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Sorrento House: venduta casa più cara di Dublino

Sorrento House è, senza dubbio, una delle case più belle della Contea di Dublino e altrettanto senza dubbio una delle più affascinanti dimore situate sul lungomare.

Il valore di questa casa, inizialmente fissato a 12 milioni di dollari, è dato dalle viste panoramiche, dai giardini perfettamente curati e dalla sua vicinanza alla città di Dublino. La Sorrento House si affaccia sulla Dalkey Island e da qui è possibile ammirare in lontananza le montagne di Wicklow.

La sala principale e le camere da letto godono di una vista sul mare. Soffitti, caminetti, finestre a ghigliottina con persiane e antichi pavimenti in pietra di Gerusalemme, caratterizzano questa meravigliosa dimora, dotata di tutti i confort moderni e rifiniture di pregio. Si tratta della casa residenziale più costosa di Dublino, venduta a un acquirente statunitense per circa €10,5 milioni. Era sul mercato dal 2013, segno che la ripresa economica in Irlanda c’è stata ed è in corso.

Storia della Sorrento House

Acquistata da un imprenditore irlandese, Terry Coleman, nel 1998 per quasi 6 milioni di sterline irlandesi (circa €7,5 milioni), fu modernizzata e ampliata con un ulteriore investimento di dieci milioni di euro. Nel 2006, l’abitazione fu rimessa sul mercato per €30 milioni, ma per problemi legali la vendita fu bloccata. Coleman era in causa con le ditte appaltatrici che ne hanno curato la ristrutturazione. Solo nel 2013, dopo le burrascose vicende, la Sorrento House è tornata di nuova disponibile. Il nuovo proprietario statunitense potrà godersi questa dimora storica di oltre 700 mq, al numero uno di Sorrento Terrace a Dalkey.

 

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Proteste a Dublino contro la tassa sulla casa

Migliaia di cittadini hanno manifestato a Dublino contro la tassa sulla casa, l’equivalente della nostra IMU, introdotta dal piano di austerità dell’esecutivo laburista guidato da Enda Kenny.

Davanti al Dublin Castle, dove erano riuniti i ministri dell’economia della Ue più di 5 mila persone sotto la pioggia hanno sfilato contro la tassa sulla casa: da Parnell Square al Dublin Castle.

“La gente non può pagare per le banche” così recitavano gli slogan tra i manifestanti che pacificamente hanno annunciato a tutto lo Stato di riunirsi per organizzare eventi in ogni città e poi una grande giornata nazionale di disobbedienza, che si svolgerà il prossimo 1° maggio.

Campaign against the Irish Poll taxes

Nella capitale irlandese erano già presenti tanti gruppi provenienti da Carlow, Cork, Wicklow, Wexford, Limerick, Meath, Dún Laoghaire, Finglas, Galway, e Longford.

 

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Carbon Tax, l’inquinamento è tassato

Era maggio 2010 quando annunciammo l’introduzione della Carbon Tax in Irlanda, in tema di riscaldamento domestico, le previsioni garantivano un netto aumento delle bollette ai danni delle famiglie irlandesi sul consumi di gasolio e metano.

A quei tempi si parlava di una tassa che avrebbe orientato i consumatori a scegliere le fonti rinnovabili ad oggi invece dopo la scoperta del giacimento di petrolio a Cork, la confusione cresce anche se l’Irlanda resta una Nazione green.

La Carbon tax, introdotta nel 2010, è stata applicata a cherosene, gasolio, gas liquefatto (GPL), olio combustibile e gas naturale e non ai combustibili solidi. Mentre nel bilancio del 2012 la Carbon tax è stata portata a €20 per tonnellata di CO2 emessa dai combustibili fossili.
 

Carbon Tax in Irlanda
 

Nel bilancio 2013, invece, il governo ha annunciato che la Carbon tax in Irlanda sarà estesa a combustibili solidi.

Dal 1° maggio 2013, sarà introdotta una tassa di €10 per tonnellata e una tassa di 20€ per tonnellata a partire dal 1 maggio 2014.

