George Best

«George Best ha passato 12 anni della sua vita a fare il genio del calcio e altri 25 a raccontare quei 12 anni», ha scritto qualche giornalista. Altri all’indomani della sua morte hanno scritto: «Ci sono due modi per ricordare Best: il primo vi causerà rabbia, rimorso, dolore per non aver visto questo immenso giocatore esprimere tutto il suo formidabile ed inarrivabile talento. La seconda vi porterà gioia, un’incredibile stato di estasi e la privilegiata opportunità di aver potuto ammirare uno dei più grandi artisti sportivi mai apparsi sul pianeta».

George Best è stato un campione del calcio mondiale, attaccante dotato di potenza, velocità, stacco di testa e grande abilità tecnica nei contrasti. Nato il 22 maggio del 1946, Best da ragazzo militava nel Cregagh Boys Club and Lisnasharragh Intermediate School e durante un allenamento fu notato da Bob Bishop, osservatore del Manchester United. “Ho trovato un genio”, disse ai dirigenti dei ‘Red Devils’ dopo averlo visto in azione.

Quel contratto gli cambiò a vita: letteralmente. Ma non tutto andò per il verso giusto. Purtroppo una vita senza regole, ha condotta George Best a una morte prematura. Il mondo lo ha pianto. Riconoscimenti alla sua persona testimoniano l’apprezzamento dei sostenitori. Un uomo di altri tempi, un genio del calcio. Ai suoi funerali il feretro è stato trasportato dalla tenuta di Creghag, dove vive la sua famiglia, al castello di Stormont, sede del Parlamento nazionale dell’Irlanda del Nord, dove migliaia di persone di sono accalcate per l’ultimo saluto.

Indice

 

George Best, il miglior calciatore nordirlandese

Lo hanno sempre definito il miglior calciatore nordirlandese della storia. E pare che sia proprio così. La rete celebra questo giocatore con tantissimi video a lui dedicati, un vero e proprio tributo che mette in luce le abilità sportive e le emozioni che ci ha regalato. Il suo estro ed i suoi goal geniali hanno infiammato gli animi di migliaia di tifosi. Ma di lui non si ricordano solo le prodezze. George Best è famoso per le sue frasi e aforismi divenuti, col tempo, unici e irripetibili. Le sue citazioni hanno fatto il giro del pianeta e vedono protagonisti alcool e donne, il suo chiodo fisso. Tutti i più grandi giocatori di allora sono stati citati in qualche massima epica.

7, il numero magico

Per numero magico si intende il numero 7. Per ricostruire la vicenda occorre raccontare la storia di Johnny Berry, nel letto di uno ospedale. Era il 1958 quando Berry, ala del Manchester United, parla con Matt Busby, manager della squadra. Lui è il numero 7 dei Red Devils, ma ha vaghi ricordi ciò che è successo a Monaco di Baviera. Lo United fece scalo a Monaco per rifornirsi di carburante dopo la trasferta in Coppa dei Campioni di Belgrado.

Al momento del decollo, al terzo tentativo l’aereo che trasportava i giocatori della squadra inglese si è schiantato contro la recinzione dell’aeroporto. 23 giocatori su 44 passeggeri morirono. Busby sognerà per tutti gli anni successivi di vincere quella coppa. A trasformare quel sogno in realtà ci pensò George Best, pallone d’oro nel 1968, l’anno in cui i Red Devils si laureano campioni d’Europa per la prima volta nella loro storia grazie al 4-1 al Benfica nella finale di Wembley. Best, con il numero 7 sulle spalle segnerà il gol decisivo.

Il gol leggendario

Al Windsor Park il punteggio è di 0-0. In porta c’è un muro che si chiama Gordon Banks, uno dei migliori portieri al mondo. Il numero uno osa sfidare George Best: sarà umiliato e punito. Il pallone cade dalle mani del portiere, poi il tocco magico di Best che in qualche modo infilza Gordon. Purtroppo l’arbitro ferma la partita: gioco pericoloso, si ricomincia con una punizione.

 

Biografia

La biografia di George Best racconta il campione di Belfast, nato il 22 maggio del 1946. La sua fortuna è dovuta a un celebre osservatore. Il giovane giocava nel Cregagh Boys Club presso la Lisnasharragh Intermediate School quando, durante un allenamento, fu notato da Bob Bishop. Stiamo parlando dell’osservatore del Manchester United. “Ho trovato un genio”, disse ai dirigenti dei ‘Red Devils’ dopo aver visto il giovane in azione. Da allora la vita di quel ragazzo non fu mai più come prima.

La biografia di George Best racconta di un ragazzo che a 15 anni arriva sui campi importanti come l’Old Trafford. Debutta con la maglia del Manchester nell’agosto del 1961. Giovanissimo, due anni dopo torna a Belfast per nostalgia e debutta in Premier League.

