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Parole nella polvere: l’Ulisse della cultura gaelica

«Il più grande romanzo mai scritto in gaelico, e uno dei migliori libri usciti dall’Irlanda nel XX secolo», lo ha definito Colm Tóibín. È il capolavoro Parole nella polvere: l’Ulisse della cultura gaelica di Máirtín Ó Cadhain, uno dei più importanti autori in lingua irlandese del XX secolo.

Rimasto a lungo inaccessibile al pubblico internazionale, Parole nella polvere è stato descritto come lo Spoon River irlandese. Appare tuttavia assai lontano dal tono dolente di Lee Masters, risultando una commedia nera concitata e paradossale.

La traduzione è stata affidata a quattro traduttori: Luisa Anzolin, Laura Macedonio, Vincenzo Perna e Thais Siciliano. Perché non un solo traduttore? Perché poi quattro? Lo spiega Lindau. “La scelta ha tenuto conto proprio della struttura dialogica del testo, che in effetti si è prestato facilmente a riduzioni teatrali e radiofoniche. Tanto più che i magnifici quattro che hanno affrontato l’impresa – precisa la casa editrice indipendente – erano già rodati e ben affiatati per altre esperienze di lavoro comunitario. L’idea era che ciascuno traducesse la sua parte, ma potesse rappresentare alcune voci in particolare”.

 

Il libro Parole nella polvere

Da un piccolo cimitero del Connemara, di fronte all’Atlantico, si levano voci che dicono la loro su tutto e tutti: fatti personali, tragedie recenti, leggende popolari, guerra civile, rugby. Dialogano fra loro morti che non sono morti, e che anzi intervengono come se fossero ancora nel pieno delle loro vicende quotidiane.

Sopra tutti risuona la voce di Caitríona, sanguigna vedova in perenne dissidio con nuora e consuocera, col prete, con la sorella, col mondo intero insomma.

Parole nella polvere è un brulicante viluppo di storie radicate in un mondo intimamente orale. Un’incessante conversazione che ripercorre le contraddittorie vicende di una comunità, tra accuse e contro accuse che parlano di proprietà della terra, di matrimoni più o meno d’amore, di debiti ed eredità.

 

Il lavoro di traduzione

«Le traduzioni disponibili erano tre: una del 2015, una del 2016 (dello stesso editore) e una ben più antica (del 1984) compiuta per un PhD presso la UC Berkeley. Senza farla tanto lunga è stato necessario tenere d’occhio tutte e tre, sapendo bene che la prima era più un adattamento che una vera traduzione, ma per arrivare a determinare i pesi e le misure, privi come eravamo di ogni nozione della lingua originale, abbiamo cercato pareri e sponde tra gli esperti disponibili, in Italia come in Irlanda, oltreché chiedere all’editore irlandese il testo primigenio e indicazioni più precise sulle caratteristiche delle prime due traduzioni». Per saperne di più.

 

Altre risorse

L’Irlanda è un paese di narratori

L’arte della narrazione è fortemente radicata nella cultura irlandese. Con una dote innata nel rendere un’immagine vivida tramite l’uso della prosa e una storia sociale e politica ricca ed interessante, non c’è da stupirsi che alcuni dei più celebri scrittori provengano dall’Irlanda.

Da Oscar Wilde e W.B. Yeats fino ai più moderni Marian Keyes e Cecilia Ahern, l’Isola di Smeraldo ha dato i natali a diversi grandi scrittori.

Per celebrare questo paese di narratori, sono stati presi in considerazione sei romanzi irlandesi emblematici del 20° secolo e ne sono state rielaborate le copertine da Radissonblu, dando un aspetto che richiamasse il 21° secolo. Questa raccolta analizza alcune delle più famose fiction irlandesi e rende queste accattivanti e avvincenti storie quanto più recenti attraverso una rappresentazione moderna e minimalista.
 

Ridefinizione dei classici irlandesi

Con questa serie di immagini, si è voluto catturare l’essenza di alcune storie iconiche, restando fedeli all’argomento ed emancipando i personaggi principali dove fosse possibile. Eseguendo una modifica visiva, abbiamo modernizzato le copertine e le abbiamo rese interessanti per i lettori odierni. Abbiamo utilizzato elementi grafici isolati per raccontare ogni storia avvincente senza rivelare troppo. Proprio per questo motivo tonalità accese, piccole variazioni e trame consistenti conferiscono una sensazione contemporanea. Per i titoli, un carattere pulito e senza grazie (cioè un carattere che non ha tratti terminali) combacia con gli elementi visivi ordinati.
 

