Il Whiskey irlandese

La guida completa al whiskey irlandese: perché non si chiama whisky, i segreti della distillazione e quali sono i migliori da acquistare.

Quando si parla di whiskey irlandese non possiamo che catapultarci in Irlanda e comprendere fin da subito una grande differenza a partire dal nome. Gli irlandesi lo chiamano “whiskey” e non “whisky”, come nel resto del mondo. Una vocale lo rende migliore, più strano o differente? A distinguere la produzione irlandese rispetto, ad esempio, a quella che avviene in Scozia è il processo di produzione cui daremo ampia spiegazioni più avanti.

“Di tutti i vini, l’irlandese è il migliore” affermava Pietro il Grande, zar di tutte le Russie, quando esprimeva il suo giudizio sul whiskey irlandese. In realtà, non si parlava di birra ma di un prodotto autoctono e unico nel suo genere in quanto diverso dai soliti whisky affumicati che, seppur straordinari, siamo più abituati a conoscere.

Pietro alludeva all’Irish Whiskey, a quella bevanda che si produce in Irlanda: un alcolico benedetto da Dio, proprio perché furono i monaci a inventare i segreti della distillazione. Ricorreva il Seicento quando quel whisky, che in gaelico si chiamava “Battezzata l’Acqua della Vita”, riuscì a distinguersi dalle produzioni affumicate. I segreti? L’acqua pura e l’orzo, ingredienti resi popolari dagli invasori anglo-normanni.

La produzione dell’Irish Whisky

Irish Pot Still

Se una vocale fa la differenza, figuriamoci il resto. A dare unicità al whiskey irlandese è la tripla distillazione, che talvolta può arrivare fino a cinque passaggi. Il processo sfrutta gli alambicchi, noti come Irish Pot Still, caratterizzando un prodotto più puro e soprattutto morbido al palato rispetto al whisky scozzese. Quest’ultimo, infatti, risulta affumicato e distillato soltanto due volte. Un altro fattore determinante, che evidenzia la differenza organolettica, è l’essiccatura dell’orzo operata in fornaci di rame chiuse, e non aperte, impedendo al liquido di acquisire l’aroma del fumo. In altre parole i malti d’orzo non vengono a contatto con il fumo emesso dai forni.

La differenza tra le parole whiskey e whisky

Per tornare alla parola “whiskey” e non “whisky” dobbiamo ricorrere a un esercizio sull’etimologia, incontrando un vero e proprio “topos” dell’alcool da degustazione. Secondo alcuni linguisti, l’origine del termine whiskey deriverebbe dalla corruzione di “uisce beata”, la cui traduzione esatta è “acqua della vita”. Un chiaro richiamo alla latina e romanza, nonché più vicina a noi, “acquavite”. Per marcare ulteriormente la differenza del distillato, dunque, il whiskey si riferisce ai distillati di cereali distillati in Irlanda e talvolta negli Stati Uniti mentre il comune whisky richiama agli spiriti di cereali scozzesi, canadesi o giapponesi.