Storia Irlanda

La Storia Irlanda risale alla prima presenza umana e si aggira attorno all’età della Pietra (6000 a.C.). I primi stanziamenti di Celti e Gaeli risalgono all’Età del Bronzo (600-500 a.C.).

Gli ultimi invasori provenienti dalla Gallia arrivarono nel I secolo a.C. e in 500 anni riuscirono a conquistare il paese. È a loro che l’isola deve la lingua, leggi – codice Brehon – e culti, poi conservati fino all’età medievale.

Il paese non fu presumibilmente toccato dall’impero romano e conservò così anche le strutture e le istituzioni della civiltà dei celti: la società inizialmente era organizzata in clan, in cui vigeva la proprietà collettiva delle terre e l’autorità era esercitata da re elettivi successivamente fu divisa in cinque regni, i cui sovrani dipendevano direttamente dal re supremo, l’ard righ.

 

Storia Irlanda: Cristianizzazione e invasioni

San Patrizio – patrono dell’Isola – iniziò l’evangelizzazione dell’isola nel 432: la Chiesa dovette adattarsi alla struttura sociale esistente, priva di gerarchia ecclesiastica. Sorsero ovunque monasteri che divennero i centri della vita intellettuale e politica del paese.

Il racconto di un popolo grezzo

Nel 1171 sbarcò sull’isola Enrico II d’Inghilterra al comando di un esercito anglo-normanno. Portava con sé una bolla del papa inglese Adriano IV, che l’autorizzava alla conquista «per proclamare la verità della fede cristiana a questo popolo rozzo e ignorante». Fu l’inizio della colonizzazione. Nel 1366 Edoardo III con lo statuto di Kilkermy vietò a tutti gli inglesi di adottare i costumi o di obbedire a leggi gaeliche, di tenere presso di sé poeti e arpisti irlandesi e scoraggiò i matrimoni misti. Nel 1494 la Poynings’ Law estese all’isola tutte le leggi inglesi esistenti in Inghilterra.

Dalla riforma alla Protestant Ascendancy

La Riforma fu introdotta da Enrico VIII che nel 1541 applicò all’isola l’Act of Supremacy, assumendo il titolo di re («Dominus»). Repressioni, persecuzioni religiose e confische di beni continuarono durante il regno di Elisabetta I nonostante la resistenza del popolo irlandese. Nel 1603, dopo la sconfitta dei capi delle antiche stirpi, non restava ormai più niente del codice Brehon. Così gli irlandesi erano ormai a tutti gli effetti sudditi del re senza alcun vincolo di sottomissione ai capi gaelici.

Nel 1610, sotto Giacomo I, ebbe inizio una vera e propria opera di colonizzazione che sconvolse la struttura sociale del paese. Nel 1695 furono approvate le Penal Laws che privarono i cattolici del diritto di voto, li esclusero dall’esercito, dall’amministrazione, locale e centrale, e dalla magistratura. Solo agli scozzesi insediatisi in Ulster nel corso del ‘600, per lo più di religione presbiteriana, fu riservato un trattamento migliore. I protestanti anglo-irlandesi, discendenti dei coloni del periodo Tudor e del XVII secolo, di lingua inglese e di religione anglicana, diventarono la cosiddetta Protestant Ascendancy, la classe dominante «protestante».

Il patriottismo irlandese

La Protestant Ascendancy, composta da una minoranza protetta dall’Inghilterra, dominò di fatto l’isola per tutto il XVIII secolo. La società gaelica appariva disorganizzata e paralizzata senza ricchezze, terre e armi, tutte nelle mani di una sola classe. Fu solo grazie alla guerra d’indipendenza americana (1776) che il paese ottenne nel 1781 la libertà economica. Grazie all’azione politica promossa dal deputato protestante Henry Grattan (1746-1820) e dal «partito dei patrioti» – il parlamento di Dublino conquistò nel 1782 l’indipendenza.

L’indipendenza

Il movimento degli United Irishmen non riuscì a imporsi, nonostante le continue rivolte. Il fallimento della rivolta di Robert Emmet (1778-1803), nel 1803, segnò la fine delle speranze. L’aggravarsi della situazione interna e la pressione esercitata dai Keniani, il movimento fondato in America nel 1858, indussero il primo ministro inglese Gladstone a impegnarsi a pacificare il paese: nel 1869 la religione anglicana cessò di essere quella ufficiale.

La Repubblica d’Irlanda

Approfittando della situazione creata dal conflitto, i nazionalisti più risoluti proclamarono la Repubblica. Era il lunedì di Pasqua del 1916. La battaglia con gli inglesi durò una settimana. I leader dell’insurrezione (tra cui Patrick Pearse, l’estensore della proclamazione della Repubblica, e il capo operaio James Connolly) furono giustiziati. Salirono i consensi intorno al partito nazionalista dei Sinn Féin, organizzato da Arthur Griffith nel 1905, che alle elezioni del 1918 ottenne la maggioranza, rifiutandosi di sedere a Westminster.

Il 21 gennaio 1919, la storia Irlanda racconta i deputati del Sinn Féin che si auto-dichiararono parlamento indipendente (Dáil Èireann), confermarono la validità della Proclamazione della Repubblica del 1916 ed elessero come presidente Éamon de Valera (1882-1975). Iniziò la guerra d’indipendenza, condotta dall’Irish Republican Army (IRA) contro la polizia «regia» e l’esercito britannico, mentre il nuovo Stato si organizzava clandestinamente. Una svolta, per la storia Irlanda.

Nel 1932 il Fianna Fail, partito fondato e guidato da De Valera, ottenne la maggioranza assoluta dei voti e costituì sotto la sua presidenza un governo che gradualmente abolì gli accordi stipulati con il precedente trattato. Passo successivo fu la promulgazione di una nuova costituzione (1937) che abolì le prerogative della Corona e dichiarò il paese uno Stato sovrano, indipendente e democratico. Il paese riprese l’antico nome gaelico “Eire” e Dublino ne divenne capitale.

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