Sei romanzi

  • A Portrait of an Artist as a Young Man (Ritratto dell’artista da giovane) di James Joyce è considerato uno dei romanzi più significativi del ventesimo secolo: un “flusso di coscienza” che fu adottato da molti autori moderni. Un ritratto di un artista e una storia semi-autobiografica ispirata dall’evoluzione dello scrittore all’età adulta e alla ribellione contro le convenzioni cattoliche e irlandesi.
  • Molloy in diversi formati di Samuel Beckett, drammaturgo irlandese, è stato fortemente ispirato dallo stile di Joyce. Beckett ha vinto il premio Nobel per la letteratura nel 1969 ed è considerato uno dei migliori scrittori del XX secolo. Molloy è suddiviso in due parti e sembra raccontare la storia di due personaggi principali: l’omonimo Molloy, un vagabondo indolente in un viaggio folle, e Moran, un detective cupo incaricato di rintracciarlo. Bizzarro e talvolta cupo, la narrazione dei 2 uomini inizia a sembrare simile, portando i lettori a credere che i 2 personaggi siano, di fatto, 2 diverse personalità nella stessa persona.
  • The Last September di Elizabeth Bowen (L’ultimo settembre) ha visto un aumento dei cosiddetti romanzi della “Big House” nella letteratura irlandese. Ambientato nelle grandiose dimore dell’aristocrazia anglo-irlandese, questi romanzi hanno esaminato la scomparsa di queste proprietà durante il periodo rivoluzionario irlandese. Lo scorso settembre di Elizabeth Bowen si concentra su una di queste proprietà, Danielstown, e i suoi abitanti mentre cercano di preoccuparsi con sottigliezze sociali frivole in tempi difficili. Ispirato alle estati che Bowen ha trascorso nella storica casa di campagna della sua famiglia a Kildorrery, The Last September è un racconto personale e realistico.
  • The Book of Evidence di John Banville è basato sul vero caso di vita di Malcom Edward MacArthur e si concentra su Freddie Montgomery, un narratore inaffidabile che torna in Irlanda dopo diversi anni di distanza cercando denaro per pagare un debito acquisito all’estero. Con sua grande sorpresa, sua madre ha venduto la collezione d’arte della famiglia e, nel tentativo di reclamarlo, si ritrova coinvolto in ogni sorta di problemi, tra cui uccidere una cameriera e nascondersi a casa di un amico di famiglia. The Book of Evidence ha vinto il premio Guinness Peat Aviation irlandese nel 1989 ed è stato selezionato per il Booker Prize.
  • Le ragazze del paese (Country Girl) di Edna O’Brien: il romanzo d’esordio di Edna è una classica storia di formazione irlandese ambientata negli anni ’50, dopo la seconda guerra mondiale. Due giovani amici lasciano la scuola del convento nella campagna irlandese e intraprendono un viaggio nella grande città dove imparano la vita, l’amore e il sesso. Le Country Girls sono state bandite dai censori irlandesi a causa del loro contenuto sessuale, ma in questo periodo è stata annunciata per aver infranto il silenzio su questioni sessuali e questioni sociali in Irlanda.
  • The Wig My Father Wore di Enne Enright è stato pubblicato nel 1995. Il romanzo esplora l’amore, le relazioni e un tema che vediamo molto nella letteratura irlandese – la religione. Il romanzo è narrato da Grace, una sventurata giovane donna ossessionata dall’orribile parrucchino che indossa suo padre. Grace, sfortunata innamorata e stufo della sua famiglia, è visitata da un angelo, Stephen, che è stato mandato sulla terra per salvare le anime perse. Questo libro splendidamente scritto di Anne Enright (vincitore del Premio Man Booker per The Gathering nel 2007) è emotivo e surreale e merita sicuramente una lettura.

