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Dopo «No», Scozia apre capitolo devolution

Cameron ha assicurato che i progetti di legge per la devoluzione saranno pronti entro gennaio.

Lo aveva annunciato alla vigilia del referendum l’inquilino di Downing street e ora assicura che manterrà la parola data.

Più potere ai popoli d’Inghilterra, Galles e Irlanda del Nord aggiunge Cameron «I diritti di questi elettori devono essere rispettati, difesi e aumentati. È assolutamente giusto che il nuovo accordo per la Scozia debba essere accompagnato da un nuovo patto per tutte le altre parti del Regno Unito».
 

Scozia e devolution

Flag of ScotlandLa sconfitta degli indipendentisti è stata accolta positivamente dal premier del Galles, Carwyn Jones, e da quello dell’Irlanda del Nord, Peter Robinson. Il primo si è detto felice del voto e vede un futuro prospero per il Regno Unito pur non apprezzando il lavoro del premier inglese che avrebbe portato l’Unione, salda da 307 anni, sull’orlo della dissoluzione. Mentre il leader del Dup si è detto «deliziato dal risultato». Ma dopo lo storico referendum scozzese, sia l’Irlanda del Nord che il Galles si aspettano dei cambiamenti seri, richiesti a Cameron anche da Martin McGuinness, numero due del partito repubblicano Sinn Féin, che avverte «Anche se il voto degli secessionisti non ha portato all’indipendenza, le cose non possono più essere le stesse». Ma al tavolo dei quattro, Inghilterra, Galles, Scozia e Irlanda del Nord, potrebbero sedersi – in futuro – anche delegati della Cornovaglia, visto che gli indipendentisti da queste parti chiedono di istituire una nuova regione.

 

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Ian Paisley è morto dopo lunga malattia

Politico nordirlandese con una lunga carriera alle spalle, Ian Paisley è morto a 88 anni. Eletto Primo Ministro dell’Irlanda del Nord nel maggio 2007, Paisley è stato uno dei protagonisti nello scenario di lotta e pacificazione del Nord, insieme ai suoi “nemici” Gerry Adams e Martin McGuinness.

Quest’ultimo alla notizia della morte del Reverendo ha commentato: «Ho perso un amico». Ian Paisley raffigurava McGuinness, il resto dell’IRA e i membri del partito repubblicano Sinn Féin come demoni incarnati. Lui che a 25 anni fondò la propria Chiesa ritenendo che i protestanti erano fin troppo teneri con i cattolici.

Conosciuto anche con il nome di «Dottor No», Ian Paisley è stata una figura negativa per la controparte repubblicana che ricorda come la sua ostilità avrebbe contribuito a far naufragare ogni tentativo di riforma precedente allo storico Accordo del Venerdì Santo del 1998.

Ian Paisley

Le campagne di Ian Paisley contro il movimento per i diritti civili negli anni settanta per “salvare l’Ulster dalla sodomia”, gli fecero guadagnare anche l’appellativo di “ayatollah”. La sua chiesa presbiteriana, infatti, condusse numerose crociate per sabotare i tentativi del governo britannico di legalizzare l’omosessualità.

Ottimo oratore, Ian Paisley nelle sue prediche prendeva di mira la comunità cattolica con disprezzo. La definiva in questo modo: «si riproducono come conigli e si moltiplicano come parassiti», spingendosi anche oltre. Una volta definì Papa Giovanni Paolo II come «anticristo». Alcuni suoi discorsi degli anni 1960 sono raccapriccianti a detta di alcuni e probabilmente scatenarono la reazione dell’Ulster Volunteer Force, organizzazione paramilitare, che sparò i primi colpi dei Troubles nel 1966 quando venne ucciso il barman cattolico Peter Ward. Ma quando iniziò il conflitto vero e proprio che infiammò l’Ulster, dopo il 1969, Ian Paisley prese le distanze dai paramilitari lealisti sostenendo di non avere alcuna influenza sulle attività omicide di questi gruppi terroristici.

