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Parole nella polvere: l’Ulisse della cultura gaelica

«Il più grande romanzo mai scritto in gaelico, e uno dei migliori libri usciti dall’Irlanda nel XX secolo», lo ha definito Colm Tóibín. È il capolavoro Parole nella polvere: l’Ulisse della cultura gaelica di Máirtín Ó Cadhain, uno dei più importanti autori in lingua irlandese del XX secolo.

Rimasto a lungo inaccessibile al pubblico internazionale, Parole nella polvere è stato descritto come lo Spoon River irlandese. Appare tuttavia assai lontano dal tono dolente di Lee Masters, risultando una commedia nera concitata e paradossale.

La traduzione è stata affidata a quattro traduttori: Luisa Anzolin, Laura Macedonio, Vincenzo Perna e Thais Siciliano. Perché non un solo traduttore? Perché poi quattro? Lo spiega Lindau. “La scelta ha tenuto conto proprio della struttura dialogica del testo, che in effetti si è prestato facilmente a riduzioni teatrali e radiofoniche. Tanto più che i magnifici quattro che hanno affrontato l’impresa – precisa la casa editrice indipendente – erano già rodati e ben affiatati per altre esperienze di lavoro comunitario. L’idea era che ciascuno traducesse la sua parte, ma potesse rappresentare alcune voci in particolare”.

 

Il libro Parole nella polvere

Da un piccolo cimitero del Connemara, di fronte all’Atlantico, si levano voci che dicono la loro su tutto e tutti: fatti personali, tragedie recenti, leggende popolari, guerra civile, rugby. Dialogano fra loro morti che non sono morti, e che anzi intervengono come se fossero ancora nel pieno delle loro vicende quotidiane.

Sopra tutti risuona la voce di Caitríona, sanguigna vedova in perenne dissidio con nuora e consuocera, col prete, con la sorella, col mondo intero insomma.

Parole nella polvere è un brulicante viluppo di storie radicate in un mondo intimamente orale. Un’incessante conversazione che ripercorre le contraddittorie vicende di una comunità, tra accuse e contro accuse che parlano di proprietà della terra, di matrimoni più o meno d’amore, di debiti ed eredità.

 

Il lavoro di traduzione

«Le traduzioni disponibili erano tre: una del 2015, una del 2016 (dello stesso editore) e una ben più antica (del 1984) compiuta per un PhD presso la UC Berkeley. Senza farla tanto lunga è stato necessario tenere d’occhio tutte e tre, sapendo bene che la prima era più un adattamento che una vera traduzione, ma per arrivare a determinare i pesi e le misure, privi come eravamo di ogni nozione della lingua originale, abbiamo cercato pareri e sponde tra gli esperti disponibili, in Italia come in Irlanda, oltreché chiedere all’editore irlandese il testo primigenio e indicazioni più precise sulle caratteristiche delle prime due traduzioni». Per saperne di più.

 

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Racconti d’Irlanda

«L’Irlanda può cambiarti la vita. Non importa quanto tempo viaggerai sotto i suoi cieli immensi ed imprevedibili. Ad aspettarti, oltre alle sue scogliere a picco sull’oceano, ci sarà molto di più. T

i accoglierà una nazione meravigliosa, trasformata dai cambiamenti sociali, economici e politici degli ultimi anni. Qui, il grigio delle pietre del Burren abbraccia i murales di Belfast. La vita e la morte s’incontrano in una pinta di scura. Scoprirai che l’esotismo si può nascondere anche nei pigiami, e che i monaci benedettini amano giocare a rugby.

Ti sentirai un pirata vagabondo, con gli occhi rivolti verso le stelle attraverso un enorme telescopio che, quasi per magia, troverai in un giardino segreto». Questi racconti nascono da storie vere vissute da Vanessa Marenco. Otto anni di vita irlandese, “dall’altra parte” della strada, su una Punto nera scassata.

