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Scontri a Londonderry, muore giornalista

Torna la paura in Irlanda del Nord. Una perquisizione nella città di Derry, in vista della festa di Pasqua, è finita con la morte di una donna di 29 anni. Si tratta della giornalista Lyra McKee, raggiunta da alcuni colpi d’arma da fuoco mentre seguiva gli scontri scoppiati nella notte. La polizia stava perlustrando la zona residenziale di Creggan, dove si temeva fossero conservate armi da utilizzare durante il fine settimana.

Unanime la condanna delle autorità che non hanno esitato a definire l’agguato un atto di terrorismo. Inequivocabile stando a quanto raccontato dalla giornalista Leona O’Neill, che si trovava a pochi metri dalla vittima: “L’uomo ha girato l’angolo e ha aperto il fuoco”. A confermare la tesi di O’Neill sono stati diversi testimoni oculari scesi in strada per capire cosa stesse accadendo. C’erano famiglie, giovani e bambini, avrebbero potuto uccidere ancora.

Stando a quanto dichiarato dalla polizia nordirlandese, nel dettaglio il commissario della polizia del Nord Irlanda (PSNI) Mark Hamilton, l’attacco sarebbe stato premeditato e coordinato: più di 50 bombe molotov e colpi di arma da fuoco.

McKee si è accasciata a terra. Non ce l’ha fatta

Una notte tragica che fa ripiombare l’Irlanda del Nord alla vicenda della Bloody Sunday. La nuova Irish Repubblican Army, – stando alle dichiarazioni della polizia nordirlandese – avrebbero ucciso volutamente. Lo scopo, delle cellule ancora attive, è di riaccendere la faida tra cattolici e protestanti. Un’occasione che alcuni fanatici stanno sfruttando sull’onda della Brexit. “È un atto orrendo, ingiustificato, terribile”, ha sottolineato Hamilton, i cui responsabili sono probabilmente i dissidenti repubblicani della Nuova Ira, una fazione che non ha mai accettato i termini dell’accordo di pace del venerdì Santo, firmato nel 1998.

Le dichiarazioni

“Sono sconcertata e profondamente addolorata” ha dichiarato Michelle O’Neill, leader del Sinn Féin. “Condanno senza riserve i responsabili della morte di questa giovane donna”. Per Arlene Foster, del partito unionista democratico (DUP), si tratta di “un atto senza senso, che spezza il cuore”.

Arresti

La polizia ha effettuato due arresti nell’ambito dell’omicidio della giornalista Lyra McKee a Derry. Si tratta di due giovani di 18 e 19 anni. Stando alla ricostruzione degli agenti, un uomo avrebbe esploso dei colpi colpendo alla testa la giornalista che si trovava vicino a uno dei veicoli della polizia.

 

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Viagra nell’aria? Cani e maschi vittime involontarie

Avremmo dovuto pubblicare questa notizia qualche giorno fa, per poi spacciarla come pesce d’Aprile. Nonostante la smentita della casa farmaceutica, produttrice del farmaco, non possiamo sottrarci nel trattare i “fumi dell’amore”. Così è stata ribattezzata la brezza che avvolge il piccolo paesino irlandese e che sembrerebbe stimolare cani e maschi.

Lanciato il sasso, addentriamoci in questa misteriosa storia. Ci troviamo in Irlanda, a Ringaskiddy, una località in cui sorge una fabbrica della Pfizer: la multinazionale che produce il Viagra.

Celebre in tutto il mondo, questo farmaco altro non è che la pillola dell’amore. Capace di stimolare l’erezione e di far fare bella figura al letto. Parte della produzione avviene proprio in questo stabilimento sperduto nella Contea di Cork.

 

Viagra nell’aria: ecco la storia

Secondo i tabloid britannici, durante le varie fasi di lavorazione, questa fabbrica rilascerebbe qualcosa nell’aria. In particolare è il Mirror a presentare questa tesi sostenuta da alcune persone della zona. Secondo gli interessati, cani e maschi, in alcuni giorni, avrebbero delle erezioni spontanee. Da cosa sarebbe dovute se non dalle emissioni rilasciate dalla fabbrica? Alla domanda non possiamo certo rispondere noi. Già qualche anno fa, l’azienda fu accusata di una possibile contaminazione delle risorse idriche: voci in seguito smentite dagli accertamenti.

