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Trapattoni show: “No say the cat is in the sac”

Giovanni Trapattoni, ct della nazionale di calcio irlandese, torna a far parlare di sé durante una conferenza stampa in vista della sfida con l’Estonia in vista delle ultime qualificazioni agli Europei 2012.

L’allenatore voleva ricordare il famoso detto: “non dire gatto se non ce l’hai nel sacco”, però il problem è stato tradurlo in lingua inglese. Così “No say the cat is in the sac” sta facendo il giro del mondo. Una traduzione originale, geniale, unica e irripetibile. Che bene si abbina al personaggio.

Giovanni Trapattoni ha scelto un proverbio per esprimere il concetto, che prima di parlare devi assicurarti di sapere quello che stai dicendo, o almeno avere le prove.

 

No say the cat is in the sac (Non dire ‘cat’ se non ce l’hai ‘in the sack’)

E così una metafora, detta ai giornalisti sportivi presenti alla conferenza stampa, si è trasformata in un video spettacolare che ha fatto il giro del mondo. Trapattoni ha tradotto letteralmente il proverbio in “No say the cat is in the sac”, facendo ridere tutti, poi si è girato alla traduttrice e ha fatto segno, spiegalo tu agli irlandesi.

Guarda il video

(La frase si trova al minutaggio: 1:07)

 

L’inno che spopola in rete

E’ già una hit, il nuovo inno dell’Irlanda che spopola in rete. Si chiama “The Rocky Road to Poland“, ed è stato realizzato in vista degli Europei di Calcio 2012 che si svolgeranno in Polonia e Ucraina, da cantanti famosi quali i The Dubliners, The Coronas, Damien Dempsey e Bressie. Il brano riprende il famoso tormentone di Giovanni Trapattoni, quando durante una conferenza stampa ha voluto dire in inglese la celebre frase, “Non dire gatto se non ce l’hai nel sacco”, traducendolo letteralmente “Non dire ‘cat’ se non ce l’hai ‘in the sack'” davanti ad una platea di giornalisti irlandesi, che fecero fatica a capire. Ma ora che è tutto chiaro, il nuovo inno incita gli irlandesi e naturalmente riprende la frase inconfondibile dell’ex ct azzurro Trapattoni, “We have got our Trap, the cat is in the sack”. Il ricavato della vendita sarà devoluto alla John Giles Foundation e all’Irish Cancery Society.

 

Altre risorse

Trapattoni: ‘Chi ascolta Mozart gioca meglio’

Durante un’intervista all’edizione domenicale della ‘Frankfurter Allgemeine Zeitung’, il ct irlandese Giovanni Trapattoni ha dichiarato che “Chi ascolta Mozart gioca meglio, si impara molto in fatto di tensione, velocità e ritmo. Si impara anche la logica del gioco”.

Il Trap dichiara che i giocatori di calcio sono dei veri ignorantoni, non leggono libri, si limitano soltanto ai giornali sportivi, pagelle e tutto ciò che ruota intorno al mondo del calcio.

Lui che possiede circa 2000 cd di musica classica, cita l’esempio di un’orchestra sinfonica, dove un secondo violino non si permetterebbe mai di andare dal direttore a chiedere di prendere il posto del primo.

 

Le chicche di Trapattoni

“Oggi i giocatori non sono più abbastanza intelligenti da giocare in maniera collettiva, sono più egoisti”.

 

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Rugby. Ranking mondiale

Gli All Blacks restano saldi al primo posto del ranking mondiale di rugby, seguiti con qualche sbalzo da Irlanda, Inghilterra e Galles.

L’Italia continua a slittare tra la 14° e la 15° posizione. Australia e Sudafrica si contendono spesso tra il quarto e il sesto posto. Seguono Scozia e Francia, in calzati dai Pumas che riescono a piazzarsi davanti alle Fiji.

Ricordiamo che la nazionale irlandese si è laureata campione europea dopo aver vinto il Sei Nazioni 2015 e 2018, mentre l’edizione 2016 è stata vinta dagli inglesi che si sono aggiudicati anche l’edizione 2017.