 

«Racconti d’Irlanda è una lettera d’amore per una nazione che ho visto cambiare nel corso degli anni. L’Isola mi ha migliorato la vita e mi ha donato possibilità che, in quei precisi momenti, l’Italia forse non mi avrebbe potuto dare. Il libro è anche una professione di entusiasmo nella vita all’estero. Fai fatica con la lingua, almeno all’inizio, ma ti impegni e le cose cambiano, ed impari valori e Tradizioni che altrimenti ti sarebbero precluse. Il mio libro racconta di quotidiani e grandi cambiamenti. Ad esempio imparare a guidare “dall’altra parte della strada”, oppure il confrontarsi con vicende storiche complesse come quelle dell’Ulster. Per me, questa lunga esperienza irlandese è stato il dono di una, due, tre, mille vite differenti che mi hanno cambiata per sempre. In inglese, si parla di inbetweenness: un po’ paradossalmente, io dentro sarò sempre un po’ italiana, ed un po’ irlandese», racconta l’autrice.

Qualche frase tratta dal libro dei Racconti

«I bambini sono stati indubbiamente i maestri più spietati: mi correggevano l’accento, la grammatica, la sintassi senza paura d’essere maleducati. Il più tenace di tutti è stato Colin, che ora ha quasi vent’anni. Lo considero come un fratello minore, ma che non sopportava che io non pronunciassi il suo nome in modo corretto, oppure che non sapessi cos’era un banana sandwich. La sua frase preferita era “I am not sure I know what you mean”. Era un killer senza cuore che però nel giro di un paio di settimane riuscì a insegnarmi, suo malgrado, molto di più di quanto era riportato in quell’ostile libro di grammatica contro cui sbattevo da anni».

«Le convenzioni che regolavano le uscite con gli amici e i nuovi colleghi del lavoro erano completamente diverse da quelle a cui ero abituata in Italia. Variava tutto. I pub, centri essenziali della vita irlandese, prendevano il posto dei nostri bar e avevano orari di apertura più ridotti. La morte, la vita, le sconfitte e le vittorie vengono celebrate in maniera equamente passionale in questi luoghi: varia la struttura del locale, varia indubbiamente il tipo di clientela, ma stabile rimane la loro natura tollerante e famigliare».

«Molti viaggiatori arrivano in Irlanda per la musica tradizionale. I violini, i bodhrán, le gighe, i reel. Solitamente, l’immaginario collettivo piazza questi elementi nella cornice di un pub. I cantanti irlandesi in generale raccontano di emigranti dal cuore spezzato, di malinconia per le coste del Kerry, dei campi di Athenry. A Limerick le cose in fatto di musica vanno diversamente. Ci sono, ad esempio, i Rubberbandits».

Chi è Vanessa Marenco?

Vanessa Marenco nasce in Liguria nel 1980. Dopo la laurea in lingue e letterature straniere a Torino, parte per l’Irlanda, paese che vive e ama per quasi 9 anni. Ha viaggiato, zaino in spalla, in molti paesi dell’Asia Centrale, in Medio Oriente ed in Groenlandia. Ad accompagnarla nelle sue esplorazioni la sua fidata Nikon e un taccuino. Alla fine del 2013 crea il suo sito di racconti e fotografia di viaggio, www.skandorinasdiary.com, che cura in italiano ed in inglese. Da febbraio 2016 collabora con la rivista online Latitudes Life. Vive a Torino.

 

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Una fede celtica

Nato da una ricerca sul campo svolta tra il 1907 e il 1910, Una fede celtica è diventato ben presto un classico nel suo genere. L’autore ci conduce per mano nelle regioni incantate d’Irlanda, Scozia, Isola di Man, Galles, Cornovaglia e Bretagna, facendoci sedere accanto al fuoco con i suoi abitanti più autentici e facendoci narrare dalle loro labbra storie incredibili su spiriti, folletti e altre creature stupende.

Partendo dalle testimonianze di uomini e donne entrati in contatto col misterioso “Piccolo Popolo”, Evans-Wentz delinea i contorni di quella che definisce Fede nelle Fate, una vera e propria religione popolare delle genti celtiche (e non solo), per poi spingersi a indagare le origini del mito e a interrogarsi, alle soglie della scienza, sulla reale natura degli esseri fatati.

Una fede celtica è una cavalcata tra leggende e superstizioni alla scoperta dell’antica sapienza esoterica celtica, un’opera fondamentale a cui attinse anche Tolkien e che spalanca una porta su dimensioni sconosciute, precluse allo sguardo dei più.