Questa volta, il caso ha varcato i confini cittadini e costretto il colosso farmaceutico a rilasciare delle dichiarazioni pubbliche. Le riportano i quotidiani che avevano preso a cuore e diffuso questa notizia: “Pfizer bosses have rejected their claims, putting it down as an amusing myth. Our manufacturing processes have always been highly sophisticated as well as highly regulated”.

 

Conclusioni

Si tratta di uno scherzo, di una leggenda metropolitana? A chi credere? L’unica cosa da fare sarebbe visitare la piccola località di Ringaskiddy e scoprire di persona cosa accade. Magari resterete delusi dalla qualità dell’aria. D’altro canto avrete la possibilità di fare conoscenza con gli abitanti locali, sono poco meno di 600, oppure candidarvi per un posto di lavoro alla Pfizer.

 

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Rugby. Ranking mondiale

Gli All Blacks restano saldi al primo posto del ranking mondiale di rugby, seguiti con qualche sbalzo da Irlanda, Inghilterra e Galles.

L’Italia continua a slittare tra la 14° e la 15° posizione. Australia e Sudafrica si contendono spesso tra il quarto e il sesto posto. Seguono Scozia e Francia, in calzati dai Pumas che riescono a piazzarsi davanti alle Fiji.

Ricordiamo che la nazionale irlandese si è laureata campione europea dopo aver vinto il Sei Nazioni 2015 e 2018, mentre l’edizione 2016 è stata vinta dagli inglesi che si sono aggiudicati anche l’edizione 2017.

Rugby Ranking mondiale

 

Ranking mondiale di rugby

Tabella Ranking mondiale aggiornata al 1/4/2019

POSTEAMSPOINTS
1(1)NEW ZEALAND92.54
2(2)WALES89.96
3(3)IRELAND88.69
4(4)ENGLAND86.27
5(5)SOUTH AFRICA84.58
6(6)AUSTRALIA82.40
7(7)SCOTLAND80.17
8(8)FRANCE79.42
9(9)FIJI77.95
10(10)ARGENTINA77.05
11(11)JAPAN75.24
12(12)GEORGIA74.42
13(13)TONGA73.02
14(14)ITALY72.04
15(15)USA71.71
16(16)URUGUAY69.09
17(17)SAMOA68.78
18(18)ROMANIA65.84
19(19)SPAGNA65.11
20(20)RUSSIA63.72

Guglielmo Marconi: l’Irlanda lo celebra

Perché l’Irlanda celebri Guglielmo Marconi è presto detto. Di madre irlandese, il genio italiano è l’inventore della radio e premio Nobel per la fisica. A lui si deve la prima trasmissione vocale oltreoceano dalla sua stazione di Ballybunion a una stazione di ricezione a Cape Breton in Nuova Scozia, Canada, dando vita a un evento che cambiò la comunicazione mondiale: “Hello Canada”.

Sono trascorsi 100 anni da quello che segnò il primo passo verso la comunicazione moderna. E non si può certo trascurare una figura così importante come Guglielmo Marconi che, il 19 marzo del 1919, con la Società Marconi acquistò una stazione radio con un’antenna in acciaio alta 500 piedi (152 metri).

La prima trasmissione vocale su onde lunghe con la stazione ricevente di Cape Breton, in Nuova Scozia, Canada, in cui Marconi annunciava “Hello Canada, Hello Canada. Questo è il trasmettitore a valvole di Ballybunion in Irlanda che sta chiamando attraverso un’onda di 3800 metri. Mi sentite? Per favore datemi un segnale”, è oramai storia. La stazione di Ballybunion utilizzava solo tre valvole per attraversare l’Atlantico.

Cento anni fa, l’inventore Guglielmo Marconi trasmetteva oltreoceano

I legami tra l’Irlanda e Marconi sono antecedenti alla data celebrata da Ballybunion, un piccolo villaggio ubicato nella parte settentrionale del Kerry dove, tra l’altro, è possibile praticare alcuni percorsi (a lui dedicati) a piedi organizzati da Ecotrek Ballybunion. Le tracce dell’imprenditore italiano nato a Bologna il 25 aprile 1874 conducono a Ballycastle, in Irlanda del Nord.

