La Concertina irlandese

L’invenzione della Concertina irlandese si deve all’inglese Charles Wheatston che realizzò il primo modello nel 1833 ispirandosi all’organo a bocca dell’Estremo oriente, lo sheng. Riducendone le caratteristiche si può definire come un piccolo organetto, esagonale od ottagonale, con file di bottoncini da entrambi i lati e dal suono esile e flautato. Esistono due modelli di concertina, largamente usati nella musica tradizionale: l’anglo e l’english.

Questi strumenti musicali solitamente impostati in due tonalità (come Do-Sol o Re-La), anche se vi è la possibilità di suonare note estranee a queste due scale, ma non per questo lo strumento riesce a suonare in tutte le tonalità. Un ottimo esempio dell’uso della concertina si trova nelle incisioni di Ewan MacColl e Alf Edwards, nei primi anni Sessanta.

Concertina: i modelli

  • La concertina Inglese, nata per prima, è cromatica e ogni bottone produce la stessa nota sia aprendo che chiudendo il soffietto. Ha in genere 48 tasti divisi tra i due lati a note alterne, vale a dire che le note scritte sulle linee del pentagramma si trovano in un lato e quelle sugli spazi nel lato opposto. La disposizione è volutamente pensata per facilitare la lettura dello spartito, essendo lo strumento originariamente concepito per eseguire musica colta. Su entrambi i lati i bottoni sono disposti lungo quattro file verticali, le due centrali per le note naturali e le due laterali per gli accidenti. L’estensione standard è di tre ottave e una quarta, che nel modello soprano va dal SOL sotto il DO centrale e il DO tre ottave sopra, esattamente come il violino. La concertina Inglese è sorretta dai pollici del musicista tramite lacci regolabili in pelle, mentre due “L” metalliche permettono ai mignoli di reggere parte del peso.
  • La concertina Anglo, sviluppata da George Jones nel 1850, è impostata in maniera diatonica e ogni bottone produce due note differenti in apertura e chiusura del soffietto. Nasce come ibrido tra la concertina Inglese e l’organetto diatonico tedesco. Può avere due o tre file orizzontali di cinque bottoni per lato, per un totale di 20 o 30 tasti; le prime due file suonano scale diatoniche maggiori a distanza di una quarta tra loro, mentre la terza, quando presente, fornisce gli accidenti, rendendo lo strumento cromatico, e note ripetute per facilitare l’esecuzione di accordi. Le note basse sono affidate alla mano sinistra e quelle acute alla destra; la disposizione delle note nella scala diatonica è la stessa dell’armonica a bocca e dell’organetto. Lo strumento presenta due lacci regolabili in cui le mani del musicista, lasciando fuori i pollici, si inseriscono. Il pollice destro è usato per un bottone laterale dell’aria che permette di chiudere il soffietto senza produrre suono.
  • La concertina Duet presenta aspetti di entrambi gli altri modelli. È cromatica, produce una sola nota con ciascun tasto, ma bassi e acuti sono separati similmente alla concertina Anglo, con il registro medio presente in ambedue i lati. Non esiste un unico standard nella disposizione dei tasti, ma vari sistemi, sviluppati da diversi costruttori. Quelli più popolari sono McCann, Crane (o Triumph), Jeffries, e il più recente Hayden, tutti concettualmente differenti. Il tipo McCann risale al 1884 ed è quello con la posizione delle note più asimmetrica; presenta sei colonne di bottoni e il numero di tasti dipende dai modelli, con un massimo di 80. Il modello Crane ha una tastiera con cinque colonne di bottoni, simile a quella della concertina Inglese nell’aspetto e per avere gli accidenti confinati nelle file esterne. Fu largamente utilizzata e sostenuta dall’Esercito della salvezza, che la ribattezzò come Triumph. Il modello Jeffries, più raro, fu sviluppato a partire dalla concertina Anglo e presenta quattro file orizzontali di bottoni. Nel 1963 apparve il modello Hayden, con un arrangiamento delle note perfettamente simmetrico, in cui ogni tonalità mantiene la medesima diteggiatura.