Walter Yeeling Evans-Wentz (1878-1965)

Antropologo americano, profondo conoscitore del Buddhismo tibetano e della mitologia celtica. Influenzato da William James e W. B. Yeats, studiò dapprima alla Stanford University e poi al Jesus College di Oxford, dove conobbe T. E. Lawrence (Lawrence d’Arabia) che lo spronò a visitare l’Oriente. Viaggiò dunque in Egitto, Sri Lanka e, soprattutto, in India, dove incontrò Yogananda, Krishnamurti, Shunyata e altri maestri spirituali.

A Darjeeling entrò in possesso di antichi testi religiosi tibetani, tra cui il manoscritto del Bardo Thodol, che tradusse con l’aiuto di Lama Kazi Dawa-Samdup e altri, pubblicandolo nel 1927 con il titolo di Libro Tibetano dei Morti. Da sempre interessato all’occulto e allo spiritualismo, fu membro devoto della Società Teosofica e in India incontrò Annie Besant. A lui si deve la traduzione di testi fondamentali come la Vita di Milarepa (1928), Lo Yoga Tibetano e le Dottrine Segrete (1935) e Il Libro Tibetano della Grande Liberazione (1967).

(Comunicato stampa)

 

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Nel nome di Bobby Sands

In uscita il 1 agosto 2016, “Nel nome di Bobby Sands”, nuova edizione aggiornata di una apprezzatissima biografia del martire di Belfast (datata 2002), arricchita nella nuova versione anche dalla traduzione integrale di un inedito manuale dell’Irish Republican Army, del 1956.

Nel nome di Bobby Sands. Il combattente per la libertà, una storia irlandese” (L’Arco e la Corte, 160 pagine, 15 euro) una rinnovata biografia del capo dei detenuti repubblicani irlandesi nel carcere di Long Kesh, a Belfast, che a maggio del 1981 si lasciò morire di fame dopo 66 giorni di digiuno.

Il libro ripercorre quei tragici giorni, contestualizza la vicenda nell’ambito della lotta per l’indipendenza dell’Irlanda e prova a offrire una chiave di lettura, a 35 anni dalla tragedia di Sands, proprio nel centenario dell’insurrezione che a Pasqua del 1916 diede il via alla nascita della Repubblica d’Irlanda.

In coda al libro, c’è la traduzione integrale di un manuale inedito dell’Irish Republican Army, che risale al 1956, che offre uno spaccato crudo ed efficace per comprendere quale fosse il clima di violenza di quegli anni, nella martoriata Irlanda del Nord.

Titolo: Nel nome di Bobby Sands
Autore: Pierluigi Spagnolo
Editore: L’Arco e la Corte
Pagine: 160
Costo: 15 euro

 

Sinossi e informazioni

Da dove nasce il desiderio di continuare a parlare di Sands e della tragedia dell’Irlanda del Nord, a 35 anni dai drammatici giorni dello sciopero della fame dei detenuti di Long Kesh? Perché rinfrescare, aggiornare e ripubblicare questo libro, a 14 anni dalla prima edizione? Perché tornare a raccontare al pubblico italiano le difficoltà della vita e lo strazio della morte, i sogni e le delusioni, gli ideali inseguiti e i soprusi subiti dal ragazzo di Belfast e dai suoi compagni di lotta?

Perché quella del militante repubblicano irlandese, che a soli 27 anni si lasciò morire di fame in un carcere britannico, appare come una storia senza tempo e senza latitudini, un messaggio universale di amore per la propria terra, di lotta per la libertà e di ribellione alle ingiustizie. Perché la figura di Sands conserva il suo straordinario fascino ideale e iconografico, e il suo sacrifico resta un patrimonio trasversale, un simbolo immortale per tutti quelli che sognano un mondo giusto e libero.

 

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La fragilità della farfalla, un romanzo a quattro mani

C’è il Connemara e la storia d’Irlanda al centro del romanzo “La fragilità della farfalla”, un libro scritto a quattro mani da Maura Maffei e dal linguista irlandese Rónán Ú. Ó Lorcáin.