È qui che Guglielmo Marconi effettuò una trasmissione senza fili sul mare comunicando con la vicina isola di Rathlin. Una targa – Marconi Memorial – lo ricorda. È il 1898 – la prima trasmissione in assoluto è attribuita in tale occasione -, quando il futuro premio Nobel stabilisce un ponte radio tra la residenza estiva della regina Vittoria e lo yacht reale sul quale c’era il principe di Galles, il futuro Edoardo VII convalescente per una brutta ferita al ginocchio. Nello stesso anno, i segnali attraversano il canale della Manica superando la distanza di 51 chilometri.

Marconi e il Premio Nobel

Passano poco anni, infatti, e il 10 dicembre 1909, a Stoccolma, Guglielmo Marconi è insignito del premio Nobel per la fisica, condiviso con il fisico tedesco Carl Ferdinand Braun. La motivazione della Reale Accademia delle Scienze di Svezia recita: “… a riconoscimento del contributo dato allo sviluppo della telegrafia senza fili”. Ventuno anni dopo, la trasmissione vocale su onde lunghe con la stazione canadese.

 

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Ritratto da record: raffigura erede famiglia Guinness

Scorre un po’ di stout nel raro ritratto di Lucian Freud, nipote di Sigmund, che raffigura Garech Browne (1939-2018). il dipinto dell’aristocratico è stato battuto dalla casa d’aste Sotheby’s per 5,8 milioni di sterline (6,7 milioni di euro).

La tela “Head of a Boy“, letteralmente tradotto in testa di un ragazzo, è partita da una stima iniziale di 4,5 milioni di sterline ed è stata messa all’asta per la prima volta dal 1956, anno della sua esecuzione.

Garech Browne, amico di lunga data di Freud, fu un appassionato mecenate di musica, poesia e cultura irlandese e ultimo custode dell’incantevole tenuta di Luggala, immersa nelle montagne di Wicklow (Irlanda), dove il ritratto è stato custodito per oltre mezzo secolo.

Head of a Boy

Quel ritratto racconta l’amicizia tra Lucian Freud e Garech Browne. Il pittore fece tappa a Luggala, accompagnato da sua moglie Kitty, negli anni ’40. Poco prima di scappare con la cugina di Garech, Lady Caroline Hamilton-Temple-Blackwood, nel 1952. Il dipinto di un giovane Garech fu realizzato nella tenuta durante un momento di profonda crisi nel corso del secondo matrimonio di Freud; lui e Caroline si separarono nel 1957, l’anno successivo alla realizzazione di quest’opera.

Esposto raramente ma noto nella produzione di Freud, Head of a Boy testimonia in misura uguale sia la storia di Luggala sia il percorso artistico del pittore. Sono le memorie di Garech, pubblicate nel 2012, a testimoniare quanto espresso: “Forse la persona da cui ho imparato di più è Freud. Venne a Luggala per la prima volta con sua moglie Kitty. In seguito sposò mia cugina Lady Caroline Hamilton-Temple-Blackwood. Stava dipingendo il mio ritratto a Luggala quando la villa prese fuoco nel 1956, così diede la versione incompiuta a Caroline e ne incominciò una nuova. In seguito Lucian mi ha presentato molte persone interessanti, tra cui il pittore irlandese Francis Bacon, e fatto visitare le sale del Louvre”.

 

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L’Italian Cookery School compie 15 anni

L’azienda, italiana al 100%, da anni operante nel cuore della capitale irlandese, Temple Bar, è sempre più amata ed apprezzata tanto da vantare una lista lunga d’attesa. Conosci Italian Cookery School?

Insomma, per imparare a cucinare ci vuole pazienza. Così l’Italian Cookery School ‘Pinocchio’ ha deciso di festeggiare ampliando i propri progetti. basta spulciare il fitto programma per capire corsi e masterclass: tra le offerte c’è la realizzazione della pasta fatta in casa, immancabile tradizione della Penisola, nonché della pizza e dei dolci.

Italian Cookery School è stata fondata da due imprenditori italiani con la promessa di utilizzare ingredienti e ricette nostrane. Il made in Italy deve essere rispettato al 100%. Col tempo, oltre all’enogastronomia, questo luogo è divenuto teatro dell’arte della convivialità, una specialità del tutto italiana. Agli studenti si sono spesso alternati volti noti della Tv e campioni dello sport.

