La Bloody Sunday, conosciuta anche come la Domenica di sangue, identifica la strage di quattordici civili avvenuta a Derry il 30 gennaio del 1972. Dopo oltre quarant’anni è stato ammesso lo sbaglio da parte del governo britannico, allora guidato da Margaret Thatcher. I morti subirono l’aggressione spropositata del 1º Battaglione del Reggimento Paracadutisti dell’esercito britannico, che aprì il fuoco contro la folla di cattolici riuniti a manifestare per i diritti civili. Furono colpite 26 persone, tredici, la maggior parte delle quali giovanissime, morirono prima di essere soccorse. L’ultima vittima morì quattro mesi più tardi per le ferite da armi da fuoco.

La strage della Bloody Sunday fece da spartiacque e segnò l’ascesa dell’IRA (Irish Republican Army). Gran parte dei giovani irlandesi repubblicani, in seguito a quegli episodi, scelsero di arrolarsi tra le fila delle organizzazioni paramilitari. Un conflitto destinato a durare 30 anni, con la conseguente morte di oltre tremila persone. Una guerriglia urbano estenuante, capace di logorare le comunità cattoliche e protestanti.

Nacquero le barriere, veri e propri mega cancelli costituiti a separare le due fazioni. E, considerando l’alto numero degli arruolamenti tra i paramilitari, all’alba della Bloody Sunday videro la luce anche nuove organizzazioni. Gruppi sempre più agguerriti e pronti alla lotta armata. La domenica di sangue fu una pietra miliare del crescendo di violenza che portò a riconsiderare tutto, dalle politiche attuate in questi territori alle scelte prese nella speranza di placare un miccia sempre accesa.

La domenica di sangue

Alla fine degli anni sessanta la guerriglia urbana infuocò anche la politica. Da una parte i sostenitori del Regno Unito dall’altra i predicatori di un’Irlanda unita. Rispettivamente gli unionisti, i protestanti o loyalists, e i nationalists o republicans, irlandesi di vecchia data, cattolici o di nascita cattolica. Tra loro un passato di discriminazioni, con la classe politica unionista monopolizzante. Nel 1970 l’organizzazione clandestina IRA alimentò l’azione di guerriglia contro l’esercito britannico e la polizia nordirlandese. Gli scontri sconvolsero la vita civile. Le autorità scelsero una misura drastica denominata l’internment, ovvero la possibilità relegata alla polizia d’imprigionare una persona a tempo indefinito e senza processo.

Centinaia di nordirlandesi in gran parte repubblicani si trovavano in carcere senz’alcuna prospettiva di esser rinviati a giudizio oppure rilasciati. Così la manifestazione di Derry, organizzata dalla NICRA (Northern Ireland Civil Rights Association), fu organizzata per rivendicare i diritti civili. Quei diritti calpestati durante la maledetta domenica di sangue. La Bloody Sunday fu un punto di non ritorno. I paracadutisti, comandati dal Colonnello Wilford, avevano l’ordine di disperdere la manifestazione non autorizzata. E aprirono il fuoco.

La commissione governativa

La commissione governativa, affidata a Lord Widgery, si occupò dell’inchiesta sulla Bloody Sunday e sulla morte dei 14 civili. Il lavoro dei membri della Commissione, nominata per valutare i fatti di quella che successivamente sarà soprannominata la domenica di sangue, si concluse con un nulla di fatto. Non vennero emesse condanne contro alcuno. In altre parole fu accolta la tesi della difesa dei militari, secondo la quale questi avrebbero risposto al fuoco e non attaccato per primi.

In pratica, della Bloody Sunday, che quasi unanimemente è definita come strage, non furono rintracciate responsabilità penali. Inevitabili le polemiche che ne seguirono. Molti studiosi sostennero che l’istituzione della commissione Widgery sia stato il frutto di una frenetica trattativa. Protagonisti il governo di Londra e i dirigenti dell’IRA. Tesi che sembrerebbero trovare ulteriori conferme nella registrazione dell’incremento dell’attività militare dell’esercito clandestino (si suppone per ritorsione) dopo il verdetto assolutorio. Un continuo rimpallo di colpe fino allo sfociare di nuove violenze.