Ma cosa certa fu che il Reverendo usò la forza paramilitare lealista, la sua ironia e l’Uda per sconfiggere gli altri leader unionisti che volevano la condivisione del potere nordirlandese. Almeno cinque leader persero la partita con Ian Paisley. E sono Terence O’Neill, Brian Faulkner e il premio Nobel per la pace David Trimble. Quest’ultimo riuscì ad ogni modo a convincere una parte significativa della popolazione unionista a stringere un accordo con i nazionalisti. Ian Paisley si ritirò dalla politica negli anni successivi all’accordo del 1998 e durante una delle ultime interviste chiedeva di essere ricordato come «un’uomo del Vangelo».

 

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Muore a 81 anni ex premier Albert Reynolds

È morto Albert Reynolds, primo ministro irlandese dal 1992 al 1994. 81 anni, Reynolds nato a Rooskey nella contea di Roscommon ha avuto un ruolo fondamentale durante il processo di pace in Irlanda del Nord. Malato di alzheimer, Reynolds vantava una lunga carriera politica.

Insieme al premier britannico John Major, firmò la Dichiarazione di Downing Street nel 1993, nella quale si affermava il diritto all’autodeterminazione del popolo nordirlandese.

A seguire l’anno dopo l’accordo, il cessate il fuoco (1994).

Ex premier Albert Reynolds

Albert Reynolds

Albert Reynolds

Albert Reynolds (Rooskey, 3 novembre 1932 – Dublino, 21 agosto 2014) è stato un politico irlandese, Capo del Governo dall’11 febbraio 1992 al 15 dicembre 1994. Faceva parte del Fianna Fáil.

Una conferma quella dell’impegno politico di Reynolds sottolineata anche dal presidente dello Sinn Féin, Gerry Adams e dal vice Martin McGuinness che ha voluto ricordare il suo ruolo di «pacificatore».

 

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Elisabetta II visita il set Game of Thrones

Trono di SpadeÈ iniziata ieri la visita della regina Elisabetta II nel Nord del paese insieme a suo marito Filippo.

La coppia reale ha fatto visita al set della popolare serie tv «Game of Thrones» (Il trono di spade) incontrando una parte del cast. Per lei anche un piccolo cadeaux che la produzione, Hbo, aveva preparato per l’occasione, un mini «Iron Throne» formato modellino come quello su cui siede il re dei sette regni.

Durante l’ultima visita in Irlanda del Nord, la regina, aveva fatto tappa alla prigione di Belfast: Crumlin Road Gaol dove gli avevano fatto strada il primo ministro nordirlandese Peter Robinson ed il suo vice Martin McGuinness, ex leader dell’Ira.

La regina visita il celebre Trono della serie

 

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McGuinness da Elisabetta II al castello di Windsor

Ha già confermato la sua presenza nel castello di Windsor. L’ex dirigente dell’Ira prenderà posto allo stesso tavolo della Regina Elisabetta II il prossimo 8 aprile.

Martin McGuinness, attuale vice-ministro del governo biconfessionale del Nord Irlanda, raggiungerà la vicina Inghilterra come ospite del banchetto organizzato ad hoc dalla sovrana, omaggio dovuto per la presenza del presidente irlandese Michael Higgins.

Un evento storico la visita del poeta sul suolo inglese: la prima visita ufficiale di un capo di stato della Repubblica d’Irlanda in Gran Bretagna.

Elisabetta II al castello di Windsor

La notizia è stata diffusa tramite comunicato stampa dal partito repubblicano Sinn Féin a firma di Gerry Adams il quale ha voluto anticipare eventuali critiche da parte dei repubblicani più integralisti. «Se la partecipazione di Martin McGuinness alla visita di stato del presidente Higgins non può essere ben accolta dagli oppositori al cambiamento, si tratta di un nuovo esempio dell’impegno del Sinn Féin a favore di un avvenire fondato sulla tolleranza e l’uguaglianza» ha dichiarato Adams.

Elisabetta II e McGuinness si erano già incontrati durante la visita della regina a Belfast lo scorso giugno 2012. In quell’occasione i due si erano stretti la mano davanti alle telecamere mostrando un leggero imbarazzo.