La storia di Italian Cookery School

Italian Cookery School è una scuola di cucina nata nel 2004: due fondatori Maurizio Mastrangelo e Marco Giannantonio, a capo della Holding Flavour of Italy, che, tra le varie attività, include anche una divisione dedicata alla formazione. I due hanno scelto l’Irlanda per avviare un’azienda di import-export di prodotti italiani, la “scuola – commenta Giannantonio – nella sua idea iniziale, doveva essere un posto dove organizzare show-cooking per presentare a chef, imprenditori e ristoratori i prodotti italiani che avevamo selezionato e che puntavamo lanciare sul mercato irlandese”.

Ben presto si sono “aggiunti dai 15 posti iniziali, oltre 80 persone. Lo scorso anno, solo per fare qualche esempio, sono stati circa mille gli studenti della scuola per i corsi normali, cui partecipa un pubblico molto variegato. A loro vanno aggiunte oltre 2 mila persone per le lezioni in formato team building”. “Oltre alla varietà di corsi offerti, puntiamo molto sulla convivialità ‘made in italy’: un aspetto che, senza dubbio, è quello che ha permesso di differenziarci dai nostri competitor.

I nostri corsi di cucina, e in particolar modo i nostri ‘cookery party’, puntano far vivere un’esperienza nella maniera più piacevole possibile, cercando di fare sentire i partecipanti come a casa di amici”, aggiunge Maurizio. “La formula è molto semplice: gli ospiti, guidati dagli chef, imparano a cucinare i migliori piatti della tradizione – dalla pasta fresca alla pizza al tiramisù – mentre sorseggiano dell’ottimo vino italiano. Poi, tutti insieme gustano la cena preparata a partire dagli ingredienti di base. Un po’ lezione di cucina, un po’ party, dunque, è un’opportunità per divertirsi, imparare nuove cose e fare squadra intorno a un tavolo, secondo la più autentica tradizione italiana”, conclude uno dei soci.

“In occasione del quindicesimo anno dalla fondazione della scuola – commenta il direttore Crupi – abbiamo pensato a varie iniziative: è da poco terminata una masterclass, teorica e pratica, sull’arte della pizza e, nelle prossime settimane, sono previsti sia alcuni corsi che alcuni cookery party dedicati ai dolci. Senza dimenticare, infine, che, nei prossimi mesi, lanceremo nuovi corsi dedicati alle diverse cucine regionali italiane, approfondendo insieme ai partecipanti anche gli aspetti storico-turistici delle località che, di volta in volta, saranno protagoniste delle lezioni”.

 

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Brexit al confine, resta nodo Irlanda

Tra allarmi bomba e ordigni incendiari artigianali, scoperti nei giorni scorsi all’aeroporto di Heathrow, il London City Airport e la stazione ferroviaria londinese di Waterloo, provenienti dall’Irlanda, il nodo Brexit continua a tenere Londra sotto scacco. Il governo May e l’Europa sono in cerca di soluzioni. Il tempo stringe, una decisione si spera dovrebbe essere concordata tra le parti entro il tempo massimo. Al momento, il limite della brexit è fissato al 29 marzo 2019.

Ciò che potrebbe succedere dopo quel confine temporale non è dato saperlo. A rischio c’è la frontiera tra Irlanda e Irlanda del Nord. La paura è un ritorno al passato, un salto nel buio che potrebbe riaccendere animi nostalgici. La questione irlandese, i trobules, sono storia recente. Troppo recente per permettersi una Brexit con backstop, ossia senza rete di protezione al confine.

Per questo l’Europa tende ancora una volta la mano al Regno Unito invitando l’esecutivo britannico a presentare all’Unione europea nuove proposte entro le prossime 48 ore. L’obiettivo è superare l’impasse sull’accordo raggiunto tra Londra e Bruxelles non più negoziabile.

Brexit e backstop al confine

La Ue si dice pronta a vagliare proposte se Londra dovesse presentarne. Lo riporta la Bbc. La clausola dovrà spiegare come lasciare aperto il confine tra le due Irlande dopo la Brexit. I diplomatici dei 28 Stati membri sono stati informati che la premier Theresa May potrebbe incontrare il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker già in settimana. Progressi che dovranno maturare nonostate la posizione dell’Ue, secondo la quale l’accordo per la Brexit non può essere rinegoziato. A rompere il silenzio è stata la ministra francese per l’Europa, Nathalie Loiseau: “Non ci piace il backstop, non vogliamo doverlo implementare, e se dovessimo, non vorremmo rimanere nel backstop. Siamo tutti d’accordo che dovrebbe essere temporaneo”.