Rugby Ranking mondiale

 

Ranking mondiale di rugby

Tabella Ranking mondiale aggiornata al 11/3/2019

POSTEAMSPOINTS
1(1)NEW ZEALAND92.54
2(2)IRELAND89.92
3(3)WALES88.73
4(4)ENGLAND87.27
5(5)SOUTH AFRICA84.58
6(6)AUSTRALIA82.40
7(7)SCOTLAND79.17
8(8)FRANCE78.71
9(9)FIJI77.95
10(10)ARGENTINA77.05
11(11)JAPAN75.24
12(12)GEORGIA73.93
13(13)TONGA73.02
14(14)ITALY72.75
15(15)USA71.71
16(16)URUGUAY69.09
17(17)SAMOA68.78
18(18)ROMANIA64.87
19(19)SPAGNA64.32
20(20)RUSSIA64.22

La storia del 6 Nazioni

La storia del 6 Nazioni comincia poco più di 100 anni dopo la rivoluzione francese, a pochi decenni dalla guerra di secessione americana e dall’unificazione dell’Italia: nasce il torneo delle sei squadre. All’epoca si trattava di un incontro fra le quattro squadre del Regno Unito, Inghilterra, Scozia, Irlanda e Galles, le home nations. Le prime testimonianze risalgono al 1883, quella volta vinse l’Inghilterra, seconda la Scozia. Colpisce pensare che all’epoca si trattasse di un appuntamento che 4 squadre si davano, quasi una scommessa, un patto d’onore senza bisogno di comitati organizzativi.

La storia del Sei Nazioni, qualcosa in più di un ovale…

Fu il Times, giornale londinese, a pubblicare per la prima volta la classifica sulle proprie pagine: era il 1892 e quell’anno fu la Scozia a vincere. Nelle edizioni immediatamente precedenti e successive videro l’Inghilterra in declino, la netta supremazia della Scozia e l’affermarsi di Irlanda e Galles.

Nel 1910 la Francia diventa la quinta nazione e l’Inghilterra torna a vincere dopo 18 anni di delusioni. La Francia arriva al titolo solo nel 1954, insieme a Inghilterra e Galles, l’anno dopo ancora Francia e Galles: fino al 1960 la Francia vive un sogno. L’Irlanda che sembra destinata ad aggiudicarsi il cucchiaio di legno alla carriera, raggiunge i suoi pochi momenti di gloria negli anni della II Guerra Mondiale, tempi bui, poi, per la squadra di Dublino sono quelli della guerra civile fra cattolici e protestanti delle provincie dell’Ulster: l’Irlanda rinuncia a molti incontri.

Negli anni ’80 del ‘900 sono Inghilterra e Francia a farla da padroni, nel 2000 l’Italia disputa la sua prima partita in quello che è diventato il Torneo delle Sei.

Per conoscere le regole del Sei Nazioni.

130 anni, addio al Lansdowne Road

Un ultima partita tra le selezioni regionali del Leinster e dell’Ulster per omaggiare il celebre stadio Lansdowne Road di Dublino, inaugurato nel dicembre 1876. Per dovere di cronaca il Leinster ha chiuso per 20 a 12, con i padroni di casa.

Il Lansdowne Road sarà demolito e al suo posto sorgerà una nuova struttura capace di ospitare anche un “nuovo” rugby, uno sport cresciuto negli anni che raccoglie oramai un numeroso pubblico.

E così il Lansdowne Road, con la stazione del treno che transita sotto la tribuna principale e la faceva tremava al passaggio dei convogli della Dart, lascerà a tutti il ricordo di quelle giornate trascorse a bere birra e assistere al grande rugby. Le prossime due edizioni del Sei Nazioni, si disputeranno presso il Croke Park, lo stadio della GAA (Gaelic Athletic Association), in grado di ospitare fino a 82500 spettatori, niente a che vedere con gli stadi di rugby europei.

 

Storia del Lansdowne Road

Costruito nel 1871, il Lansdowne Road è il più antico stadio del mondo (la prima partita giocatavisi risale al 1878: Irlanda vs Inghilterra 0-7). Prende il nome dalla strada in cui si trova. Divenuto dimora stabile della nazionale di rugby irlandese, dagli anni ottanta anche la nazionale di calcio cominciò ad abbandonare il vecchio insufficiente impianto e a giocare sempre più frequentemente, e alla fine stabilmente, le sue partite al Lansdowne Road. Nel 1999 e 2003 è diventato teatro delle finali di Heineken Cup, mentre dal 1990 i club di calcio irlandesi giocano la finale di FAI Cup nell’impianto. A volte è stato anche impiegato per eventi musicali, tra cui spiccano quelli di Michael Jackson, degli U2, Eagles e Oasis.

Lo stadio è stato abbattuto e ricostruito tra il 2007 e il 2010 per farne una struttura più moderna. È stato chiamato per ragioni di sponsor Aviva Stadium. Tale ristrutturazione, ormai necessaria da tempo, era stata rinviata principalmente per problemi logistici. L’unico impianto alternativo era il Croke Park che vietata l’ospitalità negli impianti degli GAA agli sport “inglesi” come appunto il calcio, il rugby e il cricket. L’approvazione di tale regola fu determinata dalla famosa domenica di sangue del 21 novembre 1920, quando, durante la gara tra Dublino e Tipperary, furono uccise 12 persone tra tifosi e giocatori per mano delle truppe inglesi, i Black and Tans (episodio ricordato anche nel film Michael Collins).

 

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