Ma da qualche parte occorre prendere i soldi e l’introduzione di questa tassa, ha portato nel solo 2012, almeno 400 milioni di euro, una boccata d’ossigeno che viene supportata anche dal Fondo Monetario Internazionale, interessato al risanamento economico dell’Isola di Smeraldo.

 

Carbon Tax. Stangata agli automobilisti

Più inquini e più paghi, con questa logica ‘funzionano’ le norme di tassazione degli autoveicoli in circolazione nell’Isola. Ne hanno fatto le spese i mezzi immatricolati prima di luglio 2008, con imposte proporzionate alle dimensioni del motore del veicolo. Le nuove immatricolazioni prevedono sette fasce di pagamento in base all’emissione di CO2, con tariffe ridotte a fronte di emissioni ridotte. Inoltre, il pagamento delle tasse automobiliste legate all’emissione sono obbligatorie e devono essere esposte sul parabrezza del veicolo, previa multa.

 

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Referendum sul Fiscal Compact al voto

Il referendum sul Fiscal Compact è già stato sottoposto al voto in alcune isole dell’Irlanda, mentre a Dublino e nel resto della Repubblica il voto è previsto per oggi 31 maggio. Ieri hanno votato, gli elettori di cinque isole sperdute al largo delle coste nord-occidentali.

Le urne hanno aperto questa mattina alle ore 7 e chiuderanno alle ore 22. Per il momento, si è registrata un’affluenza bassa. Gli elettori chiamati alle urne sono 3,1 milioni.

L’Irlanda a differenza degli altri Paesi europei è stato l’unico a chiedere un referendum popolare sulla decisione di aderire o meno ad un nuovo patto di bilancio tra i Paesi Ue. Secondo gli ultimi sondaggi i sì sono in vantaggio e vengono dati tra il 57%-60%, ma gli indecisi sono molti e preoccupano.

 

Il Presidente dell’Irlanda Michael D Higgins al seggio

Enda Kenny, ha lanciato più appelli che poteva affinché la popolazione si orienti verso il sì, addirittura in caso di bocciatura, il Premier ha paventato alla cittadinanza anche un abbassamento del rating sul proprio debito pubblico. Fortemente critico a questo nuovo patto di stabilità invece, il partito repubblicano Sinn Fein guidato da Gerry Adams.

Kenny ha voluto anche ricordare che un ‘no’, potrebbe mettere in fuga le compagnie estere che hanno deciso di investire in Irlanda e che cercano una politica di equilibrio per operare al meglio in Europa. Altri trattati, come per esempio quello di Lisbona, fu bocciato in prima battuta dagli irlandesi e approvato successivamente.

 

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Da ricco a povero, l’ex miliardario Seán Quinn

Sean Quinn, era l’uomo più ricco d’Irlanda, con un patrimonio personale di oltre 4 miliardi di euro, adesso ridotti a 50mila sterline. Davanti al tribunale di Belfast Quinn ha ammesso il fallimento, un duro colpo per i suoi 5500 dipendenti.

La perdita è dovuta alla crisi finanziaria che ha investito l’Irlanda. Il 65enne a capo di un impero manifatturiero e assicurativo ha effettuato un grosso investimento con la Anglo Irish Bank, una volta la terza banca del Paese esplosa dopo la bolla immobiliare. Una speculazione finanziaria che Quinn ha inseguito prelevando i soldi dalla sua azienda, fino al default della banca, a quel punto la Anglo è stata nazionalizzata dal governo di Dublino ed è stata affidata all’Irish Bank Resolution Corporation (IBRC).

Al momento il debito di Quinn ammonta a tre miliardi di euro, una cifra che fa paura.

Nonostante la sua terribile storia, Quinn è fortemente sostenuto dalla popolazione che lo giudica un eroe, perché con le sue aziende Quinn Group ha creato negli anni migliaia di posti di lavoro. Partito da una cava è riuscito ad imporsi nel mercato Nord Europa e russo nel campo dei materiali da costruzione e nel campo assicurativo, nel campo alberghiero, energetico, chimico, ambientale, ospedaliero fino a quello immobiliare.