Il Regno Unito ha già detto che sono state formulate proposte “ragionevoli” per soddisfare le preoccupazioni dei parlamentari e rimanere in qualche modo legati alle regole europee. L’idea di May è quella di impedire i controlli fisici al confine tra l’Irlanda del Nord e Repubblica d’Irlanda. I parlamentari britannici dovranno esprimersi di nuovo sulla Brexit. Se rifiuteranno l’accordo, ancora una volta, potranno scegliere se uscire senza un accordo o posticipare l’uscita del Regno Unito dall’Ue oltre la data prevista del 29 marzo.

“Se l’accordo del primo ministro non verrà approvato, è probabile che la Camera dei comuni voterà per estendere la procedura dell’articolo 50, per non lasciare l’Unione europea senza un accordo, e dove andremo a finire è altamente incerto” ha dichiarato il Cancelliere dello Scacchiere, Philip Hammond, alla radio della BBC.

Furto Chiesa di St Michan: ritrovata testa mummificata

È stata ritrovata la testa mummificata di un crociato risalente a 800 anni fa. A darne notizia la polizia di Dublino. Il reperto era stato trafugato lo scorso febbraio dalla cripta della Chiesa di St Michan.

“Sono felicissimo” ha dichiarato l’arcivescovo della capitale, Michael Jackson, che ha aggiunto: “Le mummie nella cripta costituiscono una parte inestimabile del patrimonio della città”.

Il furto avvenne durante il weekend e, dunque, l’allarme fu lanciato tardivamente. Agli inizi della settimana successiva, una guida si rese conto di quanto fosse accaduto durante un tour.

 

St Michan e la mummia ritrovata

Il mese scorso, il furto nella cripta. Quando gli agenti sono intervenuti nella Chiesa hanno rinvenuto il piede di porco utilizzato per scassinare la bara. Se poco si sa su chi siano i responsabili materiali, molto si conosce sulla chiesa di St Michan e sulla mummia ora restituita. La testa trafugata appartiene a un ‘Crociato’, presumibilmente deceduto dopo aver preso parte alle crociate durante la riconquista di Gerusalemme. La Chiesa di St Michan, risalente al 1095, è considerata una popolarissima destinazione turistica. Ogni anno sono almeno 30 mila le persone che vi fanno visita.

A rendere avvincente questo luogo è proprio la cripta, la quale vanta decine di mummie, alcune delle quali sono perfettamente visibili perché risposte in delle bare aperte. Sembrerà un caso, eppure provate a pensarci, ognuna racconta una storia. Per motivi di sensibilità personali abbiamo deciso di non pubblicare le immagini e congedarvi con degli aneddoti che si raccontano da queste parti. Una tradizione locale sostiene come queste mummie abbiamo influenzato lo scrittore Bram Stoker, il papà di Dracula. Altri sostengono che il compositore Georg Friedrich Händel suonò l’organo della Chiesa di St Michan prima del debutto con l’oratorio in lingua inglese Messiah a Dublino. Correva l’anno 1742.

 

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Alle porte di Roma, i Celti in Tv

Gli amanti dei Celti, dunque tutti coloro che in qualche modo prendono parte alle feste celtiche in Italia, avranno la possibilità di seguire una serie di di a.C.d.C. – tre puntate trasmesse dalla Rai – dal titolo “Alle porte di Roma“. Un modo per ripercorrere le origini, la storia e l’evoluzione dei rapporti e degli equilibri politici. Le tribù dei Celti si estendevano dalla Spagna all’Inghilterra, e dalla Francia alla Slovenia, fino all’Anatolia. Nuove scoperte archeologiche stanno disegnando un ritratto più preciso di queste popolazioni che per quasi un millennio hanno condizionato la storia dell’Europa e tenuto all’erta Roma.

Nella prima puntata di “Alle porte di Roma”, andata in onda il 7 marzo alle 21.10 su Rai
Storia, in primo piano sono state evidenziate le origini dei Celti nelle Alpi dell’Europa centrale e il sacco di Roma ad opera di Brenno. Il mistero che avvolge i Celti, un ‘popolo misterioso’ ammette Alessandro Barbero, Il professore che curerà l’introduzione della serie, è perché poco conosciamo di loro. Insomma, non ci sarebbe nessun segreto “esoterico”.