Primo capitolo della trilogia “Dietro la tenda”, interamente ambientata in Irlanda nel XVIII secolo, “La fragilità della farfalla” nasce da un intenso studio sulla cultura e le origini linguistiche irlandesi, durato cinque anni, che ha permesso di arricchire il testo con parole ed espressioni in gaelico, soprattutto nei dialoghi.

Sullo sfondo maestoso del Connemara, due famiglie di antica nobiltà, legate da relazioni di amicizia e parentela prima e di odio e forte rancore poi, intrecciano ancora una volta i loro destini con il ritorno in patria di un gruppo di esuli, rimasti a lungo in Austria e tornati in Irlanda con una missione ambiziosa: combattere le Leggi Penali che permettono agli inglesi di mantenere sotto il loro giogo dominatore gli irlandesi, impedendo loro di professare la fede cattolica e perfino di guadagnare dal proprio lavoro.

 

Ma il progetto pericoloso viene ostacolato dalla nascita di un sentimento d’amore tra il coraggioso capitano Bran e la bella Labhaoise, figlia del suo più acerrimo nemico.

Maura Maffei
Maura Maffei è erborista e soprano lirico, profonda conoscitrice ed estimatrice della lingua e della cultura irlandesi. Rónán Ú. Ó Lorcáin è invece tecnologo, musicista e traduttore. Dopo molti anni vissuti in Italia, è tornato in Irlanda dove si dedica anche all’attività di linguista.

Genere: letteratura italiana
Listino:€ 12,00
Editore: Parallelo45 Edizioni
Collana:Secondo millennio
Data uscita: 05/12/2015
Pagine: 234
Formato: brossura
Lingua: Italiano
EAN: 9788898440962

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Seguendo il suono aritmico del cuore

“Athlone, Doolin, Galway, Coral Beach, Kildare, Newgrange, Hill of Tara … sono i luoghi che Sara visiterà (alcuni in compagnia del bizzarro Liam) durante il suo viaggio in Irlanda ‘Seguendo il suono aritmico del cuore‘: il libro di Monica Gazzetta.

Sara è partita dopo aver scoperto di essere affetta da una malattia genetica: la Cardiomiopatia Aritmogena del Ventricolo Destro, la stessa che probabilmente ha ucciso sua madre. Il suo DNA è per metà irlandese e decide di partire alla volta dell’Irlanda per incontrare i suoi parenti e per avvisarli.

Scopre le sue origini e viene a conoscenza di piccoli frammenti della vita della madre, morta quando lei era una bambina. Luoghi sacri, leggende di popoli antichi e verdi paesaggi fanno da sfondo a quello che risulterà essere un viaggio alla scoperta di sé attraverso gli altri e attraverso la storia”.

Genere: Narrativa moderna e contemporanea
ISBN Libro:9788892308732
Pubblicazione: 2016
Formato: 15×23
Foliazione: 116
Copertina: morbida
Interno: bn

Alcune recensioni

È un romanzo particolare, in cui vengono fuori, prepotentemente, due cose: la descrizione di una malattia rara, con il cuore che gestisce la vita della persona (delle persone) soggetta a questa malattia ereditaria. La seconda, la grande passione per l’Irlanda, questa bellissima terra, di una natura quasi incontaminata e con i suoi castelli ed i monumenti, vecchi anche di millenni. Sembra quasi una guida ed un invito a visitarla. In questo contesto si sviluppa la storia della ragazza, protagonista di un affascinante viaggio alla ricerca del suo passato e della sua famiglia di origine irlandese, con un pizzico di suspance dovuti ai momenti in cui la malattia della protagonista mette a rischio la vita della stessa. Il romanzo è ben scritto (vi sono un paio di refusi) e la trama si incastra nelle descrizioni storiche dell’Irlanda, anche se, a volte, quasi ne prendono il sopravvento.