Le vittime

  • John (Jackie) Duddy, di 17 anni, è stato ucciso con un colpo al petto nel parcheggio dei Rossville Flats. Quattro testimoni affermarono che, nel giorno della Bloody Sunday, Duddy era disarmato e scappava dal reggimento di paracadutisti.
  • Patrick Joseph Doherty, di 31 anni, è stato ucciso da un colpo alle spalle mentre tentava di mettersi al riparo nella spiazzo antistante i condomini di Rossville. Doherty fu fotografato dal giornalista francese Gilles Peress sia prima sia dopo la sua morte. I soldati sostennero che il giovane fosse armato. Le immagini lo hanno sempre ritratto disarmato. Anche i test forensi ne diedero prova.
  • Bernard McGuigan, di 41 anni, fu ucciso da un colpo alla nuca dopo che era andato a soccorrere Patrick Doherty. Aveva sventolato un fazzoletto bianco al soldato per far capire il suo intervento pacifico.
  • Hugh Pious Gilmour, di 17 anni, morì per via di un proiettile che colpì il gomito prima di entrare nel petto. Anche lui scappava dal reggimento paracadutisti in Rossville Street.
  • Kevin McElhinney, 17 anni, fu preso alle spalle mentre tentava di mettersi al riparo all’entrata dei Rossville Flats. Due testimoni affermarono che McElhinney era disarmato.
  • Michael Gerald Kelly, 17 anni, ricevette un proiettile allo stomaco. Anche lui era disarmato.
  • John Pius Young, 17 anni, morì con un colpo alla testa. Due testimoni affermarono che era disarmato.
  • William Noel Nash, 19 anni, fu centrato nel petto. È morto mentre correva in soccorso di un suo compagno a terra.
  • Michael M. McDaid, 20 anni, fu sparato in faccia. Si stava allontanando dai paracadutisti.
  • James Joseph Wray, 22 anni, fu dapprima ferito e successivamente ucciso colpito da vicino quando era a terra. Alcuni testimoni, convocati dalla commissione d’inchiesta Widgery, affermarono che Wray stava gridando che non riusciva a muovere le gambe, prima di ricevere il secondo colpo.
  • Gerald Donaghy, 17 anni, è morto con un colpo allo stomaco. Stava tentando di scappare verso Glenfada Park e Abbey Park. Donaghy fu portato in una casa vicina dove fu visitato da un medico. Successivamente la polizia lo identifico con uno scatto fotografico che mostrava il corpo di Donaghy con delle bombe a mano nelle sue tasche. Donaghy era membro del Fianna Éireann, un movimento giovanile repubblicano legato all’IRA.
  • Gerald (James) McKinney, di 34 anni, fu colpito al petto subito dopo Gerald Donaghy. Testimoni affermarono che McKinney stava correndo dietro a Donaghy e che si fermò alzando le mani gridando “Don’t shoot! Don’t shoot!”.
  • William Anthony McKinney, 27 anni, fu colpito alle spalle mentre tentava di soccorrere Gerald McKinney.
  • John Johnston, 59 anni, fu colpito alla gamba e alla spalla sinistra in William Street 15 minuti prima della carneficina. Johnston non prese parte alla marcia e morì quattro mesi e mezzo più tardi. Fu l’unica vittima della Bloody Sunday a non morire immediatamente quel giorno.

Il monumento a ricordo delle vittime

Bloody Sunday

Oggi un piccolo monumento a memoria delle vittime della Bloody Sunday, un pezzo di muro bianco, con la scritta “You Are Entering Free Derry”, e i murales di Derry che lo circondano, ricorda la strage di quel terribile 30 gennaio 1972: un giorno che cambiò la storia dell’Irlanda del Nord. Nella città di Derry, il NICRA organizzò una manifestazione per i diritti civili cui parteciparono migliaia di persone. Finì in un bagno di sangue.

Negli anni, lungo le strade di Derry, migliaia di persone hanno marciato per commemorare i 14 morti nella Bloody Sunday. La svolta è avvenuta quando il partito Sinn Féin ha deciso altre forme di commemorazione. Qualche anno fa, il Rapporto Saville, chiesto per far luce sulla domenica di sangue a Derry, ha confermato la verità su quella tragica giornata. Gli spari sulla folla da parte dei paracadutisti inglesi furono illegali. Il primo ministro Cameron, allora in carica, si scusò pubblicamente a nome dell’Inghilterra.