 

Altre risorse

Quelli del San Patricio

Seconda metà dell’Ottocento, Veracruz. John Riley, accanto all’amata Consuelo, torna con la memoria agli anni in cui si è battuto a fianco dei messicani contro l’esercito degli Stati Uniti e le milizie volontarie del Texas, i terribili ranger. In circa due anni di sanguinose battaglie, il paese a sud del Río Bravo perde, oltre al Texas, buona parte del suo territorio. E si registra un fenomeno singolare: molti degli irlandesi arruolatisi nelle file statunitensi disertano per unirsi ai messicani. Tra questi, anche il tenente di artiglieria John Riley che, a capo del Batallón San Patricio, diventa l’incubo degli invasori: abili artiglieri e temibili fanti d’assalto, riescono spesso a compensare l’enorme disparità di armamenti.

Quelli del San Patricio

Copertina del libro: Quelli del San Patricio

Il libro Quelli del San Patricio

Dopo l’ultimo scontro nei sobborghi di Città del Messico, i vincitori si accaniscono con inaudita ferocia sui pochi superstiti del San Patricio: li impiccano tutti, tranne uno, il tenente Riley, perché era passato con i messicani prima che la guerra fosse formalmente dichiarata. Ma anche per lui la punizione dev’essere esemplare: flagellazione e marchiatura a fuoco sul volto. E dopo le battaglie torna l’onda della memoria: la povertà, la fame, la fuga dall’Irlanda e, insieme all’orrore delle stragi, il ricordo della conflittuale amicizia con il capitano Aaron Cohen, ufficiale di West Point di origini ebraiche. Cohen e Riley sono le due facce di una stessa medaglia: da una parte l’uomo che continua a credere fermamente nella possibilità di “costruire un grande paese democratico”, dall’altra il ribelle che sceglie di combattere con i perdenti – per rabbia, ma anche per dignità. Quelli del San Patricio è una grande storia epica di sangue, di sentimenti, di idee: accende la fame di giustizia, il sogno di una patria gentile, il calore dell’amicizia e della lealtà.

Strinse le labbra e scosse la testa. Mi limitai a salutarlo portando la mano sul cuore. In fin dei conti, la colpa di tutto stava proprio lì, nella parte sinistra del petto.

Pino Cacucci

Pino CacucciPino Cacucci è nato nel 1955 ad Alessandria, cresciuto a Chiavari (Ge), e trasferitosi a Bologna nel 1975 per frequentare il Dams. All’inizio degli anni ottanta ha trascorso lunghi periodi a Parigi e a Barcellona, a cui sono seguiti i primi viaggi in Messico e in Centroamerica, dove ha poi risieduto per alcuni anni. All’attività narrativa affianca un intenso lavoro di traduttore. Fra le sue opere ricordiamo Outland rock (Feltrinelli, 2007), Puerto Escondido (Interno Giallo, 1990; Feltrinelli, 2015), da cui Gabriele Salvatores ha tratto il film omonimo, La polvere del Messico (Feltrinelli,1996; 2004), Nessuno può portarti un fiore (2012, premio Chiara), Mahahual (2014) e Quelli del San Patricio (2015)

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Racconti d’Irlanda

«L’Irlanda può cambiarti la vita. Non importa quanto tempo viaggerai sotto i suoi cieli immensi ed imprevedibili. Ad aspettarti, oltre alle sue scogliere a picco sull’oceano, ci sarà molto di più. T

i accoglierà una nazione meravigliosa, trasformata dai cambiamenti sociali, economici e politici degli ultimi anni. Qui, il grigio delle pietre del Burren abbraccia i murales di Belfast. La vita e la morte s’incontrano in una pinta di scura. Scoprirai che l’esotismo si può nascondere anche nei pigiami, e che i monaci benedettini amano giocare a rugby.

Ti sentirai un pirata vagabondo, con gli occhi rivolti verso le stelle attraverso un enorme telescopio che, quasi per magia, troverai in un giardino segreto». Questi racconti nascono da storie vere vissute da Vanessa Marenco. Otto anni di vita irlandese, “dall’altra parte” della strada, su una Punto nera scassata.

 

«Racconti d’Irlanda è una lettera d’amore per una nazione che ho visto cambiare nel corso degli anni. L’Isola mi ha migliorato la vita e mi ha donato possibilità che, in quei precisi momenti, l’Italia forse non mi avrebbe potuto dare. Il libro è anche una professione di entusiasmo nella vita all’estero. Fai fatica con la lingua, almeno all’inizio, ma ti impegni e le cose cambiano, ed impari valori e Tradizioni che altrimenti ti sarebbero precluse. Il mio libro racconta di quotidiani e grandi cambiamenti. Ad esempio imparare a guidare “dall’altra parte della strada”, oppure il confrontarsi con vicende storiche complesse come quelle dell’Ulster. Per me, questa lunga esperienza irlandese è stato il dono di una, due, tre, mille vite differenti che mi hanno cambiata per sempre. In inglese, si parla di inbetweenness: un po’ paradossalmente, io dentro sarò sempre un po’ italiana, ed un po’ irlandese», racconta l’autrice.