Nel 1966, il player è uno degli undici uomini che firmano la mitica vittoria nei quarti di finale di Coppa Campioni contro il Benfica di Eusebio: due dei cinque gol del match sono suoi. Una biografia di George Best che, praticamente, si scrive da sola. Nel 1965 e nel 1967, il campione vince il campionato inglese. Il 29 maggio 1968, il giocatore partecipa alla finale di Coppa Campioni contro il Benfica, ancora, nello stadio di Wembley. Best segna, il risultato finale è di 4 a 1. In questa occasione la stampa portoghese lo nomina “il quinto Beatle”, per la sregolatezza della sua esistenza.

Biografia di George Best

L’anno magico

Il 1968 è l’anno magico per il campione di Belfast, nonostante ci sia un altro campione e pallone d’oro a fargli da ostacolo: Pelè, che in quegli anni avrebbe potuto offuscare la supremazia calcistica del nordirlandese, se non fosse stato proprio il brasiliano in persona a dire, nel 1966: «George Best è il più grande giocatore al mondo».

Comincia a nascere il mito, cambia la vita del calciatore nordirlandese, sui giornali si moltiplicano aneddoti veri o verosimili. La biografia di George Best riporta delle frasi incredibili da lui coniate ed episodi strampalati. In particolare, c’è quello raccontato da un cameriere di un hotel: agli inizi degli anni ’70 questi servì in camera al campione l’ennesima bottiglia di champagne d’annata. Entrando nella stanza restò attonito vedendo che sparse sul letto c’erano 20 mila sterline in contanti, che sarebbero servite a pagare il conto. Dentro il letto, c’era a suo dire: Miss Universo.

Sregolatezza

Si moltiplicano gli episodi che raccontano la sregolatezza di Best. Ad un certo punto, il giocatore viene cacciato dal Manchester. Inizia una odissea. Best passa per lo Stockport, per il Cirk Celtics prima di emigrare, a 28 anni, nella Nasl americana con i Los Angeles Aztecs, San Josè Eartquakes e Fort Lauderdale Strikers. Quando l’alcool sembra ormai avere il sopravvento sulla sua esistenza, il giocatore chiude con il calcio. Resta la bancarotta e la galera. Il ritiro effettivo avviene nel 1983, la sua ultima squadra è stata quella della prigione a Ford Open nel Sussex, dove viene spedito per guida in stato di ebbrezza e violenza.

 

Morte

Dopo un mese di agonia, George Best si è spento al Cromwell Hospital di Londra. Un giocatore rimasto nella storia sia per il suo immenso talento che per una condotta di vita estremamente trasgressiva e sopra le righe. Best, 59 anni, aveva già subito un trapianto di fegato per problemi di alcolismo che ha accompagnato gran parte della sua vita, ed era stato ricoverato in ospedale dall’inizio di ottobre dove era tenuto in vita da delle macchine.

 

Causa morte

La biografia di George Best racconta anche gli anni bui. In Inghilterra, dopo la galera, l’ex giocatore si riduce a dormire sulle panchine di un parco. Poi, vaga da una clinica di disintossicazione all’altra. Ma come una fenice arriva la rinascita. Questa volta come commentatore d’eccezione per un popolare canale sportivo inglese. Nel 2002 all’età di 56 anni, Best subisce un trapianto di fegato, poiché l’alcol ha ridotto le funzioni del suo organo al 20%. Ripropone il mito di sé stesso e la sua storia è raccontata in un film prodotto e diretto dalla regista irlandese Mary McGuckian e interpretato dal marito John Lynch.

Nel mese di ottobre 2005, l’ex calciatore viene ricoverato in ospedale. Le sue condizioni sono critiche. Negli ultimi mesi si era anche visto costretto a mettere all’asta il trofeo più caro. Il Pallone d’Oro venduto a 235 mila euro. Qualche giorno dopo il ricovero si fa ritrarre in alcuni scatti fotografici. Si avvia alla fine. Quelle foto sono un messaggio chiaro e forte ai giovani come monito contro l’abuso di alcol.

Dopo una settimana di agonia muore: è il 25 novembre 2005. Causa della morte: l’alcolismo. All’indomani della sua morte un giornalista britannico scrive: “Ci sono due modi per ricordare George Best: il primo vi causerà rabbia, rimorso, dolore per non aver visto questo immenso giocatore esprimere tutto il suo formidabile ed inarrivabile talento. La seconda vi porterà gioia, un’incredibile stato di estasi e la privilegiata opportunità di aver potuto ammirare uno dei più grandi artisti sportivi mai apparsi sul pianeta”.

Dediche

A George Best è stato dedicato il City Airport di Belfast. Si tratta dell’aeroporto cittadino che ha cambiato nome in suo onore. Così le autorità hanno voluto omaggiare l’ex campione con una celebrazione in cui era presente il padre, Dickie. Qualche tempo fa, un altro grande omaggio ha ricordato il giocatore. La banca irlandese Ulster Bank ha fatto emettere una banconota, una serie limitata di banconote da cinque sterline, con la sua immagine in coincidenza del primo anniversario della morte. Inoltre George Best è stata definito come una icona pop. Spesso è stato definito come il quinto «Beatle». Anche un film di Mary McGuckian, prodotto nel 2000, interpretato da John Lynch, lo ricorda.

 

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