Le inchieste

Sui tragici fatti del Bloody Sunday, il Governo Britannico condusse due inchieste: Il “Widgery Tribunal”, tenutosi in seguito al verificarsi dei fatti, che prosciolse largamente l’autorità ed i soldati britannici da ogni colpa, ma fu da più parti criticato, compreso l’ex capo di gabinetto di Tony Blair, Jonathan Powell. La “Saville Inquiry”, stabilita nel 1998 per gettare nuova luce sui fatti.

Il documento – composto da migliaia di pagine – fu fornito al governo inglese a giugno 2010, dopo molti ritardi. Il 15 giugno 2010, fu David Cameron, allora primo ministro, a presentare le conclusioni del rapporto a firma di Lord Saville. Una condanna senza alcuna giustificazione sulla condotta dell’esercito inglese. Il primo ministro del Regno Unito concluse così la sua esposizione: «Sono patriottico e non voglio mai credere a niente di cattivo sul nostro Paese, ma le conclusioni di questo rapporto sono prive di equivoci: ciò che è successo quel fatidico giorno è stato ingiusto e ingiustificabile. È stato sbagliato».

La prima condanna 47 anni dopo

A 47 anni dalla Bloody Sunday, un ex soldato britannico sarà incriminato per la morte di due attivisti. Il militare, identificato con l’iniziale “F.”, era uno dei 17 membri del reggimento di paracadutisti britannici coinvolto nella violenta repressione delle proteste contro la detenzione di alcuni sospetti nazionalisti irlandesi. I morti 13, mentre una quattordicesima vittima morì successivamente alcuni mesi dopo in seguito alle ferite riportate. L’inchiesta durata decenni ha stabilito che i soldati aprirono il fuoco contro dimostranti disarmati.

A dare una svolta alla Bloody Sunday, nonostante tutti questi anni, è la Procura generale nordirlandese. Il “Soldato F” dovrà rispondere delle accuse di omicidio di James Wray e William McKinney. Oltre al tentato omicidio di Joseph Friel, Michael Quinn, Joe Mahon e Patrick O’Donnell, tutti attivisti per i diritti umani. Per gli altri 18 sospettati, che comprendono 16 ex militari britannici e due presunti membri dell’Ira, non ci sono prove sufficienti o disponibili per “fornire una ragionevole possibilità di condanna”. Lo spiegò il procuratore generale nordirlandese Stephen Herron.

Sunday Bloody Sunday, la canzone degli U2

Il brano

sunday bloody sunday

Sunday Bloody Sunday è una canzone degli U2, il celebre gruppo irlandese, ideato e composto sul ricordo della strage di Derry. Il brano, scritto da Bono, è datato dieci anni dopo il tragico evento. All’epoca dei fatti, il musicista irlandese, era solo un bambino di 11 anni.

Cresciuto in un ambiente familiare interconfessionale, essendo di madre protestante e padre cattolico, Bono rimase molto colpito dalla domenica di sangue, così insieme agli U2 arrangiarono il pezzo. «Per quanto tempo ancora dovremo cantare questa canzone?», chiede il cantante irlandese nell’inciso.

Sunday Bloody Sunday uscì nell’album War, successivamente fu ripresa in Under a Blood Red Sky e in The Best of U2 1980-1990. Bloody Sunday inoltre è il titolo di un film del 2002 scritto e diretto da Paul Greengrass e tratto dal libro Eyewitness di Don Mullan.

Testo e video

I can’t believe the news today,
I can’t close my eyes and make it go away.
How long, how long must we sing this song?
How long? (Rit2.) Tonight we can be as one.
Broken bottles under children’s feet,
Bodies strewn across a dead end street,
But I won’t heed the battle call,
It puts my back up, puts my back up against the wall.

Sunday, bloody Sunday
Sunday, bloody Sunday (Rit.)

And the battle’s just begun,
There’s many lost, but tell me who has won?
The trenches dug within our hearts,
And mothers, children, brothers, sisters torn apart.

Sunday, bloody Sunday
Sunday, bloody Sunday (Rit.)

(Rit2.)
Tonight, tonight.

(Rit.)

Wipe the tears from your eyes,
Wip e your tears away,
Wipe your blood shot eyes.

(Rit.)

And it’s true we are immune.
When fact is fiction and T.V. is reality,

And today the millions cry,
We eat and drink while tomorrow they die.
The real battle just begun.
To claim the victory Jesus won,
On a Sunday bloody Sunday.