“George Best ha trascorso 12 anni della sua vita a fare il genio del calcio e altri 25 a raccontare quei 12 anni”, ha scritto qualche giornalista.

Parole sante che all’indomani della sua morte seguirono altre parole spese bene: “Ci sono due modi per ricordare Best: il primo vi causerà rabbia, rimorso, dolore per non aver visto questo immenso giocatore esprimere tutto il suo formidabile ed inarrivabile talento. La seconda vi porterà gioia, un’incredibile stato di estasi e la privilegiata opportunità di aver potuto ammirare uno dei più grandi artisti sportivi mai apparsi sul pianeta”.

Insomma nel bene e nel male a George Best è stato riconosciuto il suo talento: un vero campione del calcio mondiale. Un attaccante dotato di potenza, velocità, stacco di testa e grande abilità tecnica nei contrasti. Completo. Nato in Irlanda del Nord, Best è partito da niente ed è riuscito giovanissimo a mostrare quanto valeva con il  Manchester United.

Quel contratto con il team inglese rivoluzionò tutto. Proprio tutto. Purtroppo le favole non finiscono sempre a lieto fine. La sua fu una brutta storia che, ad ogni modo, non riuscì a sporcare la sua bravura. Il giudizio su Best sarà sempre distinto. Da una parte ci sono i suoi piedi, dall’altra i suoi vizi. Una vita senza regole ha condotto George Best a una morte prematura. Il mondo lo ha pianto e i tanti riconoscimenti alla sua persona testimoniano quanto fosse apprezzato.  Un uomo di altri tempi, un genio del calcio. Ai suoi funerali il feretro è stato trasportato dalla tenuta di Creghag, dove vive la sua famiglia, al castello di Stormont, sede del Parlamento nazionale dell’Irlanda del Nord. In migliaia erano presenti per l’ultimo saluto.

George Best

Lo hanno sempre definito il miglior calciatore nordirlandese della storia. E pare che sia proprio così. La rete celebra questo giocatore con tantissimi video a lui dedicati, un vero e proprio tributo che mette in luce le abilità sportive e le emozioni che ci ha regalato. Il suo estro ed i suoi goal geniali hanno infiammato gli animi di migliaia di tifosi. Ma di lui non si ricordano solo le prodezze. Anche le celebri frasi di George Best sono delle testimonianze uniche della sua personalità. Col tempo questi aforismi hanno accresciuto la propria identità. Le sue citazioni hanno fatto il giro del pianeta e vedono protagonisti alcool e donne, il suo chiodo fisso. Ma Best non ha risparmiato proprio nessuno. Anche i più grandi giocatori di allora sono stati citati in qualche massima epica.

7, il numero magico di George

George Best, maglia numero 7

Per numero magico si intende il numero 7. Per ricostruire la vicenda occorre raccontare la storia di Johnny Berry, nel letto di uno ospedale. Era il 1958 quando Berry, ala del Manchester United, parla con Matt Busby, manager della squadra. Lui è il numero 7 dei Red Devils, ma ha vaghi ricordi ciò che è successo a Monaco di Baviera.

Lo United fece scalo a Monaco per rifornirsi di carburante dopo la trasferta in Coppa dei Campioni di Belgrado. Al momento del decollo, al terzo tentativo l’aereo che trasportava i giocatori della squadra inglese si è schiantato contro la recinzione dell’aeroporto. 23 giocatori su 44 passeggeri morirono. Busby sognerà per tutti gli anni successivi di vincere quella coppa.

A trasformare quel sogno in realtà ci pensò George Best, pallone d’oro nel 1968, l’anno in cui i Red Devils si laureano campioni d’Europa per la prima volta nella loro storia grazie al 4-1 al Benfica nella finale di Wembley. Best, con il numero 7 sulle spalle segnerà il gol decisivo.

