La Brexit è l’addio del Regno Unito all’Unione europea dopo 47 anni. Un passo storico che ridisegna i confini anche per l’Irlanda, e impoverisce l’Europa.

L’UE e il Regno Unito hanno raggiunto un accordo, anch’esso storico, per stabilire come saranno i rapporti futuri post Brexit. In mezzo a una serie infinite di cavilli e burocrazia ci sono cittadini, consumatori, imprese, investitori, studenti e ricercatori, sia nell’UE che nel Regno Unito. In particolare c’è il libero scambio, o meglio un equo scambio, e anche una problematica sul confine nordirlandese inizialmente superabili attraverso la proposta di un backstop. Da una parte c’è l’Irlanda, dunque L’Europa, dall’altra il Regno Unito. Il confine con l’Irlanda del Nord, dopo la fine del periodo di transizione della Brexit, vedrà aumentare la presenza delle forze dell’ordine con un conseguente incremento di controlli a persone e veicoli che dovranno attraversare il confine. Ovviamente ciò avverrà nel rispetto dell’Accordo del Venerdì Santo, dunque senza presidi o postazioni fisse, che nel 1998 pose fine a trent’anni di sanguinosi disordini. Di fatto, l’uscita del Regno Unito dalla UE fa decadere il mercato unico europeo, l’unione doganale e il programma di scambio studentesco Erasmus.

Il confine irlandese

Il backstop è stato a lungo una posizione di ultima istanza, per mantenere un confine senza interruzioni in Irlanda, nel caso in cui il Regno Unito lasci l’UE senza assicurarsi un accordo onnicomprensivo. Si sarebbero evitati nuovi controlli o controlli sul confine irlandese dopo la Brexit. Questo avrebbe comportato il mantenimento di un rapporto molto stretto tra Regno Unito e UE per un periodo di tempo indefinito. Il Regno Unito e l’UE avrebbero mantenuto lo status quo di frontiera attraverso un accordo commerciale globale. Ovviamente questo è sembrato agli inglesi un modo per restare imprigionati in futuri accordi bilaterali tra il Regno Unito col resto del mondo.

Al contempo il confine in Irlanda ha dovuto evitare il ritorno ai famosi Troubles che hanno ucciso oltre tremila persone da parte di organizzazioni paramilitari e militari. Per questo, al termine della Brexit sono stati concordati accordi doganali specifici per la provincia britannica dell’Irlanda del Nord. Questi accordi richiederanno controlli sui viaggiatori provenienti da paesi al di fuori dell’Ue o dalla zona di libera circolazione del Regno Unito e dell’Irlanda.

Passeggeri

Brexit

Solo a partire dal 1 ottobre 2021 sarà obbligatoria per i cittadini dell’UE l’esibizione del passaporto per l’ingresso nel Regno Unito, poiché il governo abolirà gradualmente l’uso delle carte d’identità nazionali. Inoltre, non saranno necessari visti di ingresso per viaggi di breve durata o turismo. Dal 1 gennaio 2021, i cittadini del Regno Unito che viaggiano verso l’Unione europea e l’area Schengen saranno trattati come cittadini di paesi terzi e pertanto sottoposti a controlli. Stessa cosa accadrà per chi dall’Unione Europea va verso il Regno Unito. Anche dopo Brexit i cittadini britannici potranno entrare in UE senza visti per soggiorni di brevi durate (entro i 90 giorni). Questa esenzione dal visto non prevede il diritto al lavoro nell’Unione ed è soggetta al meccanismo di reciprocità, ovvero potrebbe essere sospesa se i cittadini dell’Unione cessassero di ottenere l’accesso senza visto al Regno Unito per soggiorni di breve durata.

Il tempo massimo per restare nel Regno Unito come turisti è di tre mesi, dopodiché occorre chiedere un visto di lavoro o iscriversi in una delle università inglesi. Gli italiani che lavorano nel Regno Unito, senza cittadinanza britannica, potranno ottenere un visto di lavoro da rinnovare ogni 2, 3 o 5 anni presentando una richiesta da parte del proprio datore di lavoro. Nel caso di trasferimento post Brexit per lavoro occorre dimostrare in anticipo un’occupazione prima di partire, altrimenti si entra come turisti e in tre mesi occorre ottenere un lavoro. Coloro che pagano i contributi, le tasse, in Gran Bretagna da almeno 5 anni possono chiedere permesso di residenza e cittadinanza.