da Gustavo Pregoni.

Disarmo Esercito repubblicano irlandese

Fatti quali lo smantellamento dell’arsenale di Oglaigh na hEireann e la dichiarazione da parte dell’IRA, letta da Seanna Walsh nel luglio scorso, di cessazione di ogni attività militare hanno avuto la forza di sdoganare l’intero movimento repubblicano. questo è quello che io considero il vero e proprio capolavoro di Adams e dell’intera leadership del Sinn Fèin.

Gerry Adams è riuscito, nonostante alcuni momenti difficili, quali l’omicidio McCartney, a chiedere al movimento di compiere dei passi dolorosi ma necessari. E, soprattutto, a tenerlo coeso, unito: è stato abile ad aprire un dibattito interno, in seno all’organizzazione, del tutto impensabile fino a sei mesi prima ed a calcolare i tempi giusti per poi uscire allo scoperto.

 

Avvio al disarmo

Dopo oltre 30 anni di conflitto e vessazioni, cosa può chiedersi di più alla popolazione cattolica e nazionalista delle sei contee? Va anche dato atto alla IICD del modo in cui ha svolto il proprio compito, lontano dei riflettori e senza mai subire l’influenza e le pressioni dell’establishment, politico e non, unionista che chiedeva documentazioni video o evidenza fotografica degli atti di disarmo. In questa occasione il principio dell’understatement, così fortemente blairiano, ha onestamente ed al di fuori di ogni dubbio, pagato e garantito il buon esito finale.

Il primo incontro

Il primo incontro tra il generale del Canada e l’Army Council dell’IRA avvenne nel dicembre 1999, alcuni mesi dopo il Belfast Agreement; poi vi sono stati tre successivi atti di decommissioning fra il 2001 ed il 2003, prima di arrivare al compimento dell’intero disarmo; queste le armi messe fuori uso, quasi tutte di provenienza libica:

  • 2 tonnellate di esplosivo al plastico Semtex;
  • 1000 fucili a ripetizione;
  • 1200 detonatori;
  • 30 mitragliatori pesanti;
  • 100 pistole;
  • 1000 granate;
  • alcuni missili terra-aria di fabbricazione sovietica.

Ovviamente ora è fondamentale attendere la reazione del DUP di Paisley a tali avvenimenti. Gli unionisti hanno sempre affermato che l’unico ostacolo ad un governo power-sharing era la mancata consegna delle armi da parte dell’IRA. Dunque, anche se hanno già manifestato dubbi sull’effettivo decommissioning, dubbi comunque fugati da de Chastelein in persona e da Peter Hain, Segretario di Stato per l’Irlanda del Nord, ora non hanno più scusanti.

Alex Maskey, del Sinn Fèin, ex sindaco di Belfast, in una breve chiacchierata col sottoscritto, ha testualmente detto: ‘Tutto quanto noi repubblicani dovevamo fare, l’abbiamo fatto e, soprattutto, l’abbiamo fatto bene. Ora è chiaro che l’onere di rivitalizzare il dialogo politico qui a Belfast spetta agli unionisti: il pesante fardello, dopo tutti questi anni, adesso grava totalmente sulle loro spalle’.

 

Paisley, un osso duro

Paisley & company sono chiusi in un vicolo cieco: il vecchio reverendo oltranzista deve necessariamente aprirsi al dialogo con coloro i quali lui continua a definire terroristi, ossia i dirigenti del Sinn Fèin, la cui abilità è consistita proprio in questo, cioè nell’aver saputo creare tale via alternativa, esclusivamente politica, che non solo ha condotto la lotta repubblicana sul sentiero della democrazia, ma ha anche portato inequivocabilmente i colleghi unionisti a non potersi più celare dietro sciocche maschere demagogiche o dietro una retorica populista ormai datata.

Sul tavolo degli scacchi, il Sinn Fèin, dopo averla ponderata anche nei minimi dettagli, ha fatto la sua mossa; adesso vedremo se il DUP sarà in grado di effettuare una degna contromossa, tale da evitare lo scacco alla Regina.

Inoltre, vi un’altra questione irlandese che ha notevolmente ridotto la gamma delle scuse che gli unionisti possono addurre contro l’avvenuto disarmo dell’IRA, e cioè il fatto che negli ultimi mesi gli unici spari che hanno segnato ed insanguinato le strade delle sei contee provenivano tutti da altre armi, armi arancioni, di matrice sudafricana, impugnate non da dissidenti repubblicani ma dai paramilitari protestanti dell’UDA, dell’UVF e della LVF.

 

Faida lealista

La faida interna al Lealismo ha causato negli ultimi due mesi già 5 morti. Si tratta di regolamenti di conti fra gangs ed al controllo dei quartieri, nel caso di specie la estate di Garneville, a East Belfast. Poi, i feroci scontri con le forze della PSNI, a causa del re-routing della loyalist parade di Whiterock, hanno condotto a più di 60 arresti fra le fila delle organizzazioni paramilitari protestanti. Questi gruppo sono considerati ormai dal governo, a ragione, in violazione delle norme riguardanti il regime di cessate il fuoco vigente in Ulster.

Anche Johnny Mad Dog Adair è balzato nuovamente agli onori della cronaca. Il vecchio boss della famigerata Compagnia C dell’UDA, ossia quella che ha controllato Shankill per anni, è stato condannato dalla Magistrates’Court di Bolton, Lancashire. Insieme a lui anche il suo vecchio luogotenente William Woods, per aver reiteratamente minacciato ed intimidito altre due vecchie conoscenze del paramilitarismo protestante, Stephen McQuaid e Kenny Thompson. Sia Adair che Woods sono stati condannati a 39 giorni di reclusione ed al pagamento di una penale di circa 150 sterline ciascuno: anche i vecchi rancori interni all’UDA sono ben lungi dall’essersi sopiti.

Pertanto, è vero che l’IRA ha ‘disarmato’, ma il generale e soci non facciano l’errore di considerare il proprio compito esaurito perché Belfast continua ad essere una sorta di polveriera del Regno Unito. Si possono reperire armi ed esplosivi ovunque. Se il processo di decommissioning non toccherà i quartieri-ghetto protestanti, ma si fermerà alle estates nazionaliste, l’isolamento ed il vuoto istituzionale delle sei contee è destinato a protrarsi ancora a lungo e l’esercizio della devolution a rimanere soltanto un miraggio.

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