Il gol leggendario

Al Windsor Park il punteggio è di 0-0. In porta c’è un muro che si chiama Gordon Banks, uno dei migliori portieri al mondo. Il numero uno osa sfidare George Best: sarà umiliato e punito. Il pallone cade dalle mani del portiere, poi il tocco magico di Best che in qualche modo infilza Gordon. Purtroppo l’arbitro ferma la partita: gioco pericoloso, si ricomincia con una punizione.

La biografia

Biografia di George Best

La biografia di George Best racconta la storia di un campione di calcio nato a Belfast il 22 maggio del 1946. Se il suo talento non fosse stato compreso da un celebre osservatore del calcio, forse non staremmo qui a parlarne persino post mortem. Eppure le sue prodezze non passarono inosservate. Il giovane era arruolato con il Cregagh Boys Club presso la Lisnasharragh Intermediate School quando, durante un allenamento, Bob Bishop si domandò chi fosse. Se questo nome potrebbe dirvi poco, stiamo parlando nientedimeno dell’osservatore del Manchester United.

“Ho trovato un genio”, disse ai dirigenti dei ‘Red Devils’ dopo aver visto George Best in azione. Da allora la vita di quel ragazzo non fu la stessa. Si chiude una porticina e si apri un portone. Enorme, forse troppo per una personalità avvezza ai vizi.

George Best arriverà molto giovane sui campi importanti come l’Old Trafford. Nell’agosto del 1961, a soli 15 anni debutta con la maglia del Manchester. Ci resta due anni prima di tornare a Belfast per nostalgia e debutta in Premier League. Nel 1966, il player è uno degli undici uomini che firmano la mitica vittoria nei quarti di finale di Coppa Campioni contro il Benfica di Eusebio. Best si intesta due dei cinque gol del match.

Nel 1965 e nel 1967, George Best vince il campionato inglese insieme alla sua squadra. Il 29 maggio 1968 partecipa alla finale di Coppa Campioni contro il Benfica, ancora, nello stadio di Wembley. Best segna, ancora. Il risultato finale è di 4 a 1. Così la stampa portoghese lo omaggia nominandolo “il quinto Beatle”: per la sua classe e anche per la sregolatezza che lo contraddistingue.

L’anno magico

Il 1968 è l’anno magico per il campione di Belfast, nonostante ci sia un altro pallone d’oro a fargli da ostacolo. Si fa strada Pelè, che in quegli anni avrebbe potuto offuscare la supremazia calcistica del nordirlandese. Avrebbe potuto se non fosse stato proprio il brasiliano in persona a dire: “George Best è il più grande giocatore al mondo”.

Parole che trasformarono l’uomo in mito. La sua vita cambiò letteralmente e sui giornali si moltiplicarono aneddoti veri o verosimili sulla sua vita. A George Best sono attribuite delle frasi incredibili che solo lui poteva essere in grado di coniare. A questo si aggiunsero anche episodi strampalati e ricchi di patos. In particolare, quello raccontato da un cameriere di un hotel. Secondo l’inserviente, agli inizi degli anni ’70, questi servì in camera l’ennesima bottiglia di champagne d’annata. Entrando nella stanza restò attonito vedendo che sparse sul letto di Best c’erano 20 mila sterline in contanti. Erano soldi accantonati per pagare il conto. Dentro il letto, a suo dire, c’era nientedimeno che Miss Universo.

Donne ed eccessi

Donne, donne e ancora donne. Un vero tarlo che gli trapanava la testa. George Best non riusciva a farne a meno. Il suo apice calcistico viaggiava al contempo con la sua capacità di circondarsi di belle ragazze. Importanti. “Che cosa ci posso fare se mi saltano addosso?”, era una delle sue celebri frasi. Segue un’altra perla di saggezza di tutto rispetto: “Nel 1969 ho dato un taglio a donne e alcool. Sono stati i 20 minuti peggiori della mia vita”. Il suo talento gli ha concesso ogni cosa. “Se mi avessi dato la possibilità di scegliere scendere in campo a dribblare quattro uomini segnando un gol da trenta metri contro il Liverpool oppure di andare a letto con Miss Universo sarebbe stata una scelta difficile. Fortunatamente, ho avuto entrambe le cose”.

