Rugby lo sport signorile

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Andare avanti guardando indietro

Esce il nuovo libro di Mirco e Mauro Bergamasco, Andare avanti guardando indietro, in vista del torneo di rugby più ambito d’Europa, il Sei Nazioni 2011.

Sabato 22 gennaio il libro scritto a sei mani con Matteo Rampin, psichiatra e consulente personale di atleti, verrà presentato a Milano, edito da Ponte alle Grazie (160 pagine, 14,00 euro) presso la Libreria del Viaggiatore di via Meucci.

Da qualche anno il rugby si sta conquistando un seguito sempre più numeroso e particolarmente appassionato tra il pubblico italiano, anche quello femminile. Due campioni della palla ovale come Mauro e Mirco Bergamasco, affiancati da Matteo Rampin, dimostrano in queste pagine che i motivi di tanto successo non sono affatto accidentali, ma affondano le loro radici nei regolamenti, nell’orgoglio e nell’umiltà dei giocatori, nella disciplina, nell’etica stessa del rugby. In una parola, nella sua filosofia.

 

Il libro Andare avanti guardando indietro

Tecniche, mischie e placcaggi, il celebre “terzo tempo” e i fiumi di birra che dopo ogni partita riconciliano le squadre avversarie, il proverbiale fair play dei giocatori e del pubblico, la logica fondamentale del gruppo sono tutti aspetti che agli occhi di molti potrebbero perfino sembrare paradossali, ma che indicano risvolti umani e morali insospettabili quando si assiste alla vera e propria battaglia che si combatte sul campo, fra fango, sangue e botte da orbi.

Veri e propri “eroi della porta accanto”, i fratelli Bergamasco illustrano con semplicità il significato di uno sport che, al di là degli obiettivi strettamente agonistici, riflette in profondità la lotta che anima la vita e i nostri impulsi più ancestrali, riprodotti nel microcosmo sociale che è la squadra: in virtù dei caratteri non convenzionali di questa disciplina sportiva, la “filosofia rugbistica” si propone sempre di più come una metafora efficace in campo educativo e formativo.

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Il terzo tempo

Appuntamento fisso al quale non bisogna sottrarsi per nessun motivo. Amanti di rugby e appassionati di birra? Il terzo tempo è l’evento speciale che regola ogni match di rugby. Quando si disputa? Si gioca con i gomiti, si fa per dire, alla fine dei primi due tempi regolamentari. Dopo gli ottanta minuti sudati in campo, c’è un tempo speciale che mette tutti d’accordo. Vincitori e sconfitti. Tifosi dell’una e dell’altra squadra. Tutti convengono fuori dal rettangolo verde e condividono un momento di convivialità. Si scambiano quattro chiacchiere, si beve qualcosa, si fanno nuove amicizie e soprattutto si salutano i giocatori. Nel rugby a 15, il tradizionale incontro è qualcosa di unico. Almeno una volta nella vita dovrete parteciparvi.

Senza addentrarci troppo sul significato intrinseco che svolge il terzo tempo, lo faremo più avanti, immaginate di disputare una partita con degli amici. A differenza del calcio, il rugby, apparentemente più mascolino e fisico, risulta essere più signorile e corretto. Persino gli avversari possono pacificamente celebrare i vincitori e gli sconfitti a colpi di brindisi. Insomma, un altro modo di concepire lo stadio e il bene comune. Difficile da credere ma è proprio così, per questo l’ultimo tempo è aperto a tutti. Proprio tutti.

Capita così che quando gli azzurri giocano in casa, durante le giornate dedicate al Sei Nazioni torna anche il terzo tempo. L’appuntamento si tiene fuori dallo stadio Olimpico di Roma al Foro Italico. Molti conoscono l’evento come Peroni Village, visto che l’azienda di birra è partner. Il patrocinio della manifestazione è esclusiva della Federazione italiana di rugby (FIR) e quello di Peroni appunto che, sin dal 2005, rinnova il suo impegno al mondo della palla ovale. Detto questo, restate vicini alla Nazionale Italiana e seguitela almeno nei match casalinghi. Per conoscere le date delle partite, consultate il calendario ufficiale. Ad ogni appuntamento in casa con il Sei Nazioni di rugby segue necessariamente il terzo tempo.

Terzo Tempo

 

Che cos’è il Terzo Tempo?

Scopriamo cos’è il terzo tempo. In inglese la ricorrenza è chiamata ‘After-match party o drink’, ossia dopo il match si sta insieme e si beve qualcosa. Una traduzione letterale e poco ortodossa, ma tant’è. Lo spirito del terzo tempo è proprio questo e ad esso sono legati in maniera indelebile episodi storici e sicuramente divertenti. Uno fra tutti l’incontro del Cinque Nazioni nel 1982 tra le Nazionali di Francia e Inghilterra a Parigi: dopo la partita, i francesi sconfitti offrirono a ciascuno degli ospiti un flacone di colonia.

Maurice Colclough, seconda linea inglese, svuotò il flacone e lo riempì di vino bianco. Lo bevve tutto d’un fiato e invitò un suo compagno, Colin Smart, a fare lo stesso. Dopo un’ora il malcapitato era in ospedale a fare una lavanda gastrica. Uno scherzo, un’azione goliardica che racchiude la vera natura del tempo terzo. In fondo c’è voglia di allegria, spensieratezza e voglia di fare squadra. Colclough non si scusò per l’accaduto, anzi liquidò tutti con una battuta dall’inconfondibile stile britannico: “Immagino che Colin non se la sia passata bene, però aveva l’alito più profumato di sempre”.

