Rivolte, guerriglie civili, conflitti e divisioni, cambi di casacca e nuovi partiti portarono alla tormentata guerra anglo-irlandese per l’Indipendenza.

Da una parte l’Esercito repubblicano irlandese, dall’altra il governo britannico in Irlanda. Una guerra che portò all’Indipendenza dopo un lungo conflitto dal gennaio 1919 fino alla tregua dell’11 luglio 1921.

Il processo che portò all’Indipendenza

esercito irlandese, indipendenza

Occorre retrocedere al 1858 quando in Irlanda fu fondata la “Irish Republican Brotherhood” (IRB), ovvero la fondazione della Fratellanza Repubblicana Irlandese, conosciuta anche con il nome di “Lega Feniana”. Nient’altro che un’organizzazione segreta di combattenti con la Gran Bretagna e disponeva di sedi a Dublino e a New York. Anni dopo la sua formazione, la “Lega Feniana” fu promotrice di insurrezioni tra il 1865 e il 1867. Nel 1868 fu nominato Primo Ministro Willian Ewart Gladstone, un liberale con lo sguardo rivolto alla causa irlandese. Il suo esecutivo cerco di puntare sulle riforme scolastiche e amministrative, mentre la ribellione degli irlandesi si faceva sempre più palpabile. Nel 1870 nacque il movimento “Home Rule”, promosso da Charles Stewart Parnell, i cui membri eletti in parlamento attraverso l’ostruzionismo rivendicavano la separazione tra Irlanda e Gran Bretagna. La società a quei tempi era abbastanza povera e per sopravvivere preferì rifugiarsi con i Feniani, promotori della riforma agraria e della ridistribuzione delle terre azzerando gli affitti. Tutto questo non fece altro che aumentare la tensione fino allo scoppio della “Guerra della Terra” (1879 – 1882) con i fittavoli imporsi sui proprietari terrieri inglesi.

Contrasti tra nazionalisti e protestanti

Agli inizi del XX secolo gli attriti si moltiplicarono perché se da una parte nasceva il movimento politico repubblicano, nell’Ulster i protestanti erano sempre più numerosi. La divisione tra le fazioni durò anche durante lo scoppio della Prima Guerra Mondiale nel 1914. Due anni dopo nel giorno di Pasqua, nel 1916 a Dublino ci fu una insurrezione passata alla storia con il nome di “Easter Rising”. I repubblicani, contro protestanti e inglesi, occuparono parte degli edifici pubblici della città. Molti ribelli vennero imprigionati dall’esercito inglese e brutalmente uccisi nel carcere di Kilmainham. Benzina sul fuoco che infiammò ancora di più l’insurrezione tanto da spingere all’indipendenza irlandese: “Irish Free State”. Passò poco da quel momento: nel 1921 l’Irlanda ottenne l’Indipendenza dalla Gran Bretagna dopo secoli di sottomissione. Non era ancora tutto perfetto, poiché la ratifica del Tratto di separazione, promulgato a Londra il 6 dicembre 1921, imponeva all’Irlanda l’obbligo di giurare fedeltà alla Corona inglese. In Irlanda del Nord la divisioni si trasformò in discriminazione  e i cattolici furono penalizzati in tutti gli ambiti. Sia a livello politico, sia nell’assegnazione delle case sia nei posti di lavoro. Di nuovo ne scaturì una guerra civile che portò alla separazione tra la Repubblica d’Irlanda e il Nord dell’Irlanda. Nel 1948 la zona meridionale dell’Irlanda fu dichiarata una repubblica e, l’anno successivo, abbandonò il Commonwealth britannico.

Inizia una nuova lotta

Nel 1968 nell’Irlanda del Nord iniziano i “Troubles”, le insurrezioni popolari guidate da organizzazioni paramilitari. Tra le più grandi armate c’è l’Ira, la “Irish Republican Army”, che metterà in atto una serie di massacri senza precedenti ed efferati omicidi. Trent’anni di lotta e oltre tremila morti, fino a quando nel 1997 è eletto Tony Blair. Un anno dal suo incarico, nel 1998 l’Irlanda del Nord trova un punto di unione tra questi due mondi così ostili che si materializza con il famoso Accordo del Venerdì Santo. Un piano di pace che fa nascere un autogoverno biconfessionale. La morte dei vari protagonisti di questo passaggio, e il passo indietro di leader ingombranti, lasciano sperare che tutto possa continuare nel verso giusto. Belfast e Dublino sono più vicine che mai.

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