Maurizio Rafanelli

Sara, la protagonista, scopre di essere affetta da una malattia genetica al cuore. L’ha ereditata dalla madre, sicuramente morta per lo stesso problema. La ragazza decide di intraprendere un viaggio in Irlanda, terra natia della madre, per cercare di capire le sue origini e in un certo senso mappare i suoi familiari e vedere chi altri, oltre a lei, può essere affetto dalla stessa malattia genetica. Durante il viaggio tuttavia non scopre solo persone che possono condividere il suo stesso dramma, Sara scopre le sue origini. Ritrova il rapporto con la nonna, conosce cugini, parenti, donne, uomini e bambini che fanno parte della sua vita anche se non li aveva mai conosciuti. Il tutto è contornato da paesaggi incontaminati, luoghi sacri e leggende di popoli antichi. E poi c’è il dono. Sua madre lo possedeva e forse anche lei. È semplicemente l’essere in contatto attraverso la natura, con il popolo dell’altro mondo, fatto di folletti, gnomi e fate. Al termine del viaggio Sara non sarà più la stessa persona che era prima, è maturata, è cresciuta, ha preso consapevolezza di sé, del suo essere e del suo stare nel mondo.
Un libro intenso nella trama e nell’atmosfera che si respira pagina dopo pagina, un libro delicato, un libro da leggere assolutamente!!!

Chiara Cipolla

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Come il sole di mezzanotte

Come il sole di mezzanotte è il secondo romanzo di Liliana Onori.

Come il sole di mezzanotte ti porta nell’Irlanda di fine ottocento dove la contessina Anna Delarey torna a casa dopo aver concluso il college. Non conosce l’amore, ma sa cosa vuole: non permetterà a nessuno, nemmeno a sua madre, di farle accettare un matrimonio combinato.

La donna, infatti, sogna un uomo da amare, al di là delle convenzioni sociali e, quando incontra Julian, il bel marinaio, è amore assoluto in grado di illuminare ogni cosa, come il sole di mezzanotte. Anna e Julian sono certi che il loro sentimento potrà superare qualsiasi pregiudizio, ma il destino è in agguato e Anna si troverà di fronte ad una scelta: rimanere ancorata a un passato che non può più tornare oppure faticosamente, coraggiosamente, lottare per il proprio futuro.

La prima volta che ho preso la penna in mano ho capito che da quel momento l’unica cosa che avrei voluto fare era scrivere.

Liliana Onori

Il romanzo offre una lettura coinvolgente e come sostiene l’autrice: «A me piace pensare che il mio essere sia destinato alla scrittura perché come diceva Italo Calvino»: «ogni tanto mi accorgo che la penna ha preso a correre sul foglio come da sola e io a correrle dietro. È verso la verità che corriamo, la penna e io, la verità che aspetto sempre che mi venga incontro, dal fondo d’una pagina bianca, e che potrò raggiungere soltanto quando a colpi di penna sarò riuscita a seppellire tutte le accidie e le insoddisfazioni».

Genere: letteratura rosa
Editore: Librosì Edizioni
Data uscita: 13/06/2015
Formato: Ebook
Lingua: Italiano
EAN: 9788898190539

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Il fiordo di Killary (Barry Kevin)

Il fiordo di Killary di Barry Kevin è «uno spaccato di vita di quell’Irlanda da cui l’autore proviene, affrontato con irresistibile comicità».

Dodici racconti imprevedibili, sottili, disturbanti, che compongono – fra intrusioni inaspettate, mortificanti rassegnazioni, insularità devianti, esplosioni liriche, promesse spezzate, istinti di autointossicazione e schietta malvagità – una formidabile ed eterogenea galleria di personaggi, scenari e situazioni attraversati da una tetra, irresistibile comicità.

Nulla, però, inclina al buffonesco: quello di Barry è semmai un sogghignante e memorabile contrappunto a dolorose epifanie che discendono in linea diretta dalla migliore tradizione irlandese del racconto breve.
Il fiordo di Killary

Kevin Barry, Il fiordo di Killary

La carriera letteraria di Kevin Barry nasce dalla congiunzione di un sogno e di un incubo, entrambi precoci. Il sogno era, racconta Barry, “diventare il più grande scrittore ebraico della mia generazione, un autore del livello di Roth o di Malamud, anzi meglio. Solo che per un ventenne lentigginoso di Cork, Irlanda, la faccenda si presentava un po’ complicata”. Quanto all’incubo, coincideva col “pensum” imposto dall’industria editoriale a qualsiasi debuttante: trovare una voce (e poi vivere di quella).