Qualche frase tratta dal libro dei Racconti

«I bambini sono stati indubbiamente i maestri più spietati: mi correggevano l’accento, la grammatica, la sintassi senza paura d’essere maleducati. Il più tenace di tutti è stato Colin, che ora ha quasi vent’anni. Lo considero come un fratello minore, ma che non sopportava che io non pronunciassi il suo nome in modo corretto, oppure che non sapessi cos’era un banana sandwich. La sua frase preferita era “I am not sure I know what you mean”. Era un killer senza cuore che però nel giro di un paio di settimane riuscì a insegnarmi, suo malgrado, molto di più di quanto era riportato in quell’ostile libro di grammatica contro cui sbattevo da anni».

«Le convenzioni che regolavano le uscite con gli amici e i nuovi colleghi del lavoro erano completamente diverse da quelle a cui ero abituata in Italia. Variava tutto. I pub, centri essenziali della vita irlandese, prendevano il posto dei nostri bar e avevano orari di apertura più ridotti. La morte, la vita, le sconfitte e le vittorie vengono celebrate in maniera equamente passionale in questi luoghi: varia la struttura del locale, varia indubbiamente il tipo di clientela, ma stabile rimane la loro natura tollerante e famigliare».

«Molti viaggiatori arrivano in Irlanda per la musica tradizionale. I violini, i bodhrán, le gighe, i reel. Solitamente, l’immaginario collettivo piazza questi elementi nella cornice di un pub. I cantanti irlandesi in generale raccontano di emigranti dal cuore spezzato, di malinconia per le coste del Kerry, dei campi di Athenry. A Limerick le cose in fatto di musica vanno diversamente. Ci sono, ad esempio, i Rubberbandits».

Chi è Vanessa Marenco?

Vanessa Marenco nasce in Liguria nel 1980. Dopo la laurea in lingue e letterature straniere a Torino, parte per l’Irlanda, paese che vive e ama per quasi 9 anni. Ha viaggiato, zaino in spalla, in molti paesi dell’Asia Centrale, in Medio Oriente ed in Groenlandia. Ad accompagnarla nelle sue esplorazioni la sua fidata Nikon e un taccuino. Alla fine del 2013 crea il suo sito di racconti e fotografia di viaggio, www.skandorinasdiary.com, che cura in italiano ed in inglese. Da febbraio 2016 collabora con la rivista online Latitudes Life. Vive a Torino.

 

Altre risorse

Bomber Renegade

Michael “Dixie” Dickson è stato un militare di Sua Maestà nelle Falkland appena riconquistate dagli inglesi. Lasciato l’esercito a ventiquattro anni e dopo una breve parentesi a Londra si trasferisce a Glasgow dove, frequentando la tifoseria del Celtic inizia ad avvicinarsi alla lotta per l’Irlanda unita.

Coinvolto nelle marchin’band repubblicane tocca con mano le lacerazioni e gli odi settari che attraversavano l’Irlanda del Nord. Un crescendo di rabbia e consapevolezza lo spinge ad arruolarsi nell’Ira negli ultimi anni del conflitto, quando ormai il processo di pace era alle porte.

Nel 1996 partecipa a una azione in Germania ed è costretto alla latitanza. Ottiene poi la cittadinanza irlandese che sfrutta per seguire le partite del suo amato Celtic. Arrestato a Praga nel 2002 sconta tre anni e tre mesi di carcere tra Repubblica Ceca e Germania, non facendosi mancare una breve evasione.

 

Bomber Renegade, un militare a servizio di Sua Maestà

La storia recente del conflitto irlandese dalla voce dall’ultimo prigioniero dell’Ira: un viaggio nella memoria di un soldato e di un popolo, raccontato senza tabù. Con la colonna sonora delle più belle canzoni repubblicane cantate dai gruppi rebel irish. Il libro è stato curato da Federico De Ambrosis e Niccolò Garufi, edito da Milieu Edizioni.