 

Peroni Village: quando e dove si festeggia il terzo tempo

Lo abbiamo già detto abbondantemente ma ci teniamo a ribadirlo di nuovo nel caso non lo aveste capito. In Italia, il terzo tempo si festeggia presso il Villaggio Ospitalità. Uno spazio antistante l’Olimpico: nel dettaglio al Parco del Foro Italico. Non possiamo dire con esattezza i giorni in cui si terrà l’evento. L’appuntamento si ripete ogni qualvolta ci sia un match degli azzurri. A presenziare l’accadimento musica e animazione oltre ai protagonisti della palla ovale. Ossia i possenti giocatori, che come di consuetudine si affacciano sul palco per salutare le migliaia di fan. Ricordiamo che gli stand offrono, a pagamento, birra e qualcosa da mangiare. Ci potrebbero essere dei gonfiabili, riservati ai più piccoli e animazione.

In un quadro suggestivo, il terzo tempo prende corpo ai piedi dei marmi che fanno da cornice all’antico stadio. Oltre ai tifosi italiani ci saranno anche quelli della squadra avversaria. Possibile? Sì, e tutto si svolge nella massima tranquillità. Non ci sono mai stati problemi di alcun tipo. Al massimo avrete a che fare con qualcuno che ha alzato troppo il gomito.

Vivi il Terzo tempo e dormi nei pressi dello stadio. Prenota una struttura alberghiera.

 

Festeggiare con gli irlandesi

Vivere il terzo tempo con gli irlandesi è cosa raccomandata. Solitamente, arrivano nella capitale a frotte. Si presentano in diecimila e onorano il la festa fino in fondo. E, soprattutto, non finisce qui. Dopo aver ‘saccheggiato’ gli stand locali, a chiusura, si spostano negli irish pub situati nel centro storico della capitale. I più amati sono il The Fiddler’s Elbow (via dell’Olmata, 43) oppure il The Druid’s Den (via San Martino ai Monti, 28).

Vivi un match emozionante con Italia-Irlanda a Roma!

 

Dal Flaminio all’Olimpico

Dal 2012, il Sei Nazioni si è trasferito dallo Stadio Flaminio all’Olimpico. La causa è da imputarsi al vecchio impianto, fatiscente, che ancora dovrà essere ristrutturato. Lo spostamento, seppur inizialmente contestato, si è rivelato sin da subito un’ottima mossa. Negli anni, i fan del rugby sono praticamente raddoppiati. Nel 2012, le presenze al villaggio dell’ospitalità sono state 60 mila, mentre 143 mila gli spettatori complessivi che hanno assistito ai due match casalinghi dell’Italia. Nel 2011, le presenze nel villaggio sono state di 80 mila unità nell’arco di 3 partite, mentre gli spettatori dello stadio 120 mila. Un incremento registrato anche nel 2013 e confermato nel 2014. Da allora, il rugby italiano ha ricevuto numerosi apprezzamenti e attenzione da parte dei media. Tutto ciò ha contribuito a rendere grande questo sport.

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La storia del 6 Nazioni

La storia del 6 Nazioni comincia poco più di 100 anni dopo la rivoluzione francese, a pochi decenni dalla guerra di secessione americana e dall’unificazione dell’Italia: nasce il torneo delle sei squadre. All’epoca si trattava di un incontro fra le quattro squadre del Regno Unito, Inghilterra, Scozia, Irlanda e Galles, le home nations. Le prime testimonianze risalgono al 1883, quella volta vinse l’Inghilterra, seconda la Scozia. Colpisce pensare che all’epoca si trattasse di un appuntamento che 4 squadre si davano, quasi una scommessa, un patto d’onore senza bisogno di comitati organizzativi.

La storia del Sei Nazioni, qualcosa in più di un ovale…

Fu il Times, giornale londinese, a pubblicare per la prima volta la classifica sulle proprie pagine: era il 1892 e quell’anno fu la Scozia a vincere. Nelle edizioni immediatamente precedenti e successive videro l’Inghilterra in declino, la netta supremazia della Scozia e l’affermarsi di Irlanda e Galles.

Nel 1910 la Francia diventa la quinta nazione e l’Inghilterra torna a vincere dopo 18 anni di delusioni. La Francia arriva al titolo solo nel 1954, insieme a Inghilterra e Galles, l’anno dopo ancora Francia e Galles: fino al 1960 la Francia vive un sogno. L’Irlanda che sembra destinata ad aggiudicarsi il cucchiaio di legno alla carriera, raggiunge i suoi pochi momenti di gloria negli anni della II Guerra Mondiale, tempi bui, poi, per la squadra di Dublino sono quelli della guerra civile fra cattolici e protestanti delle provincie dell’Ulster: l’Irlanda rinuncia a molti incontri.

Negli anni ’80 del ‘900 sono Inghilterra e Francia a farla da padroni, nel 2000 l’Italia disputa la sua prima partita in quello che è diventato il Torneo delle Sei.

Per conoscere le regole del Sei Nazioni.

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