 

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Violenza a Belfast, analisi di una bandiera

Gli incidenti a Belfast di questi giorni sono il segno di una profonda divisione tra le comunità che animano questa terra. Nel video in copertina, alcuni manifestanti bruciano la bandiera irlandese in segno di protesta, durante una delle manifestazioni davanti alla City Hall.

Le scelte approvate dal Consiglio comunale, in merito alla rimozione della bandiera britannica (Union Jack), che sarà esposta soltanto per 17 giorni all’anno fanno tornare alla mente vecchi scenari conosciuti.

Una decisione, quella del Comune, che ha scatenato l’ira dei lealisti protestanti che vivono in questa provincia britannica semiautonoma, dove un governo biconfessionale sta cercando, con non poche difficoltà, di fare “passi da gigante”, dopo l’accordo del Venerdì Santo del 1998, per non ricadere nella paura e nel terrorismo che ha già provocato morte e distruzione per oltre 30 anni. Insomma, la questione irlandese nota come i Trobules.

Ma quella della Union Jack è soltanto una delle scintille che sta riaprendo un disagio nell’Ulster, le Fleg Protest, dove la comunità lealista, si vede togliere un pezzo d’identità. Il freddo e il Natale infatti, non fermano i manifestanti che da oltre dieci giorni consecutivi manifestano davanti al municipio di Belfast lanciando frasi del tipo “I nostri antenati sono morti per questa bandiera”, mentre in altre zone, come Shankill Road, si consuma una violenza più efferata.

Negli scontri di questi giorni, sono rimasti feriti 30 poliziotti, quaranta persone sono state arrestate e almeno quattro politici, di entrambe le parti, hanno ricevuto minacce di morte.
 

Flag protest riots Dec 2012

Il leader dell’UDA, Jackie McDonald ha dichiarato in un’intervista: “Se davvero si vogliono fermare le proteste, bisogna parlare con i manifestanti e soprattutto occorre ascoltarli”.

Il leader del Progressive Unionist Party (PUP) Billy Hutchinson, ha voluto sottolineare che molti dei manifestanti che hanno preso parte alle manifestazioni, sono giovanissimi lealisti, simbolo quindi di “marginalizzazione sociale e disoccupazione”.

Secondo il repubblicano e vice premier Martin McGuinness, la cosa migliore sarebbe quella di cercare insieme il modo di tutelare e proteggere i simboli di entrambe le fazioni. Intanto il premier Peter Robinson, insieme al leader Mike Nesbitt (Ulster Unionist), hanno fatto sapere di avere nuove proposte, per cercare di alleggerire le proteste lealiste.

I simboli in Irlanda del Nord, sono molto importanti, soltanto un rispetto reciproco da parte delle fazioni rivali, potrà garantire una pace duratura in questa area del Paese. La paura è tanta, proprio perché piccole scintille, potrebbero riaccendere altri atti di terrorismo. Nonostante il disarmo dell’Ira (Esercito Repubblicano Irlandese), ci sono state delle violenze anche da parte di alcune cellule dissidenti repubblicane, non ultima infatti l’uccisione di una guardia carceraria attribuita proprio ad un gruppo nazionalista.

Quello che avverte una parte della popolazione è una profonda divisione, tra le due comunità circoscritte nei quartieri protestanti o cattolici, mentre nelle zone residenziali, il mondo sembra andare avanti come se niente fosse. I dati demografici inoltre, evidenziano la diminuzione della popolazione protestante (1,8 milioni), che è passata in dieci anni dal 53% al 48%, contro i cattolici che invece hanno fatto registrare un dato importante, passando dall’1% al 45%.

 

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McGuinness: “Rimpiango vite perse in violenze”

Martin McGuinnessMartin McGuinness ex capo dell’Ira, ma anche candidato alle Presidenziali irlandesi, poi vinte dal poeta Higgins, ha dichiarato di rimpiangere “ogni singola vita”.

Vittime di violenze, durante gli anni dei Troubles, che con la loro vita hanno contribuito ad arrivare agli accordi di pace del Venerdì Santo del 1998.