Una biografia densa vissuta sul crinale tra passione calcistica e politica. La parabola di un uomo d’azione, irregolare che parte dall’uniforme militare e arriva alla mimetica e passamontagna attraverso la frequentazione degli spalti del Celtic Park. Come ideale colonna sonora ci sono le canzoni repubblicane ispirate alla tradizione musicale irlandese, che sono cantate nelle manifestazioni, nei pub, negli stadi e che sono raccolte nel cd in allegato che contiene i contributi sonori di: Conor Kelly, Gary Og e dei Glasnevin. Michael “Dixie” Dickson è stato l’ultimo prigioniero dell’Ira a essere liberato, attivo nell’organizzazione di concerti e di eventi sportivi militanti, è una figura di riferimento della rete di tifoserie europee antifasciste.

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Altre risorse

Una fede celtica

Nato da una ricerca sul campo svolta tra il 1907 e il 1910, Una fede celtica è diventato ben presto un classico nel suo genere. L’autore ci conduce per mano nelle regioni incantate d’Irlanda, Scozia, Isola di Man, Galles, Cornovaglia e Bretagna, facendoci sedere accanto al fuoco con i suoi abitanti più autentici e facendoci narrare dalle loro labbra storie incredibili su spiriti, folletti e altre creature stupende.

Partendo dalle testimonianze di uomini e donne entrati in contatto col misterioso “Piccolo Popolo”, Evans-Wentz delinea i contorni di quella che definisce Fede nelle Fate, una vera e propria religione popolare delle genti celtiche (e non solo), per poi spingersi a indagare le origini del mito e a interrogarsi, alle soglie della scienza, sulla reale natura degli esseri fatati.

Una fede celtica è una cavalcata tra leggende e superstizioni alla scoperta dell’antica sapienza esoterica celtica, un’opera fondamentale a cui attinse anche Tolkien e che spalanca una porta su dimensioni sconosciute, precluse allo sguardo dei più.

Walter Yeeling Evans-Wentz (1878-1965)

Antropologo americano, profondo conoscitore del Buddhismo tibetano e della mitologia celtica. Influenzato da William James e W. B. Yeats, studiò dapprima alla Stanford University e poi al Jesus College di Oxford, dove conobbe T. E. Lawrence (Lawrence d’Arabia) che lo spronò a visitare l’Oriente. Viaggiò dunque in Egitto, Sri Lanka e, soprattutto, in India, dove incontrò Yogananda, Krishnamurti, Shunyata e altri maestri spirituali.

A Darjeeling entrò in possesso di antichi testi religiosi tibetani, tra cui il manoscritto del Bardo Thodol, che tradusse con l’aiuto di Lama Kazi Dawa-Samdup e altri, pubblicandolo nel 1927 con il titolo di Libro Tibetano dei Morti. Da sempre interessato all’occulto e allo spiritualismo, fu membro devoto della Società Teosofica e in India incontrò Annie Besant. A lui si deve la traduzione di testi fondamentali come la Vita di Milarepa (1928), Lo Yoga Tibetano e le Dottrine Segrete (1935) e Il Libro Tibetano della Grande Liberazione (1967).

(Comunicato stampa)

 

Altre risorse

Nel nome di Bobby Sands

In uscita il 1 agosto 2016, “Nel nome di Bobby Sands”, nuova edizione aggiornata di una apprezzatissima biografia del martire di Belfast (datata 2002), arricchita nella nuova versione anche dalla traduzione integrale di un inedito manuale dell’Irish Republican Army, del 1956.

Nel nome di Bobby Sands. Il combattente per la libertà, una storia irlandese” (L’Arco e la Corte, 160 pagine, 15 euro) una rinnovata biografia del capo dei detenuti repubblicani irlandesi nel carcere di Long Kesh, a Belfast, che a maggio del 1981 si lasciò morire di fame dopo 66 giorni di digiuno.

Il libro ripercorre quei tragici giorni, contestualizza la vicenda nell’ambito della lotta per l’indipendenza dell’Irlanda e prova a offrire una chiave di lettura, a 35 anni dalla tragedia di Sands, proprio nel centenario dell’insurrezione che a Pasqua del 1916 diede il via alla nascita della Repubblica d’Irlanda.

In coda al libro, c’è la traduzione integrale di un manuale inedito dell’Irish Republican Army, che risale al 1956, che offre uno spaccato crudo ed efficace per comprendere quale fosse il clima di violenza di quegli anni, nella martoriata Irlanda del Nord.