 

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L’ex Tigre Celtica lotta. Si torna a lavorare all’estero

Il futuro non è affatto roseo in Irlanda. C’è crisi, una crisi profonda che potrebbe presto portare il Paese ad accettare gli aiuti Europei, come ha già dovuto fare la Grecia.

Il lavoro più sicuro che si può trovare in questo momento è all’estero. In 150 mila, nei prossimi cinque anni, sono pronti ad andare via e secondo i dati ogni mese 1.250 studenti sono costretti a fronteggiare la crisi, lasciando il proprio Paese. Sull’isola un laureato su cinque cerca lavoro all’estero.

Una crisi che sta colpendo le tasche degli studenti, che vedono lievitare le tasse di iscrizione. Oggi a pensare di partire sono tanti studenti stufi e stanchi di protestare contro gli aumenti delle imposte e i tagli continui per far quadrare i conti. C’è lotta.

 

La ex Tigre Celtica lotta

Secondo il portavoce degli studenti, Michael Ward, i giovani irlandesi stanno pagando la ‘bolla immobiliare’ che ha investito l’Isola. Per un Paese perdere i giovani significa perdere il dinamismo, la voglia di fare e di crescere e se proprio vogliamo dirla tutta. Qualcuna aveva previsto già nel 2007 questa crisi, andate a chiedere informazioni a Morgan Kelly, dell’University College di Dublino.

 

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I PIGS o PIIGS cosa sono?

Tutti parlano di PIGS e PIIGS ma cosa sono? In inglese PIGS, significa ‘porci’ e questo termine è stato coniato dalla stampa britannica ai danni dei paesi europei con problemi economici.

Nel caso di PIGS parliamo di (Portogallo, Italia, Grecia e Spagna), ma ultimamente compare anche la scritta PIIGS, dove la doppia I non indica Italia al quadrato bensì Irlanda e quindi i nuovi porcii sarebbero (Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia e Spagna).

Nel 2010 la ‘I’ è stata utilizzata per sostituire l’Italia con l’Irlanda. L’Irlanda sta vivendo una “recessione continuata”, con un ”drammatico deterioramento dei conti pubblici”. Il pil ha ancora il segno meno (-0,9%), e il suo deficit nel 2010 è all’11,7% mentre nel 2011 sarà al 12,1%. Il debito è al 77,3% del Pil nel 2010 e l’anno prossimo salirà all’87,3%. Tra i problemi maggiori, l’altissima disoccupazione (13,8%) e la scarsissima competitività.

 

PIGS o PIIGS?

PIGS è stato usato fin dagli anni novanta per indicare quattro paesi dell’Europa meridionale: Portogallo, Italia, Grecia e Spagna. L’Irlanda è stata aggiunta, dal 2010, come I addizionale: PIIGS, a causa del suo pesante coinvolgimento nella crisi, raggiungendo un deficit di bilancio del 32%.

A partire dal 2008, il ministro delle finanze del Portogallo Manuel Pinho, la stampa portoghese, e quella di lingua spagnola, hanno a più riprese dichiarato che PIGS “è un termine dispregiativo e razzista”; a causa di questa connotazione, il quotidiano Financial Times e la banca Barclays Capital hanno deciso di bandire l’uso del termine.

Nel 2010 in alcuni articoli l’Italia è stata sostituita dall’Irlanda nell’acronimo originale a quattro lettere, ma alcuni economisti continuano a considerare solo i Paesi mediterranei. Meno di frequente la I è stata usata per riferirsi all’Islanda.

Nello stesso anno è stata aggiunta una G per Gran Bretagna (PIIGG o PIGGS); si trova anche il termine PIIGSUK, composto da PIIGS e UK, iniziali di United Kingdom (Regno Unito in inglese). GIPSI è stato introdotto per risolvere in qualche maniera il problema dell’accezione dispregiativa di PIIGS: l’acronimo richiama infatti il termine inglese gipsy, cioè zingaro.

 

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