Ho speso gran parte dei miei soldi per donne, alcol e automobili. Il resto l’ho sperperato. Ho sempre voluto essere il migliore in tutto: in campo il più forte, al bar quello che beveva di più. Se io fossi nato brutto, non avreste mai sentito parlare di Pelé“, sono alcune dei capolavori usciti dalla bocca di George Best.

Sregolatezza

Si moltiplicano gli episodi che raccontano la sregolatezza di Best. Ad un certo punto, il giocatore viene cacciato dal Manchester. Inizia una odissea. Best passa per lo Stockport, per il Cirk Celtics prima di emigrare, a 28 anni, nella Nasl americana con i Los Angeles Aztecs, San Josè Eartquakes e Fort Lauderdale Strikers. Quando l’alcool sembra ormai avere il sopravvento sulla sua esistenza, il giocatore chiude con il calcio. Resta la bancarotta e la galera. Il ritiro effettivo avviene nel 1983, la sua ultima squadra è stata quella della prigione a Ford Open nel Sussex, dove viene spedito per guida in stato di ebbrezza e violenza.

La morte di George

Dopo un mese di agonia, George Best si è spento al Cromwell Hospital di Londra. Un giocatore rimasto nella storia sia per il suo immenso talento che per una condotta di vita estremamente trasgressiva e sopra le righe. Best, 59 anni, aveva già subito un trapianto di fegato per problemi di alcolismo che ha accompagnato gran parte della sua vita, ed era stato ricoverato in ospedale dall’inizio di ottobre dove era tenuto in vita da delle macchine.

Causa della morte

La biografia di George Best racconta anche gli anni bui. In Inghilterra, dopo la galera, l’ex giocatore si riduce a dormire sulle panchine di un parco. Poi, vaga da una clinica di disintossicazione all’altra. Ma come una fenice arriva la rinascita. Questa volta come commentatore d’eccezione per un popolare canale sportivo inglese. Nel 2002 all’età di 56 anni, Best subisce un trapianto di fegato, poiché l’alcol ha ridotto le funzioni del suo organo al 20%.

Ripropone il mito di sé stesso e la sua storia è raccontata nel film Best di Mary McGuckian, regista irlandese, interpretato dal marito John Lynch. Nel mese di ottobre 2005, l’ex calciatore viene ricoverato in ospedale. Le sue condizioni sono critiche. Negli ultimi mesi si era anche visto costretto a mettere all’asta il trofeo più caro. Il Pallone d’Oro venduto a 235 mila euro. Qualche giorno dopo il ricovero si fa ritrarre in alcuni scatti fotografici. Si avvia alla fine. Quelle foto sono un messaggio chiaro e forte ai giovani come monito contro l’abuso di alcol.

I problemi con l’acool

Dopo una settimana di agonia muore: è il 25 novembre 2005. Causa della morte: l’alcolismo. All’indomani della sua morte tanti giornalisti hanno scritto di George Best, della rabbia che avrebbe potuto provocare la sua scomparsa per non aver espresso tutto il suo talento o per l’estasi e la privilegiata opportunità che gli abitanti di quel tempo sul pianeta hanno potuto ammirare.

Dediche

A George Best è stato dedicato il City Airport di Belfast. Si tratta dell’aeroporto cittadino che ha cambiato nome in suo onore. Così le autorità hanno voluto omaggiare l’ex campione con una celebrazione in cui era presente il padre, Dickie. Qualche tempo fa, un altro grande omaggio ha ricordato il giocatore e personaggio. La banca irlandese Ulster Bank ha fatto emettere una banconota, una serie limitata di banconote da cinque sterline, con la sua immagine in coincidenza del primo anniversario della morte. Inoltre George Best è stata definito come una icona pop. Spesso è stato definito come il quinto «Beatle».