Titolo: Nel nome di Bobby Sands
Autore: Pierluigi Spagnolo
Editore: L’Arco e la Corte
Pagine: 160
Costo: 15 euro

 

Sinossi e informazioni

Da dove nasce il desiderio di continuare a parlare di Sands e della tragedia dell’Irlanda del Nord, a 35 anni dai drammatici giorni dello sciopero della fame dei detenuti di Long Kesh? Perché rinfrescare, aggiornare e ripubblicare questo libro, a 14 anni dalla prima edizione? Perché tornare a raccontare al pubblico italiano le difficoltà della vita e lo strazio della morte, i sogni e le delusioni, gli ideali inseguiti e i soprusi subiti dal ragazzo di Belfast e dai suoi compagni di lotta?

Perché quella del militante repubblicano irlandese, che a soli 27 anni si lasciò morire di fame in un carcere britannico, appare come una storia senza tempo e senza latitudini, un messaggio universale di amore per la propria terra, di lotta per la libertà e di ribellione alle ingiustizie. Perché la figura di Sands conserva il suo straordinario fascino ideale e iconografico, e il suo sacrifico resta un patrimonio trasversale, un simbolo immortale per tutti quelli che sognano un mondo giusto e libero.

 

Altre risorse

La fragilità della farfalla, un romanzo a quattro mani

C’è il Connemara e la storia d’Irlanda al centro del romanzo “La fragilità della farfalla”, un libro scritto a quattro mani da Maura Maffei e dal linguista irlandese Rónán Ú. Ó Lorcáin.

Primo capitolo della trilogia “Dietro la tenda”, interamente ambientata in Irlanda nel XVIII secolo, “La fragilità della farfalla” nasce da un intenso studio sulla cultura e le origini linguistiche irlandesi, durato cinque anni, che ha permesso di arricchire il testo con parole ed espressioni in gaelico, soprattutto nei dialoghi. Sullo sfondo maestoso del Connemara, due famiglie di antica nobiltà, legate da relazioni di amicizia e parentela prima e di odio e forte rancore poi, intrecciano ancora una volta i loro destini con il ritorno in patria di un gruppo di esuli, rimasti a lungo in Austria e tornati in Irlanda con una missione ambiziosa: combattere le Leggi Penali che permettono agli inglesi di mantenere sotto il loro giogo dominatore gli irlandesi, impedendo loro di professare la fede cattolica e perfino di guadagnare dal proprio lavoro. Ma il progetto pericoloso viene ostacolato dalla nascita di un sentimento d’amore tra il coraggioso capitano Bran e la bella Labhaoise, figlia del suo più acerrimo nemico.

Maura Maffei
Maura Maffei è erborista e soprano lirico, profonda conoscitrice ed estimatrice della lingua e della cultura irlandesi. Rónán Ú. Ó Lorcáin è invece tecnologo, musicista e traduttore. Dopo molti anni vissuti in Italia, è tornato in Irlanda dove si dedica anche all’attività di linguista.

Genere: letteratura italiana
Listino:€ 12,00
Editore: Parallelo45 Edizioni
Collana:Secondo millennio
Data uscita: 05/12/2015
Pagine: 234
Formato: brossura
Lingua: Italiano
EAN: 9788898440962

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Seguendo il suono aritmico del cuore

“Athlone, Doolin, Galway, Coral Beach, Kildare, Newgrange, Hill of Tara … sono i luoghi che Sara visiterà (alcuni in compagnia del bizzarro Liam) durante il suo viaggio in IrlandaSeguendo il suono aritmico del cuore‘: il libro di Monica Gazzetta.

Sara è partita dopo aver scoperto di essere affetta da una malattia genetica: la Cardiomiopatia Aritmogena del Ventricolo Destro, la stessa che probabilmente ha ucciso sua madre. Il suo DNA è per metà irlandese e decide di partire alla volta dell’Irlanda per incontrare i suoi parenti e per avvisarli.

Scopre le sue origini e viene a conoscenza di piccoli frammenti della vita della madre, morta quando lei era una bambina. Luoghi sacri, leggende di popoli antichi e verdi paesaggi fanno da sfondo a quello che risulterà essere un viaggio alla scoperta di sé attraverso gli altri e attraverso la storia”.
 
