Facebook, logo

Facebook è una rete sociale o social network che ha avuto inizio nel 2004. Un ‘parto’ di successo che ha di fatto conquistato il mondo a colpi di like. L’attuale proprietà appartiene alla società Facebook Inc che fa capo a Mark Zuckerberg.

Fondato ad Harvard negli Stati Uniti dallo stesso Zuckerberg e diversi colleghi tra cui Eduardo Saverin, Andrew McCollum, Dustin Moskovitz e Chris Hughes, Facebook era originariamente stato ideato come applicativo rivolto agli studenti universitari. In fondo, il social non è altro che una piattaforma software scritta in vari linguaggi di programmazione che mette in comunicazione le persone. Potenzialità che fin da subito si sono rivelate vincenti tanto da spostare l’apertura della piattaforma anche agli altri studenti di scuole della zona di Boston.

Questo nuovo indirizzo di Facebook si rivela una giusta scelta e, considerando il livello di interesse, ben presto furono coinvolte le scuole superiori e poi a chiunque dichiarasse di avere più di 13 anni di età. Amicizia dopo amicizia, il colosso che mette in contatto gente che vive da un capo all’altro del mondo ha fatto registrare numeri da capogiro. Facebook è il terzo sito più visitato al mondo dopo Google e YouTube.

 

Indice

 

Il nome e l’espansione

Desta curiosità il nome “Facebook”, spesso tradotto in italiano come “faccialibro”, che prende spunto da un elenco con nome e fotografia degli studenti, che alcune università statunitensi distribuiscono all’inizio dell’anno accademico per aiutare gli iscritti a socializzare tra loro. Il passaggio da semplice modo di comunicare tra gli studenti si afferma sempre di più, fino a quando esplode e il social si trasforma in una sorta di guida nel mondo.

Chiunque è chiamato ad avere una pagina su Facebook, un account personale. L’utilizzo del mezzo viene facilitato dal fatto che si rende disponibile la traduzione in oltre 100 lingue (in italiano dal 14 maggio 2008). Nel giugno 2017, Facebook raggiunge 2 miliardi di utenti attivi mensili, classificandosi come primo servizio di rete sociale per numero di utenti attivi. La forza sta nel fatto che è gratuito. Dunque, gli utenti possono accedere al servizio previa una registrazione durante la quale vengono richiesti dati personali come nome, cognome, data di nascita e indirizzo email.

 

Funzionamento

Una volta effettuata la registrazione, gli utenti possono creare un profilo personale, includere altri utenti nella propria rete sociale, aggiungendoli come “amici”, e scambiarsi messaggi, anche via chat, incluse le notifiche automatiche quando questi aggiornano i propri profili. Le tipologie di pagine che si possono creare sono:

  • Profilo personale (diario): il profilo è un servizio utilizzabile unicamente da persone fisiche per interessi privati ovvero all’infuori di qualsiasi attività pubblica, anche se non a scopo di lucro.
  • Pagina pubblica (Facebook for business) che ha finalità commerciali o di promozione.

 

Facebook sbarca a Dublino

Facebook sceglie l’Irlanda, più precisamente Dublino. L’arrivo del colosso americano in Europa fa comprendere il business di Facebook. La sede, conosciuta anche come castello in vetro, si trova in Piazza Grand Canal, due uffici gemelli. Il quartier generale europeo del social di Zuckerberg si trova nella zona dei Dock, accanto a quello di Google, LinkedIn, Airbnb, Oracle e di altri colossi della tecnologia. Non bisogna pensare al proprio ufficio, qui i tavoli da ping pong, le terrazze dove prendere il sole, bar e mense con ricchi alimenti si alternano a sale server. L’aria che tira da queste parti è simile a quella della sede californiana di Menlo Park. Di cosa si occupa Facebook in Irlanda? Di privacy e sicurezza. Sui server del social passano giornalmente milioni di fotografie, si documentano le tendenze e lo stile di vita delle persone, che spontaneamente – potremmo dire anche ignari – condividono la propria vita.

 

Ricavi pubblicitari di Facebook

Essendo gratuito il servizio si sostiene attraverso la pubblicità. Durante la navigazione sul social è facile imbattersi in banner a pagamento. Molti analisti sostengono che i ricavi monetari di Facebook non siano così elevati rispetto alle potenzialità di un servizio di rete sociale. Il dato registrano nel 2009 è di 230 milioni di dollari. A cinque anni dalla sua nascita, Facebook è riuscito a chiudere il primo bilancio in attivo. I ricavi commerciali derivanti dalla pubblicità riescono a coprire solo in parte i costi fissi di gestione del sito tanto da rendere necessario l’apporto dei soci (tra cui l’1,6% di Microsoft).

Questo aspetto sottovaluta un altro importante traguardo che appartiene a Facebook. Ossia quello di reperire dati e profilatura di clienti, che gratuitamente si iscrivono alla piattaforma; e che sempre in maniera gratuita e spesso involontaria forniscono informazioni private senza volerlo. Solo il fatto di inserire delle proprie fotografie, esprimere un’opinione, concedere la geolocalizzazione, esprimere un like e condividere una cosa rispetto a un’altra, non fa altro che arricchire il ricco database di Facebook. Questo è un problema? Forse sì e forse la privacy non viene gestita come noi utenti vorremmo.

 

Scandalo Cambridge Analytica

Lo scandalo di Cambridge Analytica è un esempio di come il social network abbiamo in qualche modo influenzato le nostre vite. Prima di comprendere in che modo, va compreso il ruolo di Cambridge Analytica: società che avrebbe raccolto i dati di 50 milioni di utenti Usa. In che modo? Attraverso un’altra app “This is Your Digital Life” (“Questa è la tua vita digitale”) il cui accesso avveniva tramite l’account Facebook.

In questo modo l’app consentiva all’operatore di raccogliere i dati Facebook di tutti gli amici di coloro che scaricavano e utilizzavano il programma. Tutti questi dati sarebbero stati utilizzati per influenzare il voto americano e forse di altri Stati tra cui l’Italia. Dunque un social può mettere a rischio la democrazia mondiale? A quanto pare può influire sulle scelte degli utenti, li può indirizzare, manipolare a seconda di chi acquista il servizio. Il crollo in borsa del titolo e una class action che porta Facebook in tribunale argineranno la potenza di fuoco dei social?

 

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