Il cinema irlandese ha origini legate alla cultura Usa e UK, prima di crescere in un contesto condizionato da divisioni e scontri sociali.

Cinema irlandese, Dark Sky Reserve Star Wars

La lotta all’indipendenza dalla Gran Bretagna, dall’aprile 1949 Repubblica d’Irlanda, a esclusione delle sei contee dell’Ulster, segna profondamente il cinema. Le rivendicazioni della minoranza cattolica generarono una guerra civile, con devastanti conseguenze sociali. In questo contesto il cinema non ha ricevuto aiuti di Stato, a causa di una legge di censura particolarmente restrittiva, così da limitarne la crescita. I registi si sono dunque orientati verso il genere documentario e un ruolo decisivo ha avuto il contributo degli scrittori che poi sono stata fonte di ispirazioni per il cinema futuro.

Così i set cinematografici, per via dei continui conflitti, è stato a lungo presidiato da registi statunitensi con origini irlandesi. La diffusione delle pellicole avvenne nel 1896 con l’apertura di un teatro di varietà di Dublino, lo Star of Erin. Ad aprile, la prima proiezione pubblica, con un programma che comprendeva i film dei fratelli Lumière. Gli spettacoli si diffusero immediatamente.

Tra il 1910 e il 1912 la statunitense Kalem Company diede una spinta al cinema e fece realizzare a Sidney Olcott, un canadese originario dell’Irlanda, diciassette film di finzione su temi e caratteri irlandesi girati nella contea di Kerry, tra cui The lad from old Ireland (1910), The fishermaid of Ballydavid (1911), Ireland the oppressed (1912).

Il cinema negli anni

La guerra d’indipendenza non fermò la produzione del cinema. Nonostante, il primo governo dello Stato libero d’Irlanda mise a dura prova la libertà d’espressione, varando nel 1923 il Censorship of Films Act. Diecimila pellicole ne fecero le spese. Nel corso degli anni Trenta e Quaranta furono realizzate numerose opere. Lo statunitense Robert J. Flaherty girò nell’isola di Inis Mór (Inishmore) il celebre documentario Man of Aran (1934; L’uomo di Aran). John Ford ambientò in Irlanda The informer (1935; Il traditore), una vicenda di tradimenti all’interno del movimento indipendentista Sinn Féin.

Anche gli anni ’50 il cinema vantò produzioni di pellicole statunitensi ambientati nell’isola. Ford girò The quiet man (1952; Un uomo tranquillo), Douglas Sirk vi ambientò Captain Lightfoot (1955; Il ribelle d’Irlanda), e John Huston girò nella contea di Cork Moby Dick (1956). Nel corso degli anni Settanta, il cinema fu segnato da conflitto nordirlandese. Il 1972 fu infatti l’anno della Bloody Sunday dell’inglese Paul Greengrass, vincitore dell’Orso d’oro a Berlino. Il 30 gennaio a Derry le truppe britanniche aprirono il fuoco sui civili.

La nascita dell’Irish Film Board

Negli anni Ottanta fu creato l’Irish Film Board, il primo ente cinematografico statale. Una risorsa per il cinema e per i tanti artisti emergenti e che portò a numerose iniziative nel paese, come ad esempio il Festival del cinema a Dublino. Tra le pellicole del cinema che hanno segnato il tempo ci sono Nel nome del padre di Sheridan girato nel 1993; The boxer (1997); La moglie del soldato, ovvero The crying game diretto da Neil Jordan (1992) e Michael Collins (1996), su due diversi periodi della storia dell’IRA; O’Connor, con commedie come Circle of friends (1995; Amiche) e Dancing at Lughnasa (1998; Ballando a Lughnasa). Tra i registi i cui film hanno circolato soprattutto in patria vanno ricordati Comerford (High Boot Benny, 1993), Quinn (The bishop’s story, 1994), Black (Korea, 1995), Murphy (Nora, 2000), O’Sullivan (Ordinary decent criminal, 2000, Un perfetto criminale).