Genere: Narrativa moderna e contemporanea
ISBN Libro:9788892308732
Pubblicazione: 2016
Formato: 15×23
Foliazione: 116
Copertina: morbida
Interno: bn
 

Alcune recensioni

È un romanzo particolare, in cui vengono fuori, prepotentemente, due cose: la descrizione di una malattia rara, con il cuore che gestisce la vita della persona (delle persone) soggetta a questa malattia ereditaria. La seconda, la grande passione per l’Irlanda, questa bellissima terra, di una natura quasi incontaminata e con i suoi castelli ed i monumenti, vecchi anche di millenni. Sembra quasi una guida ed un invito a visitarla. In questo contesto si sviluppa la storia della ragazza, protagonista di un affascinante viaggio alla ricerca del suo passato e della sua famiglia di origine irlandese, con un pizzico di suspance dovuti ai momenti in cui la malattia della protagonista mette a rischio la vita della stessa. Il romanzo è ben scritto (vi sono un paio di refusi) e la trama si incastra nelle descrizioni storiche dell’Irlanda, anche se, a volte, quasi ne prendono il sopravvento.
 
Maurizio Rafanelli

Sara, la protagonista, scopre di essere affetta da una malattia genetica al cuore. L’ha ereditata dalla madre, sicuramente morta per lo stesso problema. La ragazza decide di intraprendere un viaggio in Irlanda, terra natia della madre, per cercare di capire le sue origini e in un certo senso mappare i suoi familiari e vedere chi altri, oltre a lei, può essere affetto dalla stessa malattia genetica. Durante il viaggio tuttavia non scopre solo persone che possono condividere il suo stesso dramma, Sara scopre le sue origini. Ritrova il rapporto con la nonna, conosce cugini, parenti, donne, uomini e bambini che fanno parte della sua vita anche se non li aveva mai conosciuti. Il tutto è contornato da paesaggi incontaminati, luoghi sacri e leggende di popoli antichi. E poi c’è il dono. Sua madre lo possedeva e forse anche lei. È semplicemente l’essere in contatto attraverso la natura, con il popolo dell’altro mondo, fatto di folletti, gnomi e fate. Al termine del viaggio Sara non sarà più la stessa persona che era prima, è maturata, è cresciuta, ha preso consapevolezza di sé, del suo essere e del suo stare nel mondo.
Un libro intenso nella trama e nell’atmosfera che si respira pagina dopo pagina, un libro delicato, un libro da leggere assolutamente!!!
 
Chiara Cipolla

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Altre risorse

Come il sole di mezzanotte

Come il sole di mezzanotte

La copertina del libro

Come il sole di mezzanotte è il secondo romanzo di Liliana Onori.

Come il sole di mezzanotte ti porta nell’Irlanda di fine ottocento dove la contessina Anna Delarey torna a casa dopo aver concluso il college. Non conosce l’amore, ma sa cosa vuole: non permetterà a nessuno, nemmeno a sua madre, di farle accettare un matrimonio combinato.

La donna, infatti, sogna un uomo da amare, al di là delle convenzioni sociali e, quando incontra Julian, il bel marinaio, è amore assoluto in grado di illuminare ogni cosa, come il sole di mezzanotte. Anna e Julian sono certi che il loro sentimento potrà superare qualsiasi pregiudizio, ma il destino è in agguato e Anna si troverà di fronte ad una scelta: rimanere ancorata a un passato che non può più tornare oppure faticosamente, coraggiosamente, lottare per il proprio futuro.

La prima volta che ho preso la penna in mano ho capito che da quel momento l’unica cosa che avrei voluto fare era scrivere.

Liliana Onori

Il romanzo offre una lettura coinvolgente e come sostiene l’autrice: «A me piace pensare che il mio essere sia destinato alla scrittura perché come diceva Italo Calvino»: «ogni tanto mi accorgo che la penna ha preso a correre sul foglio come da sola e io a correrle dietro. È verso la verità che corriamo, la penna e io, la verità che aspetto sempre che mi venga incontro, dal fondo d’una pagina bianca, e che potrò raggiungere soltanto quando a colpi di penna sarò riuscita a seppellire tutte le accidie e le insoddisfazioni».

Genere: letteratura rosa
Editore: Librosì Edizioni
Data uscita: 13/06/2015
Formato: Ebook
Lingua: Italiano
EAN: 9788898190539

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