Per questo, i documentari, oltre a una narrazione delle gesta di alcune celebri personaggi come Brenno, Vercingetorige o la regina Boudicca si concentrano sulle ricerche archeologiche e aiutano a gettare un po’ di luce su questa civiltà. Eppure i Celti vantano una storia quasi millenaria, che compare in Europa centrale nell’VIII secolo avanti Cristo e che in pochi secoli si espande in tutto il continente, colonizzando la Spagna, la Francia, le isole britanniche, l’Italia – arrivando a conquistare, pur per un breve periodo, Roma – spingendosi anche nei Balcani e raggiungendo la penisola anatolica, rimanendoci per lungo tempo.

 

Alle porte di Roma

Molti non ricordano, o non associano immediatamente il nome dei Celti a quello dei Galli: in realtà si tratta dello stesso popolo nominato in modo diverso dai greci (Keltoi, da cui Celti) o dai romani (Galli), e basta ricordare che regioni come la Galizia spagnola, o come la Galizia dell’Europa centrale, derivano il loro nome proprio dai galli, ovvero i celti. Eppure, dopo quasi un millennio di presenza diffusa in tutto il continente, questo popolo è quasi scomparso completamente, soppiantato da altri popoli dominatori, i Romani e i Germani. E anche se le loro lingue sono andate sparendo, oggi si parlano ancora in Bretagna e in Galles, e in qualche area della Scozia e dell’Irlanda.

Quasi tutto quello che sappiamo dei Celti, in effetti, deriva dai resoconti dei loro nemici, di coloro che li “debellarono”, come appunto Giulio Cesare, che per giustificare la sua vittoriosa, e sanguinosa, campagna nella Gallia li descrisse spesso con toni foschi, come barbari dediti ai sacrifici umani. Altre fonti sui Celti sono quelle archeologiche, che naturalmente non raccontano in modo descrittivo, come gli scritti dei greci e dei romani, ma che permettono agli studiosi di oggi di avere preziosi informazioni e, in alcuni casi, di smentire dei luoghi comuni, come quelli riguardanti i grandi monumenti, i Dolmen e i Menhir, che a lungo sono stati attribuiti alla civiltà celtica e che invece risalgono a molto tempo prima che questo popolo si affacciasse sulla storia.

 

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High Island è in vendita

Un milione di sterline e High Island è tua. Finisce in vendita un piccolo paradiso naturale composto da 80 acri (32 ettari) di roccia scoscesa.

In irlandese l’isola si chiama Ardoileán ed è di proprietà pubblica. High Island si trova a due miglia dalla costa di Galway, nell’oceano Atlantico ed è stata un tempo sede di un antico monastero irlandese.

Come riportato da The Guardian, dopo 3 mila anni di insediamenti a intermittenza, l’isola è rimasta disabitata. Raggiungibile esclusivamente via terra o via cielo, High Island accoglie un grande quantità di uccelli, erbe e felci.

 

Alla scoperta di High Island

“È un posto adorabile, un posto bellissimo”, ha dichiarato dall’ufficio vendite della Auctioneers Luke Spencer. Di certo su High Island non ci sono problemi di traffico o d’inquinamento e, tantomeno, non è possibile accedere a internet. Viceversa, se così si può dire, è un luogo ottimale per il pascolo se si considerano i due laghi naturali d’acqua dolce. Come abbiamo già accennato precedentemente, vi è un’abbondanza di avifauna. In particolare troviamo gabbiani, fulmari, berte di Manx, petroliere e ostriche e persino un paio di falchi pellegrini (in primavera). In autunno è facile trovare le oche dei cirripedi. Insomma, da queste parti regna la natura. Il futuro acquirente dovrà arrivare con il proprio mezzo a bordo di un gommone oppure atterrando da un elicottero.

High Island

Le rovine del monastero di High Island (Foto di 32cnamart, Wikipedia)

Tra i resti ci sono quelli di un monastero del 7° secolo, che si ritiene sia stato fondato da Féchín of Fore, e di un mulino ad acqua, che si ritiene sia il primo esempio conosciuto di un mulino monastico irlandese. Tra le rovine c’è persino una capanna di pietra alveare completamente intatta, custodita dall’Irish Office of Public Works.

 

Distanze e come raggiungerla

High Island misura 80 acri e vanta due laghi d’acqua dolce che misurano 1,2 km e 4 km. L’isoletta si trova a soli tre chilometri da Claddaghduff, nella Contea di Galway.

 

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