Nonostante la sua forte fede da repubblicano, McGuinness ha mostrato tutta la sua maturità, anche politica, con la stretta di mano alla regina Elisabetta II, avvenuta durante la visita reale della monarca in Irlanda del Nord.

 

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McGuinness e la Regina: storica stretta di mano

L’ex leader dell’Ira e vice Premier dell’Irlanda del Nord ha incontrato la Regina Elisabetta II, in visita reale. “L’incontro con la regina Elisabetta è stato molto bello, ma sono ancora un repubblicano” ha commentato il numero due del Sinn Fein.

Un gesto simbolico tra i due, una stretta di mano che aiuterà probabilmente il processo di pace in atto nel nord e magari un giorno porterà all’unificazione dell’Irlanda.

La prima stretta di mano è avvenuta durante un incontro privato, ma poi il gesto è stato ripetuto davanti alle telecamere.

McGuinness ed Elizabeth II (27.6.2012)

 

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McGuinness alle prese con una visita scomoda

A fine mese, la Regina d’Inghilterra, Elisabetta II sarà in visita reale in Irlanda del Nord, una presenza che crea non pochi disagi al Vice Primo Ministro Martin Mcguinness che ha affermato di non aver preso ancora una decisione sull’opportunità o meno di stringere la mano alla monarca.

Già l’anno scorso aveva declinato l’invito, invece a fine mese non potrà sottrarsi in quanto membro del Governo biconfessionale.

“Qualsiasi decisione, ha ribadito McGuinness sarà presa in collaborazione con la dirigenza del Sinn Féin” e più volte ha voluto ricordare, che tale scelta sarà fatta considerando esclusivamente il processo di pace e la stabilità tanto sostenuta da lui e dal suo partito. Ovviamente non saranno prese in considerazione scelte che potrebbero invece compromettere questo equilibrio duraturo e che garantisce un futuro all’Irlanda del Nord.

 

McGuinness willing to meet Queen

McGuinness ha voluto anche ricordare i grandi progressi che sono stati fatti, “non solo nel Nord ma in tutta l’Irlanda, assicurando di continuare a lavorare per la riconciliazione”. L’anno scorso la Regina ha visitato la Repubblica d’Irlanda ed ha voluto fare una visita simbolica al Garden of Remembrance, chinandosi per onorare coloro che sono morti per la libertà irlandese. McGuinness non ha nascosto che un possibile incontro tra lui e la Regina, sarebbe un compromesso enorme per la sua fede da Repubblicano Irlandese.

 

Queen visiting Dublin

 

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“Referendum per un’Irlanda Unita”

E’ l’ultima proposta del numero due del Sinn Fein, Martin McGuinness, un referendum per unire l’Eire all’Irlanda del Nord nel 2016. Il partito repubblicano da anni lotta per l’unione della provincia del Regno Unito alla Repubblica irlandese.

Ma a decidere un eventuale referendum dovrà essere il governo di Londra in difficoltà anche per la richiesta di indipendenza avanzata dalla Scozia. McGuinness ha sostenuto che la consultazione irlandese potrebbe avvenire dopo le prossime elezioni dell’assemblea dell’Irlanda del Nord, previste per il 2015/2016.

La proposta arriva durante un’intervista di McGuinness al The Irish Examiner, questi tempi mi sembrano ragionevoli ha aggiunto e sulla questione “Sarebbe giusto vedere cosa pensa la gente che vive nelle Sei Contee, se restare legata al Regno Unito oppure far parte di un’Irlanda unita. Una scelta che potrebbe avenire in qualsiasi momento tra il 2016 e 2020-21” ha ribadito McGuinness.

 

Referendum sulle Irlande

McGuinnessLa gente prenderà una decisione sul potenziale che potrebbe portare la riunificazione dell’Irlanda in termini di stabilità politica e in termini di leve economiche” un tema caldo in questo momento di crisi. E poi, una maggioranza cattolica è prevista entro la prossima generazione nelle Sei Contee.

 

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