Bene, dal momento che la sola idea “di sentirsi frastornare per i successivi trenta o quarant’anni da quella benedetta voce, sempre uguale” gli faceva accapponare la pelle, Barry ha tempestivamente optato per una via diversa: scrivere, con la stessa gioia selvaggia che il lettore, per osmosi, prova leggendole, le storie in cui si imbatteva più o meno tutti i giorni, fra le strade e i pub della sua Irlanda. Storie nere, quasi sempre, i cui personaggi non solo sbagliano, ma perseverano, diabolicamente, nell’errore.

Un ragazzo esce da un carcere minorile dopo una condanna per spaccio di anfetamine, e ha un’idea luminosa per cominciare una nuova vita: spacciare anfetamine. Un suo coetaneo, sui tetti di Cork, pensa di baciare una sua amica talmente a lungo, e così tormentosamente, da disintegrare anche solo la possibilità di farlo. Due vecchiette battono la campagna in quello che sembra un incantevole road movie della terza età, finché non scopriamo che si tratta di due predatrici…

Genere: letteratura internazionale
Listino: €17,00
Editore: Adelphi
Collana: Gli Adelphi
Data uscita: 17/09/2014
Pagine: 171
Formato: brossura
Lingua: Italiano
EAN: 9788845929137

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«Dubliners 100», confronto con Joyce

«Dubliners» festeggia cento anni e Minimum Fax presenta un’opera polifonica che lo celebra. Si chiama «Dubliners 100» ed è un’antologia di racconti che riunisce alcune delle migliori penne dell’Irlanda contemporanea da John Boyne a Pat Mc Cabe, passando per Donal Ryan, Eimear McBride e Paul Murray, fino ad arrivare a Peter Murphy.

Sono tutti giovani talenti che hanno scelto di confrontarsi con il capolavoro joyciano, una delle più importanti raccolte di racconti del Novecento europeo. Dentro quell’opera c’è tutto la paralisi, il desiderio di fuga, il profondo senso di stagnazione e la frustrazione dei “Dubliners” di Joyce proiettano la loro luce obliqua sull’odierna vicenda esistenziale del Paese e del suo popolo ferito, scosso dalla violenta perdita d’identità e da un senso di regressione e isolamento.

Dal 1 gennaio 2012, in base alle leggi sul copyright UE, sono decaduti i diritti delle opere pubblicate da James Joyce il che significa che chiunque può adattare i racconti dello scrittore irlandese. È possibile adattare in un cortometraggio sperimentale ogni racconto del libro Dubliners, si può sviluppare un gioco per computer, stile Second Life, basato su Ulisse e chiamare una band con il nome di uno dei capolavori dello scrittore: Finnegans Wake.

15 autori irlandesi si confrontano con Joyce.

Genere: letteratura internazionale
Listino: €15,00
Editore: Minimum Fax
Collana: Sotterranei
Data uscita: 13/11/2014
Pagine: 240
Formato: brossura
Lingua: Italiano
EAN: 9788875216160

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L’isola che scompare

L’isola che scompare (Nutrimenti) di Fabrizio Pasanisi è un itinerario geografico e letterario, una vera guida, in una delle terre più affascinanti d’Europa: l’Irlanda.

Luoghi, parole, emozioni, sulle tracce dei grandi scrittori e fino ai nostri giorni, in un itinerario che, partendo dal Sud, da Cork, risale fino a Galway e Sligo, toccando le Cliffs of Moher, le isole Aran, il Connemara, per concludersi infine a Dublino, l’anima del paese.

Tra panorami mozzafiato e improvvisi mutamenti atmosferici, una guida alla scoperta dei luoghi che hanno segnato la cultura d’Irlanda, sulle tracce degli immortali, da Joyce a Yeats, da Beckett a Wilde, ma anche dei tanti minori che hanno dato impulso al Rinascimento celtico. Una lettura appassionante e un prezioso compagno di viaggio, ricco di spunti e curiosità.

 

L’isola che scompare di Fabrizio Pasanisi

Genere: critica letteraria e teatrale
Listino: €18,00
Editore: Nutrimenti
Collana: Tusitala
Data uscita: 12/11/2014
Pagine: 224
Formato: brossura
Lingua: Italiano